Football rock

da | Mar 21, 2021 | Distinti est | 0 commenti

Il calcio e la musica. Due mondi così lontani, mossi da diversi istinti, celebrati da diversi crismi e sacramenti, da una parte la pura competizione, dall’altra l’onesta ed essenziale voglia di trasmettere sensazioni. Eppure, in diversi casi, le strade del pallone e quelle del rock si sono incrociate regalandoci delle epopee memorabili, rendendo ancora più iconiche alcune band, legandole indissolubilmente a dei colori e ad un territorio.

Intraprendendo questo breve itinerario ci sentiamo di escludere (ma neanche del tutto) gli Stati Uniti d’America per ragione culturali: il soccer non ha mai del tutto fatto breccia nel cuore degli statunitensi, seppur abbia compiuto passi da gigante.

Ancora poca cosa, però, per far sì da farci ricordare qualche mito del mondo della musica legato a quello del pallone. La Gran Bretagna si presta molto meglio per questioni di tradizione sia sportiva che musicale. Le due, fin dagli anni ’70 cominceranno a convivere più o meno pacificamente.

Impossibile non menzionare i Cockney Rejects, i “reietti” provenienti dal quartiere portuale di West Ham, gruppo punk estremo, figlio del rigurgito popolare avutosi in reazione alle politiche ultra-liberiste e classiste di Margaret Thatcher. Autori del famoso inno della squadra londinese “I’m forever blowing bubbles“, un ritornello scanzonato che esprime l’esistenza media tormentata dei tifosi di quelle latitudini:

“I’m forever blowing bubbles,
Pretty bubbles in the air,
They fly so high, nearly reach the sky,
Then like my dreams they fade and die.
Fortune’s always hiding,
I’ve looked everywhere,
I’m forever blowing bubbles,
Pretty bubbles in the air…”

I Cockney Rejects si esibiranno spesso per il popolo violet&blue, non tradendo mai la loro fama brutale di picchiatori (oltre a suonare erano anche parte della temutissima Inner City Firm, il gruppo hooligan del West Ham). Celebre divenne un loro concerto presso Birmingham, città dei rivali del Birmingham City. Come prevedibile, il tutto si tramutò in una mega rissa degna di un film di Danny Boyle.

Molti artisti britannici conciliano il loro operato con una sana e dichiarata passione calcistica maturata nel corso della giovinezza, oggi come allora. Paradigmatici gli esempi di Rod Stewart, devotissimo ai Celtic di Glasgow, Steve Harris, bassista degli Iron Maiden, tifoso accanito sempre del West Ham. Ultimamente sono venuto a conoscenza della fede di uno dei miti della mia infanzia, Robert Smith. Il front-man dei Cure ha sempre celato un debole per il Queens Park Rangers, squadra della sua infanzia, mentre Sergio Pizzorno, chitarrista dei Kasabian non ha mai nascosto il suo amore per il Leicester e per il Genoa, squadra tifata da suo nonno italiano. Nel ricordo dei fan della band vi è ancora il concerto tenuto per festeggiare la fantasmagorica Premier League vinta qualche anno fa.

Come non citare i fratelli Gallagher? Il successo planetario degli Oasis ha addirittura fatto da volano per la popolarità della loro squadra del cuore, il Manchester City, che negli anni 90 era ben lontana dalle vette toccate oggi grazie alla pioggia di petroldollari abbattutasi su di essa. Lo spirito working class della band di Manchester trasuda fede calcistica ciecamente riposta nella squadra che, all’epoca, rappresentava senza alcun dubbio il lato meno fortunato della città, costretta a bazzicare le serie minori, a differenza dello United di Ferguson che dominava in Inghilterra e nel mondo.

“In studio con i ragazzi c’era sempre il calcio” ha esclamato il produttore Owen Morris nel celebre documentario “Supersonic” che ricalca la carriera della band che ha segnato più di tutte gli anni 90. In un pausa dalle intense sessioni di registrazione del loro capolavoro, “What’s the story…morning glory?”, I cinque sono incollati allo schermo per assistere all’ultima giornata di Premier, dove la sorpresa Blackburn Rovers vinse il campionato a spese proprio dello United. Nel salotto degli studi di Rockfield scoppia un pandemonio…con il chitarrista Bonehead (unico membro del gruppo tifoso dei Red devils) vittima di sfottò e di un attacco con un estintore…

Uomini veri per musica vera con fedi calcistiche vere. Ad oggi molti personaggi dello showbiz vengono ritratti con indosso delle maglie di calcio, dove per pubblicità vengono raccontate storie alquanto improbabili. Non ce ne vorrà il mondo se, alla vista di Rihanna con una maglia della Juve, dovessimo ricollegare il tutto più all’ufficio marketing della Vecchia Signora che alla vera, genuina, sacra passione che tutti noi (rock star comprese) nutriamo per lo sport più bello del mondo.

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