Abbecedario di provincia: lettera F

da | Ago 18, 2020 | Abbecedario di provincia | 0 commenti

È stata una settimana complicata e ancora deve finire: non penso che ce la faremo (soprattutto dopo che Salvini si è autoproclamato erede politico di Berlinguer, ma questa è un’altra storia).

In ogni caso nel mezzo di questo casino sono stato rapito – ma nessuno ha pagato il riscatto – da queste parole: “La felicità è qui ed ora”. Lì per lì ho pensato che si trattasse dell’ennesima cazzata radical chic ed invece ho sussurrato (così da non farmi dare del pazzo, ci tengo al giudizio altrui): “Porco Giuda, mi sa che le volte in cui sono stato felice è perché non ho pensato né al passato né al futuro”. Di seguito tre episodi ispirati a fatti realmente accaduti in cui la felicità non è stata una truffa così come cantano quelli della “vecchia che balla”.

Episodio 1 (Stagione 1, solo una che poi è finito il budget): Quando ho visto per la prima volta un film di Massimo Troisi. Era una giornata infilata in mezzo all’estate e banalmente faceva tanto caldo. Io da solo, 15 anni, scelsi “Ricomincio da tre”: lì sono stato felice. Svanite le preoccupazioni per una scuola che non faceva per me e le ansie di un adolescente che non sapeva bene come poi in fondo si fa con questa vita. Tutto qua: un gran film, a dimostrazione che l’arte, ma l’arte non i Tiktoker (sì, mi dissocio, ognuno è felice a modo suo) è una delle poche “Maestre di felicità”.

Episodio 2: Quando mi sono innamorato della mia attuale compagna (romantico un cazzo, parecchie volte è preferibile la solitudine assoluta). Non importavano le ragazze vissute precedentemente e le incomprensioni che inevitabilmente sarebbero arrivate. La felicità è che in quel momento io c’ero, lei c’era ed in qualche modo c’era anche un bacio. Spesso, purtroppo, commettiamo l’errore di appesantire ogni storia d’amore con troppi pensieri del cazzo ed invece, se riuscissimo ad avere il coraggio di non pretendere da questi momenti né un passato né un futuro, sarebbe tutto fantastico o quantomeno felice.

Episodio 3: Quando pensavo di aver finito i filtri ed invece mi sbagliavo. Ce n’era uno accanto al cambio dell’auto che mi fissò e imitando Boskov esclamò: “Partita finisce quando arbitro fischia”. Perché sì ragazzi, diciamocelo chiaro: smettiamola di “infelicitare” soltanto le grandi gesta o i grandi eventi. Forse è a causa di questo errore che siamo tutti musoni. Nella vita di ogni uomo, infatti, possono capitare tre o quattro cose incredibili: noi dovremmo incominciare a saper riconoscere i piccoli momenti di felicità. E quando riusciremo in questa impresa ci accorgeremo che siamo felici almeno una volta al giorno (poi può anche capitare che nello stesso giorno la macchina dal meccanico, la tipa che ti lascia e la cassa integrazione: non preoccuparti, è capitato, capita e capiterà a tutti. Non sei speciale.)

La canzone che consiglio: “Hemingway” dei Negrita.

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