Non c’è differenza tra me e te

da | Set 24, 2020 | Riflessioni non richieste | 0 commenti

Uno in faccia, il secondo sullo sterno, il terzo, quando è cascato a terra come una femmina, direttamente sulla testa. Se ci fosse stata un po’ di musica avrei cantato a squarciagola e forse avrei anche un po’ danzato. Nelle orecchie sento ancora le sue urla da scimmia e le mie risate. Cazzo, più ci penso e più sento un’erezione forte. Questo è essere uomini, questo è essere uomini. Peccato non averlo beccato con quel frocio del suo amico, altrimenti la festa sarebbe stata ancora migliore.

«Ti prego, lasciami stare, basta»

«Io tra poco ti lascio stare, ma stanno arrivando i miei ragazzi, da adesso in poi tu sei roba nostra»

Alzo il volume dello stereo, ho i pensieri che sfilano troppo belli. Ce ne vogliono di queste serate, soprattutto quando quei comunisti di merda alzano troppo la testa e ignorano che in questo quartiere lo Stato siamo noi.

Glielo avrò sfondato il cranio? Avrà capito la lezione quella checca? Ora però basta: voglio un bel pompino.

Datemi del cattivo, su. Ma io sono il risultato di quelli a Roma che stanno sempre in campagna elettorale e mi hanno convinto che è colpa loro se io devo arrangiarmi. Ma io sono quelli giacca e cravatta che volevano le garanzie per darmi i soldi ed aprire un bar di merda, così Zio Tano mi prese da parte e “un modo per ricambiare lo troverai”. Ma io sono quello del quartiere dimenticato dal Comune e da piccolo pensavo che l’amore si comprasse ai lati della strada. Su, sbattetemi sulla prima pagina del giornale per avere massacrato di botte l’ennesimo animale sbarcato sulle nostre spiagge: in fondo chi la pensa come me ci ha governato, ottanta anni fa oppure un anno fa. Lì però applaudivate in piazza, tutti ammassati come le pecore, con le bandiere che sventolavano di ideali già marci.

E poi che fate? Commentate su Facebook che se ci foste stati voi avreste fatto chissà cosa ai miei coglioni? Siete ridicoli. Anzi, vi dirò di più: io sono come voi.

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