La cultura è una bella impresa

da | Ott 2, 2020 | La raccomandata | 0 commenti

Cara Fabiana,

in questi giorni ho fatto, visto e ascoltato un po’ di cose, per cui ora sono attraversata da molte sensazioni, da molti pensieri. Settembre, il mese dei buoni propositi, è giunto ormai al termine. Dalla finestra accanto alla scrivania da cui ti scrivo vedo le foglie degli alberi cadere, innumerevoli, pronte ad adagiarsi leggere sulla strada, a formare un manto scricchiolante. Sono le cose passate – non importa se belle, brutte, complete o incomplete – e lasciano spazio a rami spogli, pronti ad ospitare cose nuove.

Anche io tra qualche giorno spezzerò la vecchia routine “estiva” e riprenderò quella più impegnativa, anche io, come tutti, cercherò di trasformare i miei buoni propositi in realtà. Intanto, però, approfittando della presenza dei nostri genitori in città, ho camminato per le strade di Parma e visitato alcuni paesini limitrofi.

Sono stati giorni molto intensi, durante i quali ho scoperto luoghi nuovi – come Soragna, Fontanellato, Castell’Arquato – camminato tra costruzioni medievali, ammirato castelli e rocche, contemplato opere e affreschi.

Non c’è dubbio, la cultura la si apprezza sul serio quando è una scelta. Poi, nel momento in cui questa scelta coincide con la libertà da impegni e la leggerezza di animo e mente, ecco che si coglie tutta l’intensità di significati che vi è in quello che osserviamo.

Fare cultura è una bella impresa. Il primo incontro con questa sconosciuta avviene attraverso la scuola che ha il compito di formare l’individuo, di trasferirgli il sapere umano al fine di favorire la costruzione di una personale forma mentis e il conseguente inserimento nella società.

Di certo la scuola fa il suo dovere, ma il fatto che frequentarla appaia come un obbligo, fa sì che qualcosa si perda. Parlando della mia esperienza personale – e sono certa anche della tua – io mi ricordo di una ragazzetta emozionata all’idea di andare a scuola solo il primo giorno, e non per quello che avrei imparato, ma all’idea di incontrare i miei compagni, raccontarsi le reciproche esperienze estive. Un’emozione che sbiadisce già al secondo giorno per poi scomparire totalmente per il restante anno e lasciare il posto all’ansia di interrogazione, alla scocciatura dei compiti a casa, all’odio o alla simpatia verso questo o quel professore.

Fare cultura è una bella impresa e i docenti, i principali operatori di cultura, ne sanno qualcosa. A loro il difficilissimo compito di trasferire, ancora prima dei concetti che costituiscono la conoscenza, la passione per la cultura. Purtroppo, parlando della nostra esperienza personale, sono pochi i docenti che ci sono rimasti nel cuore e, a ripensarci, ognuno di loro non solo faceva il proprio mestiere con passione, ma soprattutto non seguiva il tradizionale iter di insegnamento spiegazione – compiti – interrogazione.

Ricordi, abbiamo amato la filosofia per il circle time in cui potevamo esprimere il nostro pensiero su un argomento con estrema libertà, abbiamo amato la letteratura perché ci hanno mostrato gli strati di significati racchiusi in dei versi, perché in viaggio con Dante nell’oltretomba c’eravamo anche noi.

Fare cultura è una bella impresa, lo sanno anche tutte quelle persone impegnate nella sua promozione attraverso l’organizzazione di eventi. Eh sì, cara Fabiana, a me sembra quasi strano, ma la cultura ha bisogno di pubblicità e anche tanta.

Quando siamo bambini o adolescenti, con tanto tempo a disposizione, non ne cogliamo l’importanza e quando diventiamo grandi abbiamo mille impegni e poco tempo da sprecare.

Eppure la cultura ci avvolge: è in ogni angolo, in ogni palazzo e monumento della nostra città, in quei libri messi in fila troppo ordinati sulla nostra libreria, nelle persone che ci circondano. Spesso, però, non la vediamo, troppo presi dalle “cose serie” o dai social. E così ecco spiegata la necessità di promuovere.

Fare cultura è una bella impresa, ma lo è ancora di più fermarsi a contemplare in una via quella statua che è lì praticamente da sempre, ma che ogni giorno guardi distrattamente mentre corri a lavoro. Non c’è bisogno di nessun professore, di nessun promotore della cultura. Basti tu, la statua e, se hai un pizzico di curiosità, basta prendere il cellulare e usare internet per saperne di più sulla sua storia.

Io l’ho fatto, sono entrata nel Duomo di Parma e per la prima volta ho visto i fantastici affreschi che adornano le sue pareti. Presa da chi sa quali pensieri, seppur vi fossi entrate altre volte, non li avevo mai visti realmente. Questa volta, invece, erano lì, belli, maestosi, da toglierti il fiato. Ci sono sempre stati, ma evidentemente prima non vi ero io, con la testa chissà dove.

Rallentare è il segreto. Certo, il lavoro, gli impegni non si possono mettere da parte, ci danno da mangiare. C’è necessità, però, di alimentare anche la nostra anima, spesso affamata e lasciata in un angolo. La cultura è il cibo più prelibato, non costa nulla e arricchisce tanto.

Certo, questa non è la scoperta dell’America, ma un conto è sapere, un altro è prenderne piena consapevolezza e concretizzarla in azione. Io, per prima trovo difficile mettere in pratica tutto ciò, ma quei luoghi e tutte quelle cose che ho visto in questi giorni, a mente sgombra, il beneficio che ne ho avuto, mi hanno resa più consapevole e questo è già un bel primo passo.

Ora, ad esempio, mi sento un po’ malinconica. Penso a Napoli, lontana e della quale posso godere solo per alcuni giorni quelle poche volte che riesco a tornarci. Ecco, fossi lì, ora, prenderei e scenderei per i suoi vicoli a respirare tutta quella cultura di cui trasuda. Fallo tu per me se puoi.

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