Il tempo fruibile in tempi friabili

da | Set 3, 2020 | Lo sbriglialacci | 0 commenti

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SPOILER ALERT: la questione di cui parliamo questa settimana non è delle più frivole per cui il testo che segue è un po’ una mattonella filosofica, sapevatelo!

Il tempo è una di quelle cose che rientra nel novero delle conoscenze di chiunque; se però si volesse darne una definizione più accurata immagino che ogni persona a cui venisse chiesto “cos’è per te il tempo?” ne avrebbe una visione diversa che, sommata alle altre di tutti questi intervistati immaginari, restituirebbe un quadro senza confini in continuo ampliamento, a prova del fatto che pensare il concetto del tempo restituisce l’idea di qualcosa di impossibile da spiegare nella sua interezza, di impalpabile.

Provo a darne una definizione quanto più generale e oggettiva: il tempo è una dimensione senza forma, un processo piuttosto che uno stato, una rappresentazione in divenire perpetuo che, a volerla pensare nella sua forma pura, è riassumibile nella massima di Lavoisier <<Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma>>. Nonostante mi sforzi per dire qualcosa di oggettivo sul tempo, le definizioni proposte risentono della mia soggettività (in questo caso la mia passione per la fisica e le sue leggi), ma solo adesso che ci ho provato capisco che la concezione del tempo necessita di uno spazio entro cui esso si dispiega e la concezione stessa dello spazio urbano individuale, frutto del processo di sviluppo di ciascuno di noi, fornisce una solida base su cui poter poggiare la concezione del tempo.

Ogni spazio, dunque, delimita la cornice di svolgimento del tempo che ognuno di noi utilizza a suo piacimento e secondo le sue esigenze di vita, da cui va senza dire che ogni spazio offre i limiti di utilizzo a noi altri “liberi fruitori”. Questi limiti fanno capo alle opportunità che ogni spazio concede ai suoi abitanti sebbene non sempre uno spazio più grande contenga più opportunità: ciò che le determina è l’organizzazione di ciascuno spazio, metropolitano o provinciale che sia. A dirla tutta, è proprio l’organizzazione dello spazio urbano che determina la sua differenziazione tra provinciale e metropolitano e anche queste ultime possono essere più o meno organizzate e fornire opportunità (di lavoro, di svago, di riflessione e chi più ne ha più ne metta) più o meno copiose e varie; basti pensare alla differenza tra un provincia meridionale per lo più agricola ed una settentrionale più industrializzata e alla differenza di organizzazione degli spazi nelle aree metropolitane di Roma e di Milano: ciascuno degli abitanti di questi quattro spazi urbani avrà una concezione diversa del tempo e può fruirne in maniera diversa.

La fruizione del tempo, quindi, è dettata dal contesto urbano dove si nasce, prima, e dove si sceglie di vivere, poi. Spesso accade che le opportunità concesse dagli spazi, o presunte tali, possano indurre nella scelta di andare a vivere in uno spazio diverso da quello in cui si nasce per soddisfare l’obiettivo di realizzarsi come persone, attirati dalla moltitudine e dalla diversità di opportunità offerte da uno spazio “altro”. Non sempre, però, chi sceglie di vivere uno spazio diverso riesce a coglierne la potenzialità e questo perché non ne si ha il tempo; si è convinti, talvolta, di riuscire a fare tutto quello che una metropoli ci offre o di riuscire ad inserirsi in un contesto provinciale al netto delle esperienze maturate fuori da quell’ambiente: la fruibilità del tempo in uno spazio ha bisogno di una terza costante per divenire potenzialmente concepibile in maniera -apparentemente- esaustiva e questa è rintracciabile nella velocità (t= S/v ci insegna la fisica).

Se devo pensare al Tempo in modo oggettivo, infatti, l’immagine che mi viene in mente è quella di una traiettoria rettilinea in cui la soggettività individuale agisce nella possibilità di scelta di uno Spazio entro cui vivere il nostro tempo che, a sua volta, grazie alla sua organizzazione, determina la Velocità percepita del tempo che passa. Ciò che rende così variabile la risposta alla domanda “cos’è per te il tempo?”, quindi, è la velocità imposta dallo spazio urbano che ci circonda ed è anche il motivo per cui una giornata in provincia “passa” più lentamente che in città. La velocità, infine, è costante e specifica per ciascuno spazio urbano e la percezione di “friabilità” del mondo di oggi, magari, è dovuta al tentativo infruttuoso di viaggiare a velocità inadatte agli spazi così come siamo abituati a concepirli. L’iper-connessione contemporanea potrebbe, e dovrebbe, portare ad una concezione più estesa di ciò che intendiamo oggi dello spazio di vita individuale e, magari ancora, condurci alla fruizione di un tempo meno friabile.

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