Il Codice Jedi e lo Stoicismo

da | Giu 10, 2021 | Blog, Punksophia | 0 commenti

L’aspetto più affascinate dell’universo di Star Wars è sicuramente quello rappresentato dall’ordine Jedi. Chi non ha mai provato il desiderio di impugnare la spada laser e sentirne il ronzio che. Non tutti sanno però che i Cavalieri Jedi, nel corso dei secoli, hanno sviluppato un vero e proprio codice di comportamento che deve guidare tutte le loro azioni. Tale codice ha una forte affinità con lo stoicismo, una corrente filosofica nata in Grecia tra la fine del IV e l’inizio del III secolo a.C.

Il Codice Jedi recita in questo modo:

Non ci sono Emozioni, c’è Pace;
Non c’è Ignoranza, c’è Conoscenza;
Non ci sono Passioni, c’è Serenità;
Non c’è Caos, c’è Armonia;
Non c’è Morte, c’è la Forza.

Non si analizzeranno, però, i singoli precetti del codice ma si prenderanno come sfondo per volgersi verso un discorso più generale sulla filosofia stoica.

Fa parte integrante dell’etica stoica la totale negazione delle emozioni e delle passioni. Esse sono manifestazioni dettate dall’ignoranza e dalla stoltezza, consistenti nel dare giudizi su ciò che non si sa. Gli stoici distinguono quattro emozioni fondamentali: la brama dei beni futuri, la letizia per i beni presenti, il timore dei mali futuri e l’afflizione per i mali presenti. A tre di queste emozioni, rispettivamente alla brama, alla letizia e al timore, i filosofi stoici fanno corrispondere tre stati di calma ed equilibrio propri del sapiente, ossia la volontà, la gioia e la precauzione. All’afflizione non corrisponde nessuno stato d’animo per così dire “normale”: infatti, non c’è nessun male di cui bisogna temere, dato che il sapiente conosce alla perfezione le leggi dell’universo. Per il saggio stoico quindi, le emozioni sono considerate delle vere e proprie malattie che colpiscono gli stolti e dalle quali bisogna rifuggire. La condizione del sapiente è allora l’apatia, ovvero l’indifferenza a ogni tipo di emozione, grazie alla quale può raggiungere la serenità. A differenza del saggio stoico, il cavaliere Jedi non deve eliminare del tutto le emozioni ma deve analizzarle e comprenderle per raggiungere la pace interiore. Il fine massimo di questo cammino interiore è la serenità d’animo, accettare le emozioni per come sono, nel bene o nel male.

Dal punto di vista della visione generale del mondo, gli stoici professavano una sorta di panteismo nel quale identificavano Dio con l’ordine naturale del cosmo. Dio coincide con il principio attivo dell’universo, con la ragione universale, che dona la vita a tutti gli esseri viventi dando loro forma e sostanza. Da questo punto di vista, il destino si identifica necessariamente con l’ordine del mondo, legando tutti gli esseri tra loro. Poiché tale ordine procede da Dio, o meglio coincide con Esso, il destino non è una forza cieca e malvagia ma piuttosto un ordine razionale e benefico. Infatti, tutto ciò che accade avviene secondo una ragione, la quale segue l’ordine razionale divino dell’universo. Per tali motivi, la massima fondamentale dell’etica stoica è “vivere secondo natura”, dove per “natura” si intende la struttura divina universale. Poiché la natura è razionalità, la massima “vivere secondo natura” coincide con “vivere secondo ragione”. Il dovere per gli stoici significa quindi compiere un’azione in conformità alla ragione e alla natura. Allo stesso modo, i Jedi traggono la loro serenità ed energia seguendo le vie della Forza. Iconiche a tal proposito sono le parole del maestro Yoda ne L’Impero colpisce ancora:

La vita essa crea ed accresce, la sua energia ci circonda e ci lega; illuminati noi siamo, non questa materia grezza! Tu devi sentire la Forza intorno a te, qui, tra te, me, l’albero, la pietra, dovunque!

O quelle di Obi-Wan Kenobi ne Una nuova speranza:
La Forza è quella che dà al Jedi la possanza. È un campo energetico creato da tutte le cose viventi. Ci circonda, ci penetra, mantiene unita tutta la galassia.

La Forza, quindi, guida il Jedi verso la saggezza e l’armonia, lo eleva oltre la materialità e la corporeità. Allo stesso modo allora, né il saggio stoico né il Jedi devono temere la morte. Essa fa parte del ciclo naturale delle cose e bisogna essere accettata come quella che è, ossia come fine naturale delle cose. Per alcuni Jedi, tuttavia, morire vuol dire far parte della Forza, essere tutt’uno con essa per diventare immortale, come fa ad esempio Obi-Wan Kenobi che divine “fantasma di Forza” per guidare ancora Luke Skywalker nel suo addestramento.

Un’eccezione va fatto con il verso “non c’è Ignoranza, c’è Conoscenza”. Esso è strettamente collegato al multiculturalismo presente nell’universo di Star Wars. Secondo la concezione Jedi (che verrà dimenticata nella Guerra dei Cloni), un conflitto è generato sempre dall’ignoranza. In una guerra, i due contendenti hanno sempre visioni opposte della realtà e spetta ai Jedi, quali diplomatici di pace, mediare tra le due diverse opinioni. Per far ciò, ai Jedi è necessario possedere una mentalità aperta e libera da ogni pregiudizio. Se nella trilogia prequel abbiamo una galassia multiculturale in cui diverse specie aliene riescono a vivere in pace e in armonia, è proprio grazie agli ideali dei Cavalieri Jedi. Con la caduta dell’ordine e la nascita dell’Impero, nella trilogia originale prevalgono sentimenti quali l’odio, la paura e il pregiudizio.

Per lo stoicismo l’ordine razionale del mondo, così come dirige l’universo, allo stesso modo dirige la vita della comunità umana. Quest’ordine prevede una legge superiore a tutte quelle dei diversi popoli della terra ed è perfetta e non ha bisogno di correzioni. Se unica è legge che governa l’umanità, unica è pure la comunità umana. Molto significative restano le parole di uno dei più importanti filosofi stoici del periodo romano, Seneca:

 Tutto quello che vedi, che contiene il divino e l’umano, è tutt’uno: noi siamo tutti membri di un gran corpo. La natura ci generò parenti dandoci una stessa origine e uno stesso fine. Essa c’ispirò l’amore reciproco e ci fece socievoli (Lettere).

Perciò il saggio appartiene ad una città universale in cui non esistono schiavi ma in cui gli uomini sono tutti cittadini e liberi. L’unica forma di ignoranza è quella che l’uomo esercita nei confronti delle proprie passioni e delle quali è schiavo.

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