Aggrappati a una maglia: tutti i colori del calcio

da | Feb 14, 2021 | Distinti est | 0 commenti

Ultimamente sembra essere ritornata in voga una mania collezionistica che ha letteralmente perseguitato la mia adolescenza. Il calcio, si sa, apre la mente a diverse passioni, al nozionismo e alla curiosità legate al suo mondo, alla storia, alla cultura, alla geografia dei luoghi. Ed è proprio questa caratteristica a rendere questo sport “la cosa più importante tra le meno importanti”, citando il profeta di Fusignano, Arrigo Sacchi.

Guardo, a tal proposito, la mia collezione personale di maglie da calcio gelosamente conservata in un armadio appositamente dedicato. La moltitudine di colori ne fa da padrona. A riguardo non posso non pensare a come le divise che oggi idolatriamo non siano altro che il simulacro delle vecchie uniformi con le quali si solcavano i campi di battaglia, l’idea di distinguersi cromaticamente in una arena, distinguere i fratelli dai nemici, ciò che è loro da ciò che è nostro…

L’accostamento dei colori e l’immaginario che ne è scaturito ha profondamente influenzato la mia infanzia, dettando anche tempi e modi della mia fede calcistica. Mio padre saggiamente decise di spiegarmi il concetto di libero arbitrio ponendomi di fronte ad un bivio alla tenera età di sei anni: scegli, Milan o Inter! (Da buon interista non avrebbe mai potuto tollerare l’opzione bianconera). Era il mercato di Atripalda, la calda primavera del 1994, da pochi giorni l’Armata rossonera guidata da Capello aveva demolito il Barcellona in finale di Coppa dei campioni, nell’aria c’era speranza per il mondiale americano che di lì a poco ci avrebbe fatto palpitare e tribolare. La bancarella delle maglie contraffatte fu lo scenario della prima grande scelta della mia vita. “Papà, questa è forte, è rosso-nera come il fuoco, quell’altra è buona per andare a un funerale”. Molto contrariato mio padre sborsò le 5mila lire e se ne andò imprecando al destino. Io mi ero innamorato per la prima volta in vita mia e non sarebbe mai finita. Tutto grazie ad un accostamento cromatico azzeccato.

La storia delle divise calcistiche è costellata di miti, leggende, misteri, simboli. Dalle maglie delle nazionali che simboleggiano il potere delle dinastie regnanti (azzurro Savoia per l’Italia, arancio per l’Olanda in onore della casata d’Orange), fino al rosso rivoluzionario dell’Urss (CCCP), passando per il “Blanco” purissimo e cattolicissimo del Real Madrid o al modello iconico a doppio tono spezzato del Monaco disegnato dalla principessa Grace Kelly in persona…la maglie sono essenza della nostra passione e della storia dei club, nonché, ad oggi, anche un business non indifferente.

Dagli anni 80 ad oggi sono arrivati gli sponsor, i fornitori tecnici che hanno affinato sempre più gli stili personalizzando il prodotto in maniera sempre più sagace ed accattivante: le tre strisce Adidas, il rombo iconico molto British della Umbro, lo swoosh Nike, ma anche l’eleganza e l’essenzialità di marchi nostrani come NR (vero e proprio feticcio anni 80) Diadora, Lotto ed Errea.

Gli anni 90 vengono dominati dallo stile baggy e dalla stravaganza, i colori si accendono: dal giallo evidenziatore del Borussia Dortmund campione d’Europa a spese della Juve, fino alla maglia arcobaleno dei tedeschi del Bochum, passando per le iconiche maglie sfoggiate dalle squadre inglesi e scozzesi, per non parlare delle maglie fiammeggianti della nazionale giapponese. Il non-plus-ultra a mio avviso è stato il mondiale di Francia ’98: Colore, innovazione, fantasia (chi è stato bambino non dimenticherà mai la maglia “azteca” della nazionale messicana), stravaganza folle ma anche tanta tradizione.

Negli anni 2000 la comparsa di tanti altri marchi sulla scena, il modello Total 90 di Nike, le linee che di fanno sempre più futuristiche, la Kappa sdogana il modello Kombat (l’Italia del 2002, per intenderci), le forme sono sempre più attillate, la tecnologia sale di livello. Intanto, il merch diventa parte integrante degli introiti delle società, con internet compaiono i primi siti dedicati, blog, comunità intere di vendita o scambio di rarità e memorabilia.

Oggi si sta stilisticamente pian piano ritornando al passato, ma con un incremento spasmodico dell’uso della divisa di gioco: tute, felpe di rappresentanza, maglie da gioco, da allenamento, canotte, edizioni limitate da usare durante il riscaldamento, linee nuove ispirate allo streetwear, collaborazioni tra marchi di alta moda e società di calcio (come il Milan con Roc Nation o la Juve con Palace). Il tutto dato in pasto a social e a strategie di marketing che bombardano a tappeto il fruitore.

Una delle pubblicità del Paris Red Star

Forse proprio questa varietà infinita di scelta sta dando agli appassionati come me il disgusto di questo mondo dove a breve ci troveremo a dover assistere a presentazioni di nuove maglie ogni tre mesi. Mentre sto scrivendo, il PSG ha appena presentato la sua quarta (Sic!) maglia stagionale, un obrobrio nero-porpora che ricorda vagamente i colori galattici dello spazio, con Neymar e Mbappè presentati come alieni provenienti da un’altra dimensione. Chissà se basterà la solita grandeur a portare la tanto agognata Champions sotto la Torre Eiffel quest’anno..

Del resto, pecunia non olet. Fin quando ci saranno appassionati folli come me disposti a spendere pur di avere un armadio pieno di divise rare…

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