Abbecedario:lettera D

da | Ott 6, 2020 | Abbecedario di provincia | 0 commenti

Umilmente credo di essere uno degli eredi possibili di Santo Agostino. Nel corso della mia giovane vita –i miei 28 anni vanno ancora d’amore e d’accordo con l’adolescenza- ho già raccolto almeno una prova dell’esistenza di Dio (forse 2). Ed indovinate un po’ qual è la parola della settimana? Inizia con la D. No, non è D’Urso Barbara; nemmeno disgrazia (anche se è la prima parola che mi viene in mente quando guardo la mia faccia). La parola della settimana è Dio (non ve lo aspettavate, soprattutto tu che ieri mi hai sentito imprecare quando l’Inter ha subìto il pareggio da parte della Lazio).

Allora secondo me Dio esiste e non è ovunque. Lui si manifesta, come tutti i geni, nei momenti più imprevedibile, tipo quelle situazioni in cui stai per allargare le braccia e con la poca voce che sopravvive in gola esclami “Oh, mi dispiace, è andata così”. Lì, in quel preciso momento, senti una strana forza, che forse è anche un po’ di culo, che sistema le cose. Almeno per una mezza giornata. Che brutto discorso che sto per fare, mi fermo. Ecco la prova (forse 2) che certifica l’esistenza di Dio.

Quella sera.

Era una sera in cui tutto era andato storto (almeno nella mia testa). E soltanto con una sigaretta di compagnia, ebbi la quasi certezza che non stavo costruendo nulla. Sì, qualche sogno c’era, ma ben nascosto nei cassetti contenenti filtri usati e fazzoletti ambiguamente sporchi. E c’era una cosa che mi faceva male nel petto: la sensazione di non sapere cosa volessi. Così, tra un alito di vento ed una di fumo, senza un motivo preciso, iniziai a fissare il cielo. In un film vidi che il protagonista, in crisi proprio come il sottoscritto, osservando il cielo capì che il suo destino era pilotare gli aerei.

Dopo mezz’ora, e decine di messaggi di operatori telefonici che attendevano il mio ritorno promettendomi mari e monti, non cambiò nulla. Anzi, ero ormai deciso di trovare un impiego normale –che non vuole dire un cazzo- e vivere nel modo più dignitoso possibile (che secondo me rimane la strada più difficile da percorrere). E lì, proprio nel mentre di questo pensiero, mi venne da sorridere. Dentro di me sentì che non c’era alcuna fretta, che occorreva avanzare un passo dopo l’altro e che ognuno di noi ha i suoi tempi, che non sono mai identici a quelli degli altri. Il dolore vissuto fino ad allora all’improvviso spiegò le braccia e mi sussurrò “Senza di me odiereste ridere” e le stelle, quasi come se fosse la canzone di Bennato, mi suggerirono di aprire quel cassetto e vivere non per forza per realizzare i sogni, ma per provarci e casomai giungere alla fine dei nostri giorni sfiancati dalla fatica di averli rincorsi (che a furia di correre qualche sogno sicuramente lo buttiamo giù).

E poi, sempre all’improvviso (che banalità), vidi miliardi di destini rincorrersi nel cielo e in quelle scie c’erano riflesse tutte le persone che in contemporanea stavano vivendo i miei stessi dubbi esistenziali e mi accorsi di non essere solo. Ecco, per me tutto questo casino di pensieri che ho provato a scrivere era Dio.

P.S: L’Inter campione d’Europa.

Il 22 maggio 2010, a distanza di 45 anni dall’ultima affermazione, l’Inter in finale di Champions League sconfisse il Bayern Monaco. Credo che nella stagione 2009/2010 i giocatori nell’Inter abbiano avuto affianco qualcuno di molto speciale.

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