Il tempo che ho speso in ricordi

da | Mar 25, 2021 | Blog, Riflessioni non richieste | 0 commenti

Ho sempre speso male il mio tempo. L’altro ieri, mentre avrei dovuto scrivere un pezzo per lavoro, pensai ad un pomeriggio di almeno cinque anni fa. A lei come sistemava i capelli dietro all’orecchio, al mio imbarazzo nell’evitare qualsiasi segnale che le potesse far capire che in fondo al mio cuore c’era del sangue che le somigliava.

«Fermati un attimo, il tempo di chiudere questa sigaretta», ma lei non si fermò. Ora starà da qualche parte del mondo, e va bene così.

Ne spendo tanto di tempo a girovagare tra i ricordi, forse questo è il mio unico talento. Vivo poco di presente, e me ne accorsi anche quando entrai in un bar della Basilicata profonda. Un flipper all’angolo, teatro di sfavillanti sabato sera di adolescenti negli anni ’80, ed un barista un po’ scocciato dalla mia faccia a volte troppo di cazzo. Nella teca dei dolci, un cornetto che aveva consapevolmente rifiutato i gusti moderni. Fuori, invece, le carte esplodevano sul tavolo e bestemmie e sfottò che non avevo mai udito. È tutto così malinconicamente stupendo in certi posti protetti da quello che i più definiscono ‘progresso’.

Là il tempo non si conta con l’orologio – inventato da noi bestie per organizzarci meglio ed invece è soltanto un’ulteriore fonte di ansia – ma con lo scivolare del cielo, con i canti dei galli, insomma i minuti sono scanditi dalla semplicità della natura. Un giorno, quando ‘farò i soldi’, acquisterò una casa in questi posti e tra le montagne, magari a vista mare, mi abbandonerò alla mia sbronza da occasioni perse e donne accarezzate male.

Eppure lo so che dovrei gestire meglio il tempo che ho a disposizione, magari concentrandomi sul lavoro, sullo studio, sulle persone che mi stanno accanto. Ma non riesco. Per me il tempo è un amico a cui racconto cosa mi è accaduto ieri e lui mi culla, mi perdona, mi porta in giro, magari mettendo su la canzone giusta per quel fottuto momento. E non so quanto ne avrò ancora a disposizione, ma non fa niente. Io non riesco a stare al passo di coloro considerati ‘giusti’ dalla società. Quelli che si laureano in tempo, quelli che con la 24 ore si recano a lavoro, quelli che fanno le cose quando vanno fatte. Io sto sempre un passo indietro e, l’ho capito ora sorridendo, con un brivido in più dentro al petto.

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