Per chi suona la campanella…

da | Set 10, 2020 | Riflessioni | 0 commenti

Questo articolo vuole essere una semplice riflessione che trae ispirazione dalle opinioni dei tanti amici impegnati in prima linea nel loro lavoro di educatori.

Eccomi lì, ho dieci anni e frequento la scuola elementare “De Amicis”, il naso schiacciato alla finestra mentre il freddo mattino di gennaio mi regala quest’ultima speranza: durante la notte copiosi fiocchi di neve sono scesi giù dal cielo e hanno sconfitto incredibilmente l’umidità atripaldese, la stessa che nel corso degli anni ci ha regalato inverni rigidi e piovosi. Quel giorno, però, non ha vinto: la neve ha avuto la meglio e adesso non mi resta che assaporare una dolce giornata all’insegna dell’ozio.

Questa sensazione, fatta di speranza ed agitazione, mi ha accompagnato alle scuole medie e alle superiori (oppure non mi ha mai abbandonato).

Oggi, a distanza di vent’anni le cose sono cambiate. In inverno non aspetto più con la stessa emozione la neve di notte. Anche la scuola è cambiata, almeno in parte: non ci sono più i sussidiari scolastici che tutti ricordano con nostalgia, ma che a me facevano rabbrividire, anche perché il ricordo di una atroce giustifica al fascismo nella sezione storica è indelebile.

Oggi, ho ripensato molto a quella mattina di vent’anni fa, soprattutto dopo quello che abbiamo vissuto nei mesi scorsi e ho ripensato a quale sensazione ha pervaso i tanti studenti che in questi mesi si sono ritrovati a vivere senza scuola.

Ho provato ad immaginare a quella iniziale reazione di giubilo che ha invaso le case di tutti coloro che frequentano le scuole e come a questa si sia lentamente sostituita una sensazione di spaesamento. Sensazioni scaturite dalle difficoltà logistiche, organizzative e tecnologiche a cui si è provato a far fronte con la didattica a distanza.

Meglio conosciuta come dad, la didattica a distanza la scuola ha provato, in qualche modo, a garantire una certa continuità dei corsi, ma non sempre il risultato atteso è stato raggiunto; infatti il mancato raggiungimento degli obiettivi scaturisce anche dal fatto che la scuola è solita ricoprire più ruoli e così oltre a quello meramente didattico viene portato avanti anche uno più sociale. Così molti insegnanti si sono ritrovati a far fronte a queste, schiacciati tra la difficoltà di garantire una pratica socializzante continuativa e la difficoltà nel garantire la promozione della funzione aggregativa della stessa.

Ma purtroppo questa impresa si è rivelata titanica, soprattutto perché in questo quadro emergenziale è sempre più emerso che molte famiglie erano sprovviste di dispositivi digitali utili allo svolgimento delle attività formative.

Molte famiglie si sono ritrovate a condividere telefonini o computer utili a garantire la partecipazione dei figli alle lezioni scolastiche e molto spesso, in famiglie con più figli, hanno dovuto anteporre il bisogno dell’uno a quello dell’altro, escludendo di fatto uno o più studenti dalla partecipazione “attiva” alla vita scolastica.

In queste enormi difficoltà per le famiglie e per gli insegnanti si è arrivati alla conclusione di un anno scolastico travagliato in cui per mesi si è parlato della necessità di una riforma radicale dell’istruzione.

Epilogo…

Mancano pochi giorni all’inizio dell’anno scolastico ma dei cambiamenti radicali che erano stati ipotizzati neanche l’ombra. L’incertezza che inizialmente riguardava il giorno di apertura si è riversata completamente sulle modalità di svolgimento della stessa. Un’incertezza che avrà sicuramente i suoi effetti nei confronti delle fasce più deboli della popolazione che subiranno l’ennesimo colpo di grazia socio-economico non indifferente.

Avremmo potuto snocciolare il nostro greco liceale (elementare) e asserire che la parola crisi derivi da krino che significa separare, cernere, valutare e che oltre la sua accezione negativa ne consegna una di senso opposto che vede proprio da questo tipo di valutazione l’occasione giusta per inscenare un miglioramento, ma purtroppo non sarà questo il caso.

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