Abbecedario di provincia: lettera N

da | Dic 16, 2020 | Abbecedario di provincia | 0 commenti

Magari con una birra che sgocciola sul mento a voler respirare le cose che non torneranno più. E pensi che in fondo le persone che non rincontrerai più hanno portato con sé emozioni uniche. E quindi un brindisi a te Rosanna, che io quell’ingenuità e quel coraggio di non pensare troppo a domani le ho smarrite arrivato ad un certo punto. È nostalgia, Rosanna, non farci troppo caso.

E mentre il vento di questa stupida e malinconica città mi sfiora le pupille, quasi come a voler farmi scendere qualche lacrima, dedico un altro brindisi a Giovanni. La mia e la tua di strada si son divise, forse quando ci siamo resi conto che né io né tu avremmo potuto darci altro che un’amicizia da ricordare ma non da vivere per sempre. E dietro a questi eventi non è che ci sia una spiegazione oppure un motivo specifico (anche se il tuo tifare Max Biaggi, vabbè lasciamo stare), è soltanto che deve accadere, tipo pensare per un momento di essere fascisti. Cioè almeno una volta nella vita devi assaporare la strana sensazione di incontrare per strada e soltanto salutare una persona che fino a qualche anno prima era l’altra metà della tua libertà giovanile. Che meraviglia, però, la nostalgia di un’amicizia perduta.


La birra si sta svuotando con una certa velocità, forse è il caso di ammirare qualche stella e ritornare a letto. Magari accendere un po’ la tv e stramaledire la spazzatura a cui ci hanno abituato (e noi siamo complici, non dimentichiamolo). Eppure mi sento vivo a raccogliere tutte le briciole di emozioni che ho smarrito per strada, quasi come se avessi voluto concedermi la possibilità, un giorno, di ripercorrere tutta la strada e capire perché a volte ci si ritrova a cavalcioni sulla propria vita con una birra scadente in mano. E in questo passeggiata a ritroso, che io chiamo nostalgia, non posso esimermi dal concedere un brindisi ai miei 21 anni, quando gli occhi erano un bel po’ più aperti, e c’erano sogni da coltivare, l’amore da rincorrere ovunque e comunque, e macchine da guidare durante la notte, e sigarette da fumare fino all’alba perché le cose da raccontarle erano troppe per essere liquidate soltanto in una serata. E ti direi, ora, che non tutto è andato per il verso giusto, ma possiamo perdonarci.


E guardando quei due fessi tenersi la mano e giurarsi amore eterno (manco Andreotti ha vinto questa sfida), sul mio viso si disegna un sorriso amaro quanto questo Natale. È il momento di dedicare la nostalgia più felice a chi, un giorno, ha deciso di scavalcare questo mondo malandato e tuffarsi a pesce nell’altro mare, quello che forse è riservato ai più bravi e ai più cattivi, come mi suggerì Claudia durante un’interrogazione al catechismo (fetenti i sacerdoti professori, quasi come se fossero Goku trasformati in Super Sayan). Con te non sarebbe cambiato molto, però sarebbe stato bello ascoltare i virologi annunciare in tv cielo rossi di sangue e unicorni assetati di sangue, raccontarti i miei errori e ascoltare i tuoi dubbi e mandarci a fanculo perché la libertà di pensiero presuppone un bel vaffanculo e abbracciarsi quando la vita è difficile o eccessivamente bella e sentirsi l’uno affianco all’altro nonostante tutto.


La parola della settimana è nostalgia, il sentimento che ogni giorno mi ricorda che oggi sarà diverso da ieri, purtroppo o per fortuna. E mentre sciogliamo questo dubbio, facciamo cose.

Canzone che consiglio: Roberto Vecchioni- Mi manchi

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