Un anno necessario

da | Gen 1, 2021 | Riflessioni non richieste | 0 commenti

È stato un anno necessario. Innanzitutto per comprendere quali siano gli affetti stabili, ovvero gli occhi e le parole per cui vale la pena trasformarsi in fini giuristi e rischiare multe, denunce, post denigratori sui social, gogna mediatica da Barbara D’Urso, che tu casomai corri per i cazzi tuoi (e si può ancora fare) e ti ritrovi il drone della Polizia e gli inviati televisivi dietro di te e non sai se sei l’inconsapevole protagonista del sequel di “Forrest Gump” oppure che tutti noi abbiamo perso un po’ la bussola.

Un anno necessario per accorgerci, aggiungerei per l’ennesima volta, dei gravi problemi che affliggono il nostro bel stivale, che ormai ha una misura sbagliata per i nostri piedi che desiderano un presente dignitoso ed un futuro magari carino, sai tipo il remake di “Natale in casa Cupiello”, che lo vedi e dici “Potrebbe andare, ho vissuto di peggio”. Quindi, non stiamo chiedendo la luna, anzi come ci hanno mal abituato stiamo rivedendo al ribasso le nostre aspettative, però dai, almeno un minimo sforzo da parte della Politica. Tuttavia, noto tristemente che per “loro” i problemi sono altri. C.I.A.O.N.E !

Un anno necessario per accorgerci, direi con colpevole ritardo, dell’importanza fondamentale dell’Istruzione e della Cultura. Riaprite le scuole, anche domani, perché questa guerra, e quelle che verranno, si vinceranno con la scienza e la poesia, e non con l’esercito, i lanciafiamme, i bonus, Mario Giordano. È necessario che i laureati presso la strada ritornino ad affollare i bar discutendo di minchiate, perché ascoltare idiozie sui vaccini, ad esempio, è peggio che affrontare il virus stesso. Se sei una capra devi belare. Non puoi e non devi fare altro. E poi, sì, ovviamente con le adeguate misure di sicurezza, vorremmo ritornare a sognare di essere il protagonista di un gran film o di una pièce teatrale, avvertiamo l’esigenza di ricominciare a sognare, anche soltanto per un’ora e mezza. In questo Paese in ginocchio, non toglieteci persino l’arte.

Un anno necessario – e vi giuro che poi smetto di rompervi i coglioni – per alzare la testa ed accorgerci che aiutandoci l’uno con l’altro si può almeno ferire qualsiasi mostro. Un anno in cui abbiamo salutato tanti piccoli pezzi del nostro cuore ed è necessario anche questo, abbracciarsi al dolore e, magari anche bestemmiando, non smarrire la forza per vivere anche per loro. Che poi questo stramaledetto virus ci ha impartito soprattutto una lezione: la vita. Poi tutto il resto si risolve.

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