Topi ebrei e gatti nazisti

da | Dic 1, 2020 | Fuori righe | 0 commenti

Narrazioni sull’Olocausto
Ognuno di noi scrive per un motivo, c’è chi scrive per raccontarsi, chi per far conoscere una passione e chi per ricordare eventi che hanno segnato la storia. Art Spiegelman, autore di fumetti che insieme ad Alan Moore e Frank Miller ha rivoluzionato il concetto di fumetto, che ci narra dell’esperienza del padre durante l’Olocausto nella sua opera : Maus.
Art Spiegelman è sia autore che co-protagonista della sua stessa opera, dove ripercorre gli anni della guerra attraveso gli occhi di Vladek Spiegelman, suo padre. Ma Maus non parla solo dell’Olocausto, narra anche del difficile rapporto che intercorre tra padre e figlio e della difficoltà ad accettare di essere un sopravvissuto. La particolarità di Maus è l’utilizzo di personaggi antropomorfi ed ogni razza caratterizzata per una specie animale: topi per disegnare gli ebrei, gatti per indicare i nazisti oltre ad altri animali per altre popolazioni.

Vladek Spiegelman

La maggior parte del fumetto, o graphic novel, si incentra sui ricordi di Vladek Spiegelman durante gli anni della seconda guerra mondiale in Polonia. La rivoluzione del concetto di fumetto apportata da Spiegelman è dovuta ad una narrazione cruda, un riproporsi di ricordi dolorosi e di eventi che si sperano mai si ripeteranno; ma non viene narrato e ricordato solo l’Olocausto, Spiegelman ci mostra anche il difficile rapporto che aveva con il padre Vladek.
L’autore ci mostra un uomo, o forse meglio dire un topo,sopravvissuto in parte agli orrori della guerra perpretati dai nazisti e che ha perso quasi tutto durante quegli anni. Sopravvissuto in parte poiché vive nei ricordi della moglie Anja e di come ha vissuto durante quegli anni, trasformandolo profondamente. Il padre paragona costantemente il presente con il passato, la memoria riscritta e il dolore rivissuto per creare Maus ad opera di Art Spiegelman; questa trasformazione porta Vladek ad essere definito dai suoi conoscenti e dal figlio stesso come “la caricatura razzista del vecchio ebreo spilorcio”. Vladek fisicamente è sopravvissuto alla guerra ma al suo interno è morto, pensa alla fine dei suoi giorni e alla moglie che non c’è più da anni. Ogni cosa che fa è in visione della morte, della sua fine. Ma nonostante ciò e grazie alla decisione del figlio di raccontare le sue esperienza, vive di nuovo con la moglie nei ricordi.

I gatti e i topi

Il tratto distintivo di Maus è di aver disegnato tutto in una sorta di metafora, trasformando ogni popolazione in una specie animale. Gli ebrei sono stati disegnati come topi, per ciò che hanno subito durante gli anni della seconda guerra mondiale. Cacciati e costretti a nascondersi in ogni posto possibile, nei ricordi di Vladek spesso questi bunker erano costruiti in spazi angusti e dalla dubbia igiene. Le varie testimonianze pervenute a noi, ci ricordano come i treni nazisti erano stracolmi di ebrei e ammassatti uno sopra l’altro proprio come topi, oltre ad essere utilizzati come materiale per esperimenti. Per “ovvie ragionie” i nazisti sono rappresentati come gatti, per la simile ferocia con cui i felini si avventano sui topi. I tedeschi durante l’Olocausto depredarono di qualsiasi ricchezza la popolazione ebrea ed arrivando ad annullare il pensiero stesso che essi fossero esseri umani, quest’ultima realtà confermata da Primo Levi con “Se questo è un uomo“.
Oltre a nazisti ed ebrei, vengono mostrati anche i polacchi sotto le sembianza di maiali. Questa decisione forse è stata presa dall’autore per gli atteggiamenti che i polacchi hanno avuto spesso nei confronti degli ebrei, pronti a vendere un giudeo ai nazisti appena potevano, denunciando e cercando per le città qualcuno da consegnare in cambio di favori e privilegi. Poche volte nelle tavole di Maus si è visto un atteggiamento “positivo” da parte dei polacchi, secondo la ricostruzione data dai ricordi del padre dell’autore; spesso il protagonista si è ritrovato tradito da chi pensava fosse un amico, situazione dettata anche dalla ricerca della speranza.

I soldi non fanno la felicità

Un altro elemento che viene messo in risalto nella storia, sono i soldi. Oggetti di valore, monete, marchi e qualsiasi ricchezza sono proposti sia nei ricordi di Vladek che nel presente durante la stesura della graphic.
Tutta la vita di Vladek gira intorno ai soldi, spesso utilizzati durante l’Olocausto per salvarsi. Ma i soldi, non fanno la felicità.
E per gli ebrei, ricchi o poveri, di certo non hanno fatto la felicità. Chi poteva e riusciva, perché non sempre, corrompeva un ufficiale o un soldato tedesco per allungarsi la vita fino a data da definirsi. Data da definire poiché anche il giorno dopo, potevi essere mandato nei forni o nella camera a gas. Nei ricordi di Vladek, ci viene mostrato come i soldi compravano anche l’amicizia e la fiducia e fintanto che pagavi, eri al sicuro.
Di come potevi essere ricco ma se non eri giovane, non ti salvavano da Auschwitz ed eri ammassato con tutti gli altri. Senza distinzione di classe.
Di come i traffici illeciti ti salvavano ma se scoperto, non faceva differenza se eri un topo, un gatto o un maiale.
I soldi non fanno la felicità ma in alcuni casi ti allungano la vita.

Overture
Oggi i fumetti non vengono ancora considerati come una cosa “seria”, come un medium che possa insegnare gli stessi valori o pensieri trasmessi da un libro. Oggi il fumetto è visto ancora come una lettura per bambini, un qualcosa che distrae e basta.
Ma il fumetto si è evoluto, grazie anche ad autori come Art Spiegelman, che ci racconta attraveso baloon, disegni e tutto ciò che compone questo medium una realtà che si spera che non si ripeta. Il fumetto è come un libro, può essere leggero, può essere duro, può essere romantico.
Perché quindi Maus? A mio parere è una di quelle opere che andrebbero consigliate durante gli anni del liceo, dove la mente è maleabilie e determinati insegnamenti possono essere appresi molto più facilmente.
Perché poi da adulti magari si evita di odiare chi è diverso da noi, diverso per la pelle, diverso per l’orientamento sessuale, diverso per la religione.
Perché in fin dei conti ognuno scrive per un motivo ben preciso e Art Spiegelman ha scritto per ricordare.

Condividi

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Editoriale

E se parlassimo di sicurezza?

E se parlassimo di sicurezza?

Ci risiamo, abbiamo impiegato questo primo mese del 2022 per comprendere punti di forza e punti di debolezza di questa nostra giovane esperienza. Il risultato ci ha portato ad operare alcune scelte: la più importante è, senza ombra di dubbio, quella di dosare la...