Break time a Napoli

da | Nov 3, 2020 | Fuori righe | 0 commenti

Una volta al mese cerco di tornare a Napoli. Controllo i turni lavorativi alla ricerca di un weekend libero ed una volta trovato prenoto il treno dividendomi tra Italo Treni e Trenitalia, di solito senza la paura di non poter partire e tornare per un po’ nella mia città. Questo mese con l’aumento dei contagi, causa l’incoscienza di alcuni, ho avuto per la prima volta una sensazione di angoscia e paura per il viaggio, sia per tornare alla mia città d’origine sia che per partire e tornare a Milano.
Paura di risultare positivo ad un controllo, il rischio di poter infettare chi mi è caro. Una paura che potrebbe non esistere se il buonsenso fosse di tutti, di evitare determinati comportamenti per un po’, evitare di tornare all’inizio.

La paura non è solo quella di poter infettare chi mi sta intorno. No la paura è anche il non poter tornare a casa, non poter staccare dal lavoro per qualche giorno, non poter essere libero, non poter sentire il mare, la cultura, la storia. Rimanere confinato ad una città che per ora non mi appartiene, una città che mi sta forgiando ora con il lavoro, che mi mostra una realtà diversa da Napoli.

Questo mese la paura è presente, presente per la notizia di un lockdown regionale. Una paura che diventa reale quando senti di una rivolta nella tua città, scontri tra manifestanti e polizia, conflitti che potrebbero peggiorare la situazione. E pensi al buonsenso che viene a mancare e viene sostituito dall’ignoranza, portando più danni che guadagni.

In fin dei conti per me il ritorno a casa è un toccasana, una ricarica per la mente, tuffarsi nei ricordi e in sensazioni che altrove non trovi.
Ritorno a casa per non perdere la mia identità.

“Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna.” Il vecchio e il Mare – Ernest Hemingway

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