Tre uomini e una gamba e il Simposio di Platone

da | Mag 13, 2021 | Punksophia | 0 commenti

Una delle scene più belle ed emozionanti di Tre uomini e una gamba è sicuramente quella del pranzo in cui Chiara espone il “mito delle metà” presente nel Simposio di Platone. Pur essendo tecnicamente giusta come citazione, non è del tutto esatta. Il mito esposto del film è sì un mito narrato in un testo di Platone ma non rappresenta propriamente la sua opinione o almeno ne rispecchia solo una parte. Per capire di cosa stiamo parlando e, visto che siamo pignoli come Giovanni, è opportuno contestualizzare il mito all’interno del dialogo.

IL SIMPOSIO E IL MITO DI EROS

Il Simposio è uno dei dialoghi della maturità di Platone e sicuramente uno dei più testi più conosciuti e apprezzati della storia della filosofia. Oggetto del dialogo è l’amore, l’eros, che per il filosofo ateniese rappresenta quella volontà che spinge l’uomo alla ricerca. Per essere ancora più precisi, il Simposio considera prevalentemente l’oggetto dell’eros, cioè la bellezza. I discorsi dei personaggi del dialogo intorno alla natura dell’amore ne rispecchiano solamente i caratteri subordinati e accessori che la dottrina di Socrate unificherà. È importante, però, sottolineare che il personaggio-Socrate rappresenta, nella maggior parte dei dialoghi, il portavoce delle dottrine di Platone. Ed è così che uno ad uno, i personaggi esprimono la propria opinione sull’amore. Pausania distingue l’amore, che si rivolge ai corpi, dall’amore celeste, che si rivolge alle anime. Erissimaco vede nell’amore una forza cosmica che dona armonia a tutti i fenomeni della natura. Ed è qui che giunge il famoso mito delle metà. A raccontarlo è Aristofane, il famoso commediografo. Egli espone che in passato esistevano tre sessi: il maschile, il femminile e il sesso androgino, ossia esseri che possedevano sia caratteristiche maschili che femminili. Tutti gli esseri umani possedevano due facce orientate in direzione opposta, quattro braccia, quattro mani, due organi sessuali e avevano una forma sferica. Per via della loro potenza e per paura che potessero spodestare gli dei, Zeus divise gli esseri umani un due metà. Da quel momento, ognuno va alla ricerca della propria metà per ritornare all’antica unità. A tale desiderio di unione viene dato il nome di amore. E proprio da questo aspetto, l’insufficienza, che parte il racconto di Socrate: l’amore è mancanza poiché desidera qualcosa che non ha. Istruito dalla sacerdotessa Diotìma, Socrate afferma che la natura di Eros è a metà strada tra il divino e l’umano (demone) poiché è figlio di Penìa (Povertà) e Pòros (Espediente). Essendo un demone, Eros non possiede la bellezza ma aspira a possederla, non possiede la conoscenza ma la desidera. Amore è desiderio di bellezza. La bellezza è il fine dell’amore. È un percorso lungo e faticoso che richiede un animo provvisto di qualità particolari: dapprima si è attratti dalla bellezza di un bel corpo; dall’amore per la bellezza di un corpo si passa a desiderare la bellezza della corporeità in generale, per poi passare alla bellezza delle anime, delle leggi e delle istituzioni e delle scienze. Solo alla fine si giunge alla contemplazione del Bello in sé, eterno, imperituro, perfetto, fonte di ogni altra bellezza e sempre uguale a se stesso. Eros è filosofo perché spinge l’uomo verso la conoscenza. Poiché Amore è il desiderio di possedere ciò che non si ha, il filosofo tende alla conoscenza perché ne è sprovvisto.

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