La scelta prima dell’ordine

da | Ott 30, 2020 | La raccomandata | 0 commenti

Cara Fabiana,

mi sa che quest’anno non ritorno a casa. Lo so, quello del nostro incontro – o meglio dello scontro tra la Fabiana del passato e quella del presente – è un momento sempre molto atteso. Un evento piuttosto traumatico, un’inevitabile esplosione di emozioni, considerazioni, riflessioni, che ci permette di fare un resoconto della nostra vita fino a oggi e per questo sempre bello. Dobbiamo, però, farne a meno, onde evitare che questa maledetta epidemia faccia ancora più danni di quelli che non stia già facendo.

Rinuncio, quindi, a incontrare te, la nostra famiglia, e rinuncio anche a incontrare la mia città, Napoli, e quella sensazione così destabilizzante che mi accompagna a ogni ritorno a casa.

Mi pesa, certo, ma, piuttosto che lamentarmi, ho pensato che sarebbe stato meglio analizzare quello che sta accadendo. E così mi sono resa conto che, parlando sempre di ritorno a casa, in questo momento storico particolare, quella che è venuta meno è la certezza di avere sempre pieno controllo di ciò che accade e, di conseguenza, poter decidere cosa fare e non fare. Mi spiego. Quando ho deciso di andare via da Napoli e trasferirmi a Parma tra i pro che mi hanno fatto propendere per questa scelta c’era sicuramente la certezza di poter ritornare nella mia città periodicamente, quando volevo insomma, e che anche le persone a me care sarebbero potute venire a trovarmi in qualsiasi momento.

Beh, ora questo è venuto a mancare, il nostro potere decisionale. Qualcun altro o qualcos’altro decide per noi, stabilisce quando muoverci o stare fermi a casa, gli orari in cui sposarsi e dove spostarsi. Un po’ come quando sei in malattia, puoi uscire da casa in determinate fasce orarie e devi prendere per forza quelle medicine che ti sono state prescritte. Lì, però, sei presumibilmente malato e il rispettare determinate regole ti conduce alla guarigione, a un benefit personale.

In questo caso, invece, o meglio nel nostro caso e in quello di migliaia di persone che per fortuna non sono state ancora – e speriamo mai – contagiate dal Covid-19, rispettare tutto ciò che è racchiuso nelle innumerevoli ordinanze da cui siamo ormai sepolti significa contribuire a una guarigione collettiva, fare una scelta per il bene della società.

Eh sì, cara mia, qui si sta parlando di altruismo che, diciamoci la verità, nella continua battaglia con l’egoismo, non è che ne esca proprio sempre vincitore. Facciamo un esempio, quello del Natale che, tra l’altro, è imminente. A Natale la Fabiana egoista vuole tornare a Napoli, riunirsi a tavola con la propria famiglia – circa trenta persone se tutto va bene – e mangiare spaghetti alle vongole, capitone, insalata di rinforzo, frutta secca e panettone fino alla morte; nel tempo rimasto incontrarsi con gli amici – in questo caso non vale il “pochi ma buoni” – e giocare a tombola fino a notte fonda. Poi, c’è la Fabiana altruista che per il bene della comunità a Natale preferisce un pranzetto romantico con il proprio compagno a Parma.

Ora, immaginando che le due Fabiana rappresentino due ipotetici comportamenti di una fetta della popolazione nazionale, secondo te cosa andrebbe a scegliere naturalmente la maggior parte delle persone? Credo che la risposta sia evidente, ma, ironia a parte, è molto probabile che proprio quella preferenza almeno per quest’anno non sia possibile sceglierla. Ci verrà imposto, non per un capriccio, ma per uscire dall’epidemia, di restare dove ci troviamo, a contatto con poche persone.

Ci verrà imposto e questa cosa, il non poter avere diritto di scelta, proprio non ci andrà giù. Oppure, potremmo dimostrarci più intelligenti – o furbi, se vi piace di più – e scegliere di restare dove siamo prima ancora che ci venga imposto. In questo caso la scelta sarebbe nostra e, ancora meglio, si tratterebbe di una scelta consapevole.

Quindi, cara Fabiana, per quest’anno non ritorno a Napoli. Non prenderla a male, la prossima volta che ci rivedremo sarà ancora più bello.

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