Da emarginato ad eroe

da | Apr 13, 2021 | Blog, Fuori righe | 0 commenti

La parola emarginare deriva dal francese émarger ed in genere è utilizzata per indicare una persona, gruppo o comportamento non accettato dalla società. Tutti ,chi più e chi meno, si è ritrovato in questa situazione o ha visto qualcuno che veniva emarginato. E la parte che più spaventa è la quasi totale accettazione di questa condizione. Siamo quasi abituati a rimanere tra le nostre mura mentali ed ignorare ciò che ci circonda che accettiamo e andiamo avanti o aspettiamo che siano altri a risolvere la situazione.
Anche nei prodotti culturali, come il cinema o le graphic novel, viene vista come una tematica spinosa e spesso è possibile vedere l’evoluzione che compie il protagonista da emarginato ad eroe; di film, fumetti, videogiochi o serie siamo pieni e spesso l’emarginazione è l’inizio della storia. Di seguito vi parlerò di 47 Ronin e di I Kill Giants,e di come il concetto e la prospettiva sull’argomento possa cambiare a seconda della situazione del protagonista o della protagonista

La locandina del film 47 Ronin con Keanu Reeves

Questione di onore ed emarginazione

Nel 2013 nelle sale cinematografiche usciva il film 47 Ronin di Carl Rinsch e con Keanu Reeves. Visto qualche giorno fa su Netflix, il film è ambientato in Giappone durante lo shogunato di Tokugawa Tsunayoshi e precisamente nel dominio di Akō e ci viene mostrato come il governo dell’epoca e le tradizioni fossero dei pilastri della società giapponese. Nella pellicola l’attore Keanu Reeves interpreta un giovane emarginato di nome Kai e la motivazione dietro questa situazione la notiamo dalle sue origini: non è un giapponese puro sangue ma mezzo giapponese e mezzo inglese. Per l’epoca (ma anche oggi per alcuni individui) il non essere un “purosangue” era un motivo più che valido per non accettare la sua presenza e come si denota nel film, la situazione di Kai lo portava ad essere una figura molto servizievole nei confronti dei giapponesi. Questo aspetto del carattere di Kai era dovuto anche alla gentilezza che il daimyō Asano Naganori gli ha mostrato in tenera età. L’onore è una caratteristica che nella società giapponese viene considerata importante, figlio di una serie di tradizioni che arrivano dall’unificazione del Giappone e dallo shogunato di Tokugawa Ieyasu; una tradizione che oggi si è persa però è la figura del samurai, i membri della casta militare del Giappone feudale e i quali prestavano fedeltà ai daimyō; il film qui citato oltre a mostrarci come essere figli di una relazione “non pura” portava ad una vita di emarginazione, ci descrive anche la situazione in cui i samurai non erano riconosciuti più come tali ed erano costretti a vivere come ronin. Per un samurai diventare ronin indicava due situazioni : la morte del daimyō o aver perso la fiducia di quest’ultimo.
Nel film Kai riesce a passare dallo stato di emarginato di corte ad eroe proprio per la decadenza del titolo di samurai che colpisce Kuranosuke Oishi e i suoi uomini dopo che il daimyō Asano è costretto a fare seppuku. Durante il periodo Edo il seppuku fu riconosciuto come un rituale del suicidio che portava a lasciare intatto l’onore del samurai che lo praticava.
L’onore anche dopo la morte verso il proprio signore porta Oishi e gli altri Ronin ad accettare la presenza di Kai, la stessa figura che in passato hanno rinnegato ed emarginato. 
E l’onore è il motore che porta ad evolvere tutta la trama del film, portando un emarginato a diventare samurai ed entrare nella tradizione del paese.

Kai firma l’accordo con gli altri ronin, elevandolo dallo stato di emarginato

A caccia di giganti

Cambiamo epoca e nazione. Il film a differenza di 47 Ronin non viene distribuito al cinema ma viene rilasciato sulla piattaforma di streaming Netflix. Ci troviamo negli Stati Uniti e la protagonista di questo film, tratto dal fumetto I Kill Giants di Joe Kellyè una bambina di nome Barbara. Non ha amici e si estranea dalla realtà giocando a D&D e immaginando di uccidere giganti nella foresta della cittadina, ergendosi a paladina della propria città. Per questo suo modo di vivere, viene emarginata a scuola e tutti gli studenti la definiscono strana; ma il suo estraniarsi dalla realtà, fuggire in reami lontani con la fantasia non sono altro che degli strumenti di difesa che utilizza per proteggersi da altre realtà: la famiglia. No, nessun problema di violenza domestica o simili ma dei problemi gravi che la portano ad accettare il suo stato di emarginata e ad alienarsi alla sua età, evitando qualsiasi tipo di relazione sociale. I giganti che lei dice di abbattere ed affrontare, sono quei problemi o quelle situazioni scomode che tutti noi magari affrontiamo quotidianamente e che cerchiamo di nascondere sotto al tappeto, aspettando che si risolvano; mentre noi, volontariamente o no, nascondiamo e fingiamo che questi giganti non esistano la piccola Barbara è pronta ad affrontarli e sacrificarsi, per i suoi affetti e i suoi ricordi. Armata del suo martello Coveleski, chiamato in onore del giocatore di baseball, non perde mai il coraggio di affrontare un gigante in battaglia e dimostra di essere all’altezza per situazioni e sfide che chiunque altro non saprebbe affrontare.
I Kill Giants è prima una storia  e poi un insegnamento che dovrebbe mostrarci come non giudicare gli altri, senza sapere le storie o le situazioni che vivono ma che purtroppo ci risulta difficile seguire. I giganti esistono e solo noi possiamo fare qualcosa per sconfiggerli, trovando il coraggio per affrontare le nostre più grandi paure o fronteggiando quelle situazioni inevitabili che ci portano ad allontanarci da chi in fin dei conti ci vuole bene.

La copertina del fumetto di Joe Kelly

Il tempo passa e il problema resta

Dal Giappone feudale ad oggi, il problema dell’emarginazione resta. In passato la motivazione poteva nascere dalla paura per il diverso e per l’ignoto, per quelle culture o popolazioni che si conoscevano attraverso i racconti dei mercanti come per esempio il pensiero che i gatti neri portino sfortuna ma questa credenza ha origine durante il periodo delle crociate e all’epoca avvistare un gatto nero indicava la presenza di saraceni in zona; oggi viviamo nella stessa situazione nonostante gli strumenti per la comunicazione e la conoscenza dell’altro siano migliorate, basti pensare come le immagini di profughi siano sommersi di commenti quasi increduli, come se scappare dalla guerra non sia una motivazione valida per sopravvivere ma sia una certezza per emarginare. L’emarginazione può colpire tutti, non importa dove sei nato, come sei cresciuto, cosa hai studiato o come ti identifichi; oggi molti combattono questo problema con la speranza di lasciare un futuro più radioso, in cui nessuno possa avere paura di esporsi. Nel nostro paese c’è chi sta operando perché determinate situazioni, atteggiamenti non si ripetano; si ha sempre più bisogno di leggi contro l’omotransfobia, contro la discriminazione, contro il diverso. Oggi siamo tutti emarginati e dobbiamo lottare insieme per migliorarci, per creare una società in cui la paura sia solo un ricordo.

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