Il futuro ridimensionato

da | Mar 12, 2021 | La raccomandata | 0 commenti

Cara Fabiana,

negli anni in cui eravamo un’unica persona, il futuro è sempre stato molto presente nelle nostre giornate. Eterne sognatrici ritagliavamo pezzi di tempo per ipotizzare cosa avremmo fatto da lì a dieci o vent’anni, per vagare con la mente e saltare le tappe più faticose della vita. Ci spingevamo lontano, tralasciando il futuro prossimo, oltre i confini dell’immaginazione. In realtà di confini a quei tempi non ve ne erano proprio, sembrava che tutto fosse realizzabile o comunque era facile crederlo. Con la creatività solleticavamo un futuro possibile e questo era molto piacevole.

Ora, invece, questa creatività, questa forza del “tutto è possibile” sembra esser venuta meno. Non è dipeso dalla nostra separazione, dal trasferimento da Napoli a Parma, anzi è stata proprio questa forza a rendere possibile il cambiamento e tu lo sai. Quello che non sapevamo e che un’epidemia non prevista, neanche nella nostra immaginazione, avrebbe dettato nuove regole, messo dei confini.

Da un anno a questa parte, l’abbiamo detto e ridetto più volte, la nostra vita è cambiata, quella di tutti. Ci piace dire che si è fermata, forse per mantenere l’illusione di un brutto sogno che prima o poi finirà permettendoci di riprendere tutto dal punto in cui lo avevamo lasciato senza alcuna conseguenza.

Ci prendiamo in giro, una delle forme di amore più crudeli. E, invece, qualcosa è cambiato, tante cose lo sono. Quella per me più tangibile in questo momento è proprio la percezione del futuro. Se prima il nostro sguardo puntava lontano, ora sono stata colta da una sorta di miopia che mi consente di guardare solo il futuro prossimo.

La cosa terribile è che più vicino non vuol dire più facile da raggiungere, da realizzare. Questo covid maledetto ci ha catapultati in una realtà che nell’immaginario collettivo è sempre stata utopica – mi riferisco al hic et nunc, a cogliere l’attimo – privandoci, però, degli strumenti e degli umori per attuarla a pieno.

L’immagine che mi appare davanti agli occhi mentre scrivo queste parole è quella di un uomo incatenato a una sedia, impossibilitato a fare quello che potrebbe fare nel presente e costretto a guardare fuori dalla finestra un futuro difficile da toccare. Sembra quasi una punizione divina, una condanna a vivere in un limbo senza presente né futuro.

Oppure può essere una possibilità. Quello che resta quando si è privati di presente e futuro è il passato e, forse è proprio lì la chiave per liberarsi dalle catene che più che il covid, ci siamo messi da soli con la smania di volere sempre di più.

Sai dov’è che vedo il mio passato? Lo vedo nel mio futuro ridimensionato. Se due anni fa a quest’ora ero impegnata a organizzare la prossima vacanza estiva, ora la mia ambizione più grande è riuscire a tornare a Napoli per trascorrere le festività pasquali con la mia famiglia. Non la Pasquetta con gli amici, ma la Pasqua con la famiglia. E questo mi piace, perché sento di aver invertito una scala di valori che prima era errata. Questo non vuol dire che quando sarà possibile rinnegherò i piaceri della vita come i viaggi all’estero e il divertimento, ma probabilmente li saprò apprezzare di più, cogliere meglio l’esperienza proprio perché sono ripartita dalle mie origini.

Il mio futuro ridimensionato mi concede un tempo dilatato, svuotato d’azione spesso superflua e aperto alla percezione di tutte quelle cose che prima davo per scontate, che non vedevo più. Ora esco di casa e apprezzo l’aria che mi accarezza le guance mentre sono in bici.

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