“Siamo tutti un po’ psicologi”…?!

da | Feb 8, 2021 | Blog, Lo sbriglialacci | 0 commenti

Quando Andrea mi ha proposto di collaborare con Sarpesciuote ho pensato di avere la possibilità di fare qualcosa che mi ha sempre stuzzicato: restituire un punto di vista psicologico con un linguaggio semplice, per non addetti ai lavori insomma. La psicologia è il mio terreno di battaglia e il mio obiettivo, su questo blog, è quello di divulgare alcuni concetti senza la pretesa di apparire come il professore di turno o di essere compreso dai soli colleghi psicologi: vorrei che questa “battaglia” sia fruibile non solo dai soldati ufficiali e con addestramento (lungo o breve che sia), ma che riuscissimo ad essere un po’ più psicologi di quel che si è, cercando di coronare il sogno di chi, quando al cospetto di scegliere se continuare gli studi e, se sì, quale facoltà scegliere, abbia contemplato la facoltà che ho scelto io (e ogni volta che, quando frequentavo l’università, dicevo dove studiavo, la risposta era: “anch’io volevo studiare psicologia!”).

La mia scelta l’ho fatta al quinto anno di liceo dopo aver studiato Freud, al netto dei voti che prendevo in filosofia sebbene non contesti il mio prof visto che passavo l’80% delle sue lezioni a dormire sul banco (la combo “filosofia alla prima ora di lunedì & spiegone noioso” sortiva un effetto soporifero a cui non riuscivo a resistere). Lo studio liceale della teoria freudiana mi ha permesso di capire che non tutto quello che accade ha una spiegazione logica e razionale e, anzi, la gran parte degli eventi psichici, dei pensieri e della nostra percezione segue una logica irrazionale che si forma in modo del tutto inconsapevole: inconscio. Ecco, l’inconscio, questo eterno sconosciuto per chi lo possiede, biglietto da visita nei confronti delle persone circondano il possessore di cui sopra: provare a capire le dinamiche che ruotano intorno a questo crogiuolo di sensazioni e pensieri [apparentemente] dimenticati mi sembrava una sfida appassionante che avrebbe potuto scandire gli anni degli studi superiori che più alti non si può.

La prima lezione del primo semestre del primo anno accademico la professoressa esordì dicendo: “Se qualcuno in quest’aula si è iscritto a psicologia perché ha intenzione di curare i suoi disturbi, vuole manipolare il prossimo o vuole imparare a leggere il pensiero altrui è pregato di uscire dall’aula e iscriversi presso un altro ateneo”, smentendo quegli stereotipi che, in realtà, sono convinzioni abbastanza comuni (oltre al desiderio di aver voluto studiare psicologia, le altre risposte tipo, quando dicevo di studiare psicologia, contemplavano il mio superpotere di leggere i pensieri di chi mi stava parlando o di costringere qualcuno a dire qualcosa contro la sua volontà). Ok, mi dissi, sono nel posto giusto: il mio obiettivo è comprendere i meccanismi mentali, mica curarmi! Proseguendo gli studi, ogni volta che studiavo una funzione della mente o una struttura cerebrale deputata a processare informazioni, fedele alla linea, imparavo come funzionava la mia mente e cosa avevano in comune i miei processi mentali con quelli di tutti gli altri, scoprendo un mondo sempre più vasto e sconfinato. Nel tempo, inoltre, veniva a costituirsi una convinzione dentro di me: se capisco cosa mi spinge a fare quello che faccio, riesco ad entrare in sintonia col prossimo in modo più efficace e riesco ad evitare “errori di valutazione” che limiterebbero le belle relazioni e non mi farebbero evitare quelle indesiderate.

Alla fine della fiera è vero che siamo tutti un po’ psicologi, visto che funzioniamo tutti allo stesso modo e siamo tutti soggetti agli stessi meccanismi mentali. Ciò che, tuttavia, andrebbe evitato è credere alla possibilità di poter imparare a fare quello che la professoressa Del Miglio, citata in precedenza, ha posto come unico ostacolo alla frequentazione della facoltà di psicologia. Una volta estirpata questa serie di credenze, che, nonostante le raccomandazioni della prof, pullulano anche tra studenti e professionisti della salute mentale, saremo un po’ più psicologi di adesso e vivremo le relazioni più consapevoli di noi stessi, prima di tutto, e delle persone con cui entriamo in contatto.

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