Un tentativo per non odiare i nostri sogni

da | Nov 25, 2020 | Blog, Riflessioni non richieste | 0 commenti

Quando abbiamo deciso il tema della settimana, ovvero “Perché esiste Scarpesciuote?”, avrei voluto rispondere come quel macellaio al giornalista quando gli chiese il motivo per cui quel taglio di carne costasse così tanto: “Ma io che cazzo ne so?” (il video, con ingiusto ritardo aggiungerei, è diventato una pietra miliare di Youtube Italia).


Tornando seri per cinque minuti, io credo che questo progetto sia nato per permettere ai componenti di questa “banda” di avere uno spazio a disposizione per essere liberi. Lo so, spesso abusiamo dell’aggettivo “liberi”, ma secondo voi non è libertà manifestare la propria opinione su di un tema partendo dalle proprie competenze?

Ecco, la prima cosa che feci notare ad Andrea quando ponemmo le basi di questa piccola iniziativa editoriale fu che troppe volte, pur svolgendo il lavoro che desideriamo, veniamo impiegati in ruoli che non ci competono oppure ci ritroviamo ad essere oberati di lavoro, e la conseguenza più diretta di questo perverso meccanismo è iniziare a provare odio verso il nostro sogno.


E quindi “Scarpesciuote” per me, e spero per tutti quelli che ci sono e ci saranno, rappresenta il vaccino migliore per difendere le nostre libertà, le nostre presunte competenze e soprattutto il nostro pensiero. Certamente non si campa soltanto di libertà e di speranza, e qui già sento la voce di Andrea che mi dà, e non so perché, del “democristiano”. Vorrei che piano piano, riflessione dopo riflessione, scazzo dopo scazzo, questo spazio di libertà cresca fino a provare ad essere una realtà editoriale affermata. A riguardo, un mio ingenuo sogno è quello di costruire qualcosa in grado di arrestare, almeno in minima parte, quella fuga di giovani che bene non fa (nonostante io mi trovi molto di più a mio agio con persone di una certa età).


Dunque, noi ci stiamo provando, nonostante sia complesso portare avanti questo progetto tra il lavoro, lo studio e qualche sana scopata: però ci crediamo e sono convinto che insieme faremo grandi cose (non sempre, ci saranno picchi di qualità e picchi di stordizie, come si suol dire in dialetto irpino, però saremo sempre noi).

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