Che dovremmo aspettarci se continuiamo ad aspettare

da | Mag 5, 2021 | Riflessioni | 0 commenti

Per uno come me è sempre un’impresa parlare di futuro e la tematica di questa settimana mi mette in una posizione non certo facile, da cui comunque proverò ad uscirmene.

Mi perdonerà Antonio, amico e compagno di viaggio, ma dovrò sottopormi ad un esercizio un po’ più complesso per raggiungere l’obiettivo preposto. In fondo, credo che per immaginare o sperare un paese futuro si debba essere saldamente ancorati al proprio presente e a quello che è il mondo che ci circonda. Parlare di ciò ci riporta immancabilmente di fronte alle necessità che sono diventate ormai delle urgenze.

Ognuno di noi sogna un futuro fatto di crescita e benessere, questo è innegabile. Così, in diversi momenti delle nostre vite e a seconda dei tempi in cui esse prendono forma e si muovono, ci ritroviamo ad immaginare un futuro “nostro”. Un futuro che risponde certo a delle criticità e che ci costringe a trovare delle soluzioni.

In un’economia globale sconvolta da continue recessioni, dove le trasformazioni violente dell’ecosistema rivelano orribili conseguenze per l’intera specie e non, ci guardiamo disperatamente intorno, spaesati, temendo per la nostra stessa presenza nel mondo e siamo così pronti ad immaginare il cambiamento. Immaginiamo una svolta verde, una svolta tecnologica, immaginiamo le smart cities, che siano sostenibili e resilienti.

Le immaginiamo e siamo pronti a sceglierne una, la più affine, la più credibile, la più convincente e anche la più pragmatica. Impariamo così l’intero vocabolario capace di metterci a nostro agio nelle conversazioni al bar, capace di farci stare bene con il nostro self, perché in fondo una scelta l’abbiamo compiuta. Ci sentiamo assolti e pensiamo che avendo immaginato un futuro preconfezionato il nostro compito sia finito. Ma non è così, le soluzioni che riteniamo giuste devono partire dai territori, devono essere discusse, condivise, ibridate ed elaborate. Immaginare un paese futuro richiede fatica, richiede riflessione, confronto e talvolta anche scontro.

Mi perdonerà Antonio, e con lui tutti coloro che avranno ricercato in questo articolo una qualche soluzione. Non riesco ad immaginare cosa vorrei per la mia terra, figurarsi per l’intero paese, ma sono sicuro che una delle necessità da cui si dovrebbe ripartire per immaginare un futuro migliore è quella di mettere al centro i territori con i tanti, diversissimi attori, capaci di comprendere ogni differente sfaccettatura, ogni necessità per rendere le nostre realtà migliori. Non è certo un percorso facile, ma non è nemmeno impossibile!

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