Oggi è un anno che ti ho lasciata

da | Set 6, 2020 | La raccomandata | 0 commenti

Sono a Parma da un anno, eppure quando di tanto in tanto torno a Napoli dalla mia famiglia quella che fino a poco tempo fa era la mia casa non mi sembra più la mia casa. Appare più grande, percepisco che qualche mobile o oggetto è stato spostato e c’è un profumo che non riconosco. Puntualmente chiedo a mia madre cosa abbia cambiato e con la stessa puntualità lei mi risponde che è sempre tutto uguale. La verità è che sono cambiata io.

Penso spesso alle motivazioni che mi hanno portato a lasciare Napoli. La maggior parte delle persone va via a malincuore per la ricerca di un lavoro che giù non c’è. Anche io apparentemente sono andata via per trovare il lavoro della mia vita. Ho colto l’occasione di uno stage presso una casa editrice di Fidenza della durata di quattro mesi. Stage che, nella mia testa, mi avrebbe permesso di mettere piede nel mondo dell’editoria e di non toglierlo più. Come si può immaginare, non è andata proprio così, ma, sia chiaro, la scrittura non la mollo. Alcuni eventi inaspettati hanno reso la mia esperienza in casa editrice turbolenta e a intermittenza. Prima uno stop per gestire questioni lavorative non previste, poi un secondo stop da Covid-19 che mi ha costretta a concludere lo stage, discussione finale inclusa, in smartworking.

Le questioni lavorative non previste prendono il nome di Poste Italiane. Una delle realtà più solide d’Italia, con la quale avevo già fatto conoscenza a Napoli. Quindici duri mesi di lavoro a tempo determinato nel reparto produzione, avviati dopo la Laurea Specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica e, poi, conclusi durante i primi mesi del Master in editoria e scrittura creativa. A quanto pare quel sudore aveva dato i suoi frutti. Durante lo stage mi arriva la notizia che sono rientrata nelle graduatorie per le assunzioni a tempo indeterminato, proprio a Parma. Mi diverte dire che Poste Italiane ha deciso di perseguitarmi, di seguirmi da Napoli a Parma, ma non posso che ringraziare per aver avuto un’opportunità tale. Oggi sono una portalettere con la passione per la scrittura e tante ambizioni nascoste tra le lettere che imbuco.

Sono andata via da Napoli alla ricerca di un lavoro e il lavoro ha cercato me. Apparentemente sono andata via da Napoli per questo. Se guardo, però, nel profondo di me stessa io ho lasciato quella città come si lascia un fidanzato a cui hai perdonato troppi tradimenti. Del lavoro ne avevo bisogno, ma in un modo o nell’altro avrei trovato qualcosa, magari più vicino alle mie aspirazioni. Napoli è bella, la più bella del mondo. Chi la visita se ne innamora a prima vista, chi vi nasce non può spiegare l’amore che prova. Ma Napoli è anche stronza, ti riempie gli occhi con il suo patrimonio e poi quegli stessi occhi te li  strappa via con la monezza, i disservizi, l’inciviltà. Non è colpa sua, è fatta così e – ahimè – non cambierà mai. O resisti o te ne vai. Io sono andata via perché ero stanca di quella carta sporca.

Parma è bella, ordinata, funziona tutto. C’è tanto verde e un silenzio che non avevo mai conosciuto. Spostarsi è importante, ti fa capire che c’è tanto altro in questa vita e ti cambia dentro. E così quando torno a Napoli è come se andassi a prendere un caffè con quel fidanzato che ho lasciato un anno fa. Attraverso i vicoli del centro storico, arrivo sul lungomare, mi fermo davanti all’onnipotente Vesuvio. La guardo negli occhi: è sempre così bella e maledettamente uguale. Provo rabbia perché non ci si dovrebbe lasciare quando si ama ancora. Provo malinconia perché quello che trovi a Napoli, nel bene e nel male, non lo trovi in nessun altro luogo. Provo gratitudine perché quello che sono oggi è il risultato delle mie scelte.

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