Abbecedario di provincia: lettera V

da | Ago 21, 2020 | Abbecedario di provincia | 0 commenti

“Ragazzì la vita è un colpo di pistola: ti puoi preparare per aggiustare la mira, osservare l’ambiente intorno ma poi devi sparare. Un colpo soltanto, non hai una seconda possibilità”: così mi disse un anziano in un paese dimenticato da Dio, dinanzi ad un bar altrettanto dimenticato da Dio. Aveva le mani consumate dal lavoro, gli occhi a tratti spenti dalle occasioni perse. E poi il sorriso amaro di chi qualche volta ha toccato il cielo prima di cadere rovinosamente tra gli sbuffi quella quotidianità. È “vita” la parola che ho scelto in questa settimana: l’unica certezza oltre alla morte. E alle sconfitte della Juventus in finale di Champions League.

Non conosco il senso della vita, neanche qual è la nostra missione, se mai ne avessimo una. Però so riconoscere la differenza tra vivere e respirare: innamorarsi, ad esempio, è vivere; masturbarsi, invece, è respirare (i masturbatori seriali mi perdoneranno).

Procedendo in ordine sparso- le vacanze resistono anche in tempi di pandemie globali- ho battuto il cinque alla vita in almeno tre occasioni. E visto che ho appena compiuto 28 anni, la media statistica mi suggerisce che io sia una persona che si limiti a respirare. Tuttavia confido nella speranza che abbia sottovalutato la “vita” di tanti altri momenti.

Quando mia sorella non mi ha stretto più la mano: Lei chiuse gli occhi per sempre e la mia prima reazione fu quella di maledire la vita. Qualche istante dopo però, come se Copperfield avesse deciso di spingere oltre ogni limite tutti i suoi trucchi, mi si riempirono gli occhi di tutti gli istanti vissuti accanto a lei e dentro al mio cuore sbocciò una delle mille sfumature della vita: è questo che conta, l’aver rincorso quanti più tramonti possibili. E mia cara morte, la vita ha questo vantaggio rispetto a te (secondo me): costruisce memoria.

Quando in una discussione affermaí che il mio regista preferito è Carlo Verdone: Era sera. Non so neanche io come mi ritrovai nel fuoco di una conversazione sul cinema. I miei commensali appartenevano a quella schiera di menti che partono rivoluzionari per poi scattare foto di Bruxelles ed inneggiare fino alla nausea all’Unione Europea (andate su Instagram, ne troverete fino allo sfinimento). Iniziaí a tremare: quando risponderò alla domanda di rito “ed il tuo regista preferito qual è?” verrò lapidato. Il momento giunse mentre fingevo di essermi saziato con un vino prodotto da una cantina di scappati di casa. Nella mia mente iniziarono a circolare nomi di registi “accettati dalla critica”. Poi, però, mi prestó soccorso una confidenza di mio nonno: “La vita è anche salutare ogni giorno te stesso”. Ed io se avessi risposto come “desideravano” loro non avrei potuto più guardare in faccia me stesso: “È Carlo Verdone, io amo i film di Carlo Verdone, io mi scoperei Carlo Verdone”. Quella sera ho capito che la vita, appunto, è anche salutare ogni giorno se stesso: mai rinnegare le proprie opinioni.

Diceva Einstein: “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L’altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Io provo ogni giorno a non dare nulla per scontato. Ad esempio sentivo forte la vita quando mia nonna, senza alcun aiuto, raccontava con le mani mille sapori che noi assaporavamo estasiati.

Canzone che consiglio: Simone Cristicchi “Abbi cura di me”.

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