Il mito della caverna e The Truman show

da | Apr 1, 2021 | Punksophia | 0 commenti

Se Platone fosse vissuto oggi, molto probabilmente avrebbe fatto lo sceneggiatore e avrebbe vinto pure qualche Oscar. I suoi scritti non sono dei trattati filosofici ma dei veri e propri dialoghi in cui due o più personaggi discutono di vari argomenti come la giustizia, la virtù o l’amore. Scopo dei dialoghi è quello della ricerca della verità. Solo attraverso un approfondito scambio di idee e opinioni è possibile raggiungere una verità comune e condivisa da tutti i partecipanti della discussione. Platone non ha fatto altro che mettere per iscritto il metodo d’indagine del proprio maestro, Socrate, che vedeva appunto nella ricerca comune e nel dialogo l’essenza stessa della filosofia. Ma non è tutto. Il filosofo di Atene ci ha regalato alcune delle rappresentazioni allegoriche più iconiche della storia della cultura occidentale. Queste rappresentazioni sono i miti ovvero dei racconti simbolici che servivano a spiegare argomenti piuttosto difficili da comprendere. Alcuni di questi miti, oggi, sono stati ripresi e adattati in diversi contesti, come la letteratura e il cinema. È così che ritroviamo il mito dell’anello di Gige, raccontato nella Repubblica, ne Il signore degli anelli. Il mito racconta di un pastore della Lidia, Gige, il quale ritrova un anello che lo rende invisibile. Egli quindi, indossando il magico artefatto, uccide il re e diventa sovrano della Lidia. E come non pensare al recente film della Disney Pixar, Soul, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, nel quale viene riproposto il mito di Er.

Sicuramente però, il mito più famoso che Platone ci ha lasciato è quello della caverna, anch’esso presente nella Repubblica. Diversi film hanno ripreso le dinamiche dell’allegoria platonica, tra i più famosi possiamo ritrovare Matrix e The Truman Show, di cui parleremo a breve. Prima di parlare del film, analizziamo nel dettaglio il mito della caverna.

IL MITO DELLA CAVERNA

Platone immagina che in una caverna vi siano degli uomini incatenati, costretti a guardare solo verso il muro che hanno davanti, dove si riflettono ombre di statuette. Dietro questi uomini ce ne sono altri, nascosti da un altro muro, che muovono le statuette le cui ombre vengono proiettate sul muro di fronte i prigionieri grazie all’ardere di un fuoco. Essi scambiano queste ombre per la realtà dato che non conoscono il mondo esterno. Se uno di loro riuscisse a liberarsi vedrebbe l’intero meccanismo che ha scambiato per la realtà. E se riuscisse ad uscir fuori dalla caverna, sarebbe accecato dalla luce del sole poiché non ne sosterrebbe la forza. Egli dovrebbe dapprima abituarsi a guardare le ombre degli oggetti, poi le loro immagini riflesse nell’acqua e in seguito le cose stesse e solo alla fine riuscirebbe a contemplare gli astri e il sole. Solo allora si accorgerebbe che il sole governa tutte le cose del mondo sensibile e che da esso dipendono tutte le cose che lui e i suoi compagni nella caverna.

Il simbolismo del mito, nella sua semplicità, è molto chiaro. Il mondo rappresenta il mondo sensibile nel quale viviamo; le catene rappresentano l’ignoranza che ci inchioda a questa vita; le ombre le credenze fasulle; lo scioglimento delle catene rappresenta la scelta di intraprendere la strada della filosofia; il mondo esterno la vera conoscenza. La conoscenza delle cose sensibili è come quella degli schiavi: falsa. Se lo schiavo che si era liberato torna nella caverna, i suoi occhi saranno offuscati dall’oscurità, non saprà discernere le ombre e i suoi ex compagni non crederebbero alle sue storie riguardanti il mondo esterno. Perciò egli sarà deriso e disprezzato dagli schiavi, i quali attribuiranno i massimi onori a colui il quale saprà vedere massimamente le ombre. Ma ormai l’ex schiavo, ormai diventato filosofo, sa che la vera realtà è fuori dalla caverna e che la vera conoscenza non è quella delle ombre. Il mito ci insegna quindi che l’uomo deve volgere le proprie considerazioni non verso il mondo sensibile ma verso la vera realtà, la quale per Platone è rappresentata dal mondo delle idee, delle quali l’idea del Bene (nel racconto, il sole) è la più importante.

THE TRUMAN SHOW

The Truman Show, film del 1998, ricalca quasi alla lettera il mito platonico. Il protagonista è Truman, interpretato da Jim Carrey, il quale sembra vivere una vita apparentemente perfetta nella tranquilla cittadina di Seaheaven. Una moglie bellissima, un buon lavoro, un grande amico e tutti gli vogliono bene. Truman non sa però di far parte del più grande reality show mai esistito, di cui egli stesso è il protagonista. Tutti, moglie, amici e colleghi sono attori; l’ufficio e la sua casa sono oggetti di una gigantesca scenografia. La sua intera vita non è altro che una finzione, la quale si svolge all’interno di un set televisivo. All’improvviso, il nostro protagonista si accorge che qualcosa non va. A causa di alcuni errori tecnici durante le riprese Truman prende coscienza di essere intrappolato all’interno di una prigione e decide di scappare. Con la sua barca vela arriva letteralmente ai confini estremi del suo mondo. Giunto all’orizzonte ultimo, il Dio del suo universo, il regista dello show, Christof, cerca di persuaderlo a non abbandonare il mondo che aveva creato per lui. Gli spiega che il mondo esterno non è migliore di quello che lui ha creato e che sarebbe al sicuro rimanendo a Seaheaven. C’è una frase che da sola riesce a spiegare l’essenza del film e insieme del mito della caverna: «Noi accettiamo la realtà del mondo così come si presenta». Questo è lo stato che caratterizza i non filosofi, gli schiavi che vivono incatenati all’interno della caverna. Essi, pur essendo costretti a guardare le ombre sul muro, si accontentano della loro condizione, non andando mai oltre le apparenze. Anche Truman ha vissuto una condizione simile ma ad un certo punto è diventato filosofo: egli spezza le catene della falsità e si avventura in un mondo sconosciuto ma vero. A differenza del filosofo platonico non farà più ritorno all’interno della caverna, congedandosi, con un inchino con la sua frase più iconica: «Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte».

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