Lo scambio delle parti

da | Mag 19, 2021 | Blog, La raccomandata | 0 commenti

Cara Fabiana,

oggi voglio sfatare il famoso mito della minoranza. Secondo la leggenda, infatti, quando si è in minoranza, qualsiasi sia il contesto, si è quasi sicuramente perdenti.

E questa è una cosa che ci inculcano nella testa sin da piccolini, quando per prendere un decisione o ottenere un qualcosa venivamo sottoposti all’ormai usurato “la maggioranza vince”. Per carità, un nobile ideale che in certi ambiti si può dimostrare fondamentale per sbrogliare nodi complicati, ma che in altri, a mio parere, perde di potenza.

Essere in quantità numerica inferiore non designa che i giochi siano già fatti. Implica solo che bisogna trovare un sentiero non ancora battuto per moltiplicare l’effetto del proprio agire. Bisogna usare l’ingegno, e questo più che uno svantaggio mi sembra una potenzialità.

Che poi non si tratta solo di una questione numerica. Minoranza è tutto ciò che non è massa, tutto ciò che non passa a pieni voti l’esame a cui ti sottopone una società impolverata. Minoranza è il diverso, il nuovo, quella cosa che fa paura perché semplicemente non la si conosce e, il più delle volte, non la si vuole conoscere.

L’altro giorno mi sono imbattuta in un’intervista in cui una persona raccontava di come fosse stata vittima di bullismo durante la sua adolescenza in quanto ritenuta diversa. Una condizione che, però, è durata fino a quando l’interessata ha deciso di affrontare il suo carnefice. Non usando la violenza, ma guardandolo negli occhi, a testa alta, mostrando di poter essere più forte di lui con la forza dell’intelletto.

Questo è un chiaro esempio di due singoli, la vittima e il carnefice, teoricamente in una situazione di parità numerica, ma che di fatto rappresentano a pieno il concetto di minoranza e maggioranza.

Questi due soggetti, anzi, con il loro agire e subire, hanno dimostrato ancora di più e cioè che il confine tra l’essere in minoranza e l’essere in maggioranza è davvero molto labile. La vittima ha deciso di uscire fuori dalla sua (s)comfort zone e con un comportamento inaspettato ha messo in un angolino quella che in principio era la maggioranza.

La minoranza che si fa maggioranza, suggerisce un concetto di interscambiabilità che, a mio avviso, non solo è rassicurante, ma che soprattutto deve essere d’ispirazione per le fasce più deboli, dove per debole si indica tutto ciò che non riesce ad affermare la propria natura liberamente, senza conseguenze o giudizi.

Se vogliamo dirla proprio tutta, mentre ti sto scrivendo prendo consapevolezza del fatto che il fenomeno può essere osservato anche in un solo singolo. Non, quindi, gruppi di persone, né due soggetti, ma un unico individuo. Basta guardarci dentro, per renderci conto che anche in questo istante convivono in noi una parte di pensieri, impulsi, comportamenti che rappresentano la minoranza e un’altra parte che invece predomina in quanto maggioranza. Nulla è fisso e, soprattutto nei momenti di crisi, tutto può essere rivisto, le nostre scelte e valutazioni possono condurre a uno scambio delle parti. Ecco, forse – che si sia in cento, mille o una persona – alla fine è tutta una questione di scelte.

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