A Journey to Valhalla

da | Feb 19, 2021 | Fuori righe | 0 commenti

E’ quasi passato un anno da quando l’Italia ha “iniziato” a diventare zona rossa e poi pian piano ogni regione assumeva un colore diverso ma nonostante le colorazioni diverse, in tutta la nazione era vietato viaggiare. Anche se bisogna ammettere che per qualche mese, il popolo italiano si è concesso dei viaggi all’estero o all’interno della nostra nazione per poi pagarne, purtroppo, le conseguenze. Ma non vi parlerò del lockdown o dei viaggi oggi anzi vi porterò in mete diverse e con mezzi di trasporto alternativi in luoghi lontani e difficilmente accessibili, scrivendovi di un popolo ed una mitologia su cui oggi vengono creati prodotti culturali in tutte le salse.

Valhalla!

I vichingi e la mitologia norrena oggi vivono nella memoria collettiva attraverso una serie di prodotti culturali particolari, iniziando da American Gods di Neil Gaiman passando per God of War un videogioco del 2018 e giungendo all’ultimo prodotto Assassin’s Creed Valhalla.
Un popolo navigatore, una nazione che tra il VIII e il IX secolo mise a ferro e fuoco una parte dell’Europa con razzie e saccheggi e forgiando l’epoca vichinga di cui oggi ancora si narra e creano contenuti da consumare nei vari media.
Vi parlerò di tre prodotti sulla tematica del viaggio e dei vichinghi che mi hanno affascinato e lasciato un segno particolare: God of War, Hellblade – Senua’s Sacrifice e The Saga of Biorn

Odino è il Padre di tutti gli Dei e Sovrano di Asgard, la dimora degli dei

Dalla Grecia ad Asgard

God of War è un titolo che agli appassionati di videogiochi richiama l’epoca della Playstation 2 e alle avventure di Kratos nell’Antica Grecia e nella mitologia classica. Ma chi è Kratos? E’ un soldato spartano che dal 2005 si è tenuto occupato eliminando il pantheon greco per una vendetta personale e dopo aver completato lo scopo della sua vita, scomparve dagli schermi delle console. E’ il 2018 e il SIE Santa Monica Studio ripropone il colosso spartano in una nuova avventura ma con un bagaglio culturale diverso poiché Kratos si trova lontano dalla Grecia e la sua nuova vita è ad Asgard, dove si è creato una nuova identità.
In questa nuova ambientazione mitologica Kratos affronta un viaggio con suo figlio Atreus, dove avrà modo di affrontare i fantasmi del suo passato, per raggiungere Jotunheim e dare una degna sepoltura alla moglie. Durante tutto il viaggio abbiamo modo di vedere parte della mitologia norrena, attraverso i regni che la caratterizzano (da Asgard fino a Nifelnheim passando per Yggdrasill, l’albero della Vita) e scoprire la figura di Kratos sotto la luce della redenzione; un viaggio che richiama il pellegrinaggio religioso poiché il protagonista si appresta in quest’impresa con suo figlio per raggiungere e compiere la promessa fatta nella terra sacra, affrontando ogni tipo di sfida e pericolo che gli si presenta sulla sua strada come solo lui sa fare. Nonostante Kratos rifugga dal passato, certi spettri restano e tormentano lo spartano costringendolo ad un doppio viaggio anche nella sua psiche

I protagonisti del videogioco God of War. A sinistra lo spartano Kratos, a destra il figlio Atreus

Viaggio nell’aldilà
Il progetto videoludico Hellblade – Senua’s Sacrifice dello studio Ninja Theory è stato ambizioso e particolare. Il gioco ci proietta nella storia di Senua, una guerriera pitta che ha deciso di attraversare Helheim per chiedere alla Dea Hela di restituire la vita al suo amato Dillion; l’incipit della storia ricorda il viaggio di Orfeo nell’Ade per farsi restituire l’amata Euridice o il viaggio di Dante Alighieri nell’Inferno cristiano. Ma il viaggio di Senua è ben lontano dalle controparti storiche maschili, è un viaggio anche mentale. Lo studio Ninja Theory è stato supportato da medici, studiosi e pazienti della psicosi per dare una storia alla protagonista del gioco.
Un viaggio non solo spirituale quindi ma anche mentale, proiettati nelle visioni psicotiche/religiose che la mente di Senua proietta; le paure, gli orrori e i ricordi della protagonista sono il mix perfetto per un viaggio nell’aldilà e la costruzione di una storia che ha affascinato dal primo momento qualunque giocatore ed è una metafora che si ripete nella mitologia e nella società il viaggio nell’ignoto. Durante l’avventura siamo portati ad affrontare ogni sorta di paura, demone o visione che si crea nella mente di Senua e le sue testimonianze riguardo la sua diversità, poiché la psicosi era vista come una sorta di maledizione/dono che emarginava chi ne era affetto; ed è da qui che scaturisce l’amore per Dillion, ucciso durante una razzia da parte dei Norenni.
Il viaggio nell’aldilà è un archetipo narrativo che viene spesso utilizzato nella mitologia del passato e anche nella creazione di storie oggi per indicare il momento del cambiamento o della purificazione, poiché il/la protagonista nel ritorno da questo viaggio ottiene una nuova consapevolezza di sé.
E scopriremo che tipo di consapevolezza ha ottenuto Senua durante il viaggio in Helheim nel seguito annunciato l’anno scorso Hellblade II – Senua’s Saga, sperando che il viaggio resti significativo e maestoso come nel primo capitolo.

Senua è la protagonista del videogioco Hellblade – Senua’s Sacrifice. Disegno di Andrea Guardino

Una morte onorevole
Secondo le usanze vichinghe solo chi otteneva una morte onorevole in battaglia poteva entrare nel Valhalla e chi terminava i propri giorni nel letto o per vecchiaia o per malattia era destinato a finire nell’Helheim. Con un breve ed esplicativo corto animatoThe Saga of BiornThe Animation Workshop ci mostra la continua ricerca da parte di un vecchio e valoroso guerriero di un degno avversario che lo condurrà nel Valhalla dopo un duello all’ultimo sangue; il video ci mostra come il viaggio si trasforma pian piano in disperazione per il protagonista, incapace di trovare un valido avversario che lo possa traghettare nella sala degli eroi e degli Dei dove potrà banchettare per l’eternità.
Ma la disperazione che lo accompagna nel viaggio termina nel momento in cui sente urla in lontananza, che lo destano da un probabile pensiero suicida, e giunto sul luogo d’origine trova finalmente un degno avversario : un troll. La creatura è intenta ad attaccare e uccidere un convento di suore, un richiamo alla conversione cristiana che è avvenuta tra la fine del X secolo e gli inizi del XI secolo in Scandinavia, ma Biorn non si perde d’animo e decide di attaccare il mostro; lo scontro si protrae per qualche minuto, con il valoroso guerriero che finalmente raggiunge il suo scopo ultimo: il Valhalla. Ma non tutte le storie terminano con un lieto fine…

La fine di un viaggio
In un modo o in un altro i viaggi terminano e penso che tutti noi ne viviamo quotidianamente diversi. Ogni relazione, pensiero, passione o necessità ci porta a viaggiare sia fisicamente che mentalmente e spesso ci rifugiamo in qualche avventura altrui per evadere da una realtà che ci opprime, che ci porta a domandarci se riusciremo o meno nei progetti e negli obiettivi che ci siamo prefissati.
Ogni viaggio che affrontiamo ci andrà a caratterizzare nel bene e nel male, dandoci un bagaglio di esperienza non indifferente.

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