Abbecedario di provincia: lettera D

da | Apr 17, 2021 | Abbecedario di provincia | 0 commenti

È doloroso ammettere a sé stessi che non tutte le battaglie possono essere vinte. Ne conquistai la prima certezza quando, all’improvviso, non sentii più l’anima bruciare, neanche quando il momento giusto, e lo sapevo, stava lì, a portata di mano, ma semplicemente mi rompevo i coglioni persino ad accennare un timido passo in avanti. La seconda certezza, invece, la ebbi quando la voce di Tracy Chapman mi emozionò quanto Magalli.

Forse da lì a poco fui vittima di una delle prime crisi di panico perché è complesso incominciare ad intuire che qualcosa dentro di te si è rotto e che quella battaglia non puoi vincerla, almeno nell’immediato. E che tu sei stato stronzo a sottovalutare l’astinenza da emozioni.

Però non ci si deve pensare, bisogna andare avanti perché è questo uno dei dogmi che impone la società del cazzo che abbiamo contribuito a costruire. In fondo anche gli amici o la compagna pensano che si tratti di una tristezza passeggera oppure, nel peggiore dei casi, che sei pigro, uno scansafatiche. E tu torni a casa e con la testa tra le mani li maledici uno ad uno perché non sanno che da un po’ di tempo convivi con mostri che, però, non spuntano dall’armadio, ma da dentro di te. E soltanto tu senti la loro asfissiante voce con cui ti convincono che è giusto fermarsi, allontanare tutti e che in fondo questa vita non è niente di speciale. Figurati quella di uno sfigato che ha fallito ogni appuntamento.

La depressione ti costringe a mentire ogni santissimo giorno, a reprimere ogni capriola del cuore, a fare cose di cui ti vergogni nei rari momenti di lucidità e non puoi confidarlo a nessuno e quindi il mondo ti scivola addosso e poi c’è qualcuno che ti parla ma tu hai il cervello spento perché vuoi ritornare a casa che là fuori hai paura e poi allunghi la mano sperando che qualcuno affoghi insieme a te. Un vortice di disperazione e schifezze da cui non potrai mai più allontanarti.

Come accade nei migliori film horror, però, il mostro avrà un momento di distrazione e tu ne devi approfittare per scappare. Nel mio caso fu rivedere una vecchia foto di me in cui andavo fiero della mia immancabile immaturità. Non so perché, ma provai un sentimento di tenerezza verso me stesso: avevo perso ma quella ferita si sarebbe cicatrizzata.

E come un bambino adesso sto reimparando la vita. Per esempio, ieri ero felice di indossare una maglia nuova. E Magalli adesso lo skippo.

Condividi

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Editoriale

E se parlassimo di sicurezza?

E se parlassimo di sicurezza?

Ci risiamo, abbiamo impiegato questo primo mese del 2022 per comprendere punti di forza e punti di debolezza di questa nostra giovane esperienza. Il risultato ci ha portato ad operare alcune scelte: la più importante è, senza ombra di dubbio, quella di dosare la...