Sliding Doors: si potrebbe chiamare così la mia vita

da | Set 7, 2020 | Banda di scarpe sciuote | 0 commenti

Sliding Doors: si potrebbe chiamare così la mia vita. Mi riferisco al film in cui la protagonista Gwyneth Paltrow arriva tardi in ufficio e viene licenziata. Così decide di tornare prima a casa ma una volta giunta alla metropolitana la storia si sdoppia. Grazie a questo espediente letterario avremo una Gwyneth che scopre il tradimento da parte del compagno e una Gwyneth che ritorna al solito orario a casa e prosegue la sua vita normalmente.

Ecco, si potrebbe dire che quasi tutte le persone di mia conoscenza hanno quell’istante che ti cambia la vita, quel “what if” che ti fa rimuginare mille volte sugli eventi accaduti. Mia nonna, santa donna, mi diceva sempre: “Con i se e con i ma la storia non si fa”. Ed è vero, ma ciò che traspare tantissimo nella mia generazione è la voglia di complicarsi la vita con paranoie ed eventi passati che bloccano il presente e annebbiano il futuro.

Nella mia vita spesso mi sono sentito al posto della protagonista, chiedendomi come sarebbe stato se avessi preso decisioni diverse o se altre persone avessero preso decisioni diverse per me, come quella volta in cui sono stato licenziato per un banale motivo, esattamente come la Paltrow.

Sapete, sono un chimico, e in quest’era in cui la tecnologia prevale, tanti chimici come me divulgano la loro conoscenza sull’internet, in particolare sul canale YouTube, come ad esempio Barbascura X e Dario Bressanini.

Altri, invece, non riescono a farsi strada in questo modo e, non trovando alcun stimolo sia in se stessi che dal mondo esterno, preferiscono crogiolarsi nei propri pensieri.

Io per diverso tempo ho rappresentato quest’ultima categoria. Difatti, da giovane neolaureato, decisi di aprire un profilo Linkedin ed inviare all’impazzata richieste a diverse fabbriche di tutte Italia.

Ahimé, in un mese ricevetti solo due risposte, in cui mi offrivano dei contratti di 3/4 mesi per un compenso di 600 euro mensili. Queste due offerte di lavoro mi lasciarono l’amaro in bocca. Capii, dunque, che avrei dovuto trovare un altro metodo per ottenere ciò che volevo.

Così decisi di ampliare il mio curriculum, continuando ad andare all’università per concludere il mio progetto di tesi trasformandolo in un “paper” e contemporaneamente studiavo per l’esame di stato per accedere all’albo dei chimici.

Durante l’ultima prova di quest’esame mi arrivò una mail in cui mi proposero un lavoro in un laboratorio privato, in Campania, e avrei dovuto presentarmi lí il pomeriggio stesso. Finisco l’esame e corro in questo laboratorio. Il datore di lavoro mi dice che avrei dovuto fare 10 giorni di prova e poi sarei stato rimborsato di tutte le spese.

Era un lavoro che non mi piaceva e non mi apparteneva, in quanto avrei dovuto fare analisi su vari cibi e acque, ed essendo un chimico organico non si avvicinava minimamente a ciò che sognavo di fare. Decisi comunque di iniziare a lavorare perché comunque avrei imparato tanto. Giorno dopo giorno imparavo cose nuove, ma mi ci volle davvero poco per capire che i miei colleghi sapevano far poche cose, male e meccanicamente.

Quasi nessuno era laureato, molti di loro avevano avuto quel posto di lavoro per raccomandazione ed io mi sentii quasi preso in giro perché per un istante pensai che tutti i sacrifici fatti negli anni erano stati vani.

Così, anche se l’ambiente non era dei migliori, decisi di continuare finché non arrivò il giorno in cui avrei dovuto percepire il mio primo stipendio, ma ciò non avvenne. Passavano i giorni, continuavo a lavorare ed ogni volta che chiedevo al mio datore di lavoro quando avrei ricevuto il mio compenso inventava scuse.

Alla fine decise di licenziarmi dandomi quattro spiccioli e dicendo che la mia preparazione era troppo alta per quel lavoro ed inoltre mi disse senza giri di parole che non ero ben visto tra i miei colleghi. Per la prima volta in vita mia mi sentii inadeguato e disprezzato da una società in cui avrei dovuto invece sentirmi parte.

Passai tutto il mese di agosto sul divano, con un forte senso di tristezza e depressione. Si può dire che fu uno dei momenti più brutti della mia vita, ma dopo ogni tempesta c’è sempre l’arcobaleno.

Così decisi di fare qualcosa che stravolgesse completamente la mia vita e partì per l’Olanda. Passai pochi mesi lì, ma ebbi molto tempo per riflettere su di me e far chiarezza su come funzionasse il mondo del lavoro in un Paese che non fosse l’Italia.

Quando ritornai mi misi a studiare inglese seriamente per poi provare a fare il dottorato all’estero. Passai tutto il 2019 a studiare fino a luglio e ad agosto finalmente vinsi una borsa di studio a Brno, in Repubblica Ceca dove ora vivo, lavoro e sono soddisfatto al 100%.

Dopo aver raccontato la mia esperienza di vita consiglio a chiunque di vivere per un periodo in un paese estero e constatare le varie differenze con l’Italia.

Amo il mio Paese ma bisogna essere realisti: purtroppo non ci offre possibilità vantaggiose e allontanarmi dall’Italia mi ha salvato la vita. Viaggiate e scoprite cose nuove: sono le uniche cose che realmente ci tengono in vita.

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