Il profumo non mainstream di quei limoni

da | Feb 16, 2021 | Riflessioni non richieste | 0 commenti

Che poi viaggiando tanto si hanno più aneddoti da scrivere e racconti da raccontare davanti ad un falò oppure in un momento di discussione morta, quando al tavolo si sente soltanto il sorseggio del drink e tu così, a cazzo di cane, con un tono di voce più o meno basso “Sapete che in Basilicata mi è capitato che una specie di toro con due coglioni giganteschi incominciò a corrermi dietro?”.

Viaggiare ci salva. Soprattutto incontrare facce a noi sconosciute e fantasticare sulle loro vite, i disagi che affrontano quotidianamente e magari sorridere di qualche tic che hanno, come quel tipo a Firenze che girovolteggiava – che gran verbo che ho inventato – appena incontrava una persona. Ricordo che risi forte, assieme a lei. E quel momento fu l’ennesima conferma che camminare su terre mai calpestate dalle nostra Diadora sfondate è come prendere cervello e cuore e allargarli con estremo amore. Così da aumentare lo spazio da dedicare ad emozioni, ricordi, profumi.

Ecco, un altro appunto su questa bozza di articolo che a causa della mia pigrizia muterà per magia nella versione definitiva. Viaggiare è profumo. Nel senso che ti porti dietro, o meglio dentro, dei profumi che non scordi più. La mia mente, ad esempio, va a quei limoni in Croazia. Era una viuzza strettissima, con le mura tutte bianche a sfidare manco fosse la Justice League il blu fatto bene del mare. In fondo, accanto ad una casetta molto graziosa, questa pianta di limoni. Vi giuro, non era il profumo mainstream dei limoni. Era più acceso, più vivo. Ed io, quando avverto la minaccia del panico, chiudo gli occhi e per un attimo mi teletrasporto al fresco sotto alla “mia” pianta e sconfiggo ogni paura. Perché lì siamo stati felici, quella felicità spicciola e potentissima.

Viaggiare, poi, è anche cambiare. Non soltanto le magliette sudate o impasticchiate di cucina locale, ma mi riferisco agli occhi con cui eravamo abituati a fissare i problemi, le decisioni ancora senza genitori. Perdersi ed infine capire che dietro ad una curva anonima può celarsi un cielo bellissimo ti aiuta a fare quel passo in più oppure ad arretrare ed evitare ulteriori sprechi di tempo. Mi manca crescere grazie ai kilometri, alle birre in autogrill quando in fondo manca poco a casa ma tu vuoi ritardare ancora un po’.

Non è semplice riassumere cosa vuol dire viaggiare, ma vorrei presto ritornare ad assaporare quella malinconia della sera prima della partenza. Che poi diventa attesa, entusiasmo, riflessione, preoccupazione e maledetta nostalgia.

Ps: Una volta persi l’aereo di ritorno a Berlino. E tutte le bestemmie di quel giorno adesso rientrano tra i miei migliori aneddoti (poi sì, il repertorio non è il massimo). Se non è magia questa.

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