La costruzione del passato attraverso la memoria

da | Giu 21, 2021 | Lo sbriglialacci | 0 commenti

L’argomento di queste due settimane mi permette di parlare di quella funzione psicologica che sta alla base del nostro orientamento nel tempo: la memoria!

Di solito quando sentiamo parlare di memoria si pensa ai ricordi e, complici metafore fatte dai professori a scuola, la si immagina come un fosso archivio dentro cui conserviamo i nostri ricordi. E su per giù è così, solo che questo è uno dei tanti compiti che la memoria umana assolve e che, detto come fanno quelli bravi, si chiama MEMORIA A LUNGO TERMINE. Certo, negli archivi di casa o dell’ufficio le cose si immagazzinano seguendo un certo criterio (ordine alfabetico, numerico eccetera), la memoria a lungo termine invece usa delle “etichette emotive”: ogni evento della nostra vita viene associato ad una emozione da un’altra funzione della memoria che dirò dopo la quale, inoltre, associa altre caratteristiche specifiche di quell’evento (sia un luogo, una data o addirittura un odore); quando abbiamo bisogno di ricordare qualcosa, la stessa funzione della memoria che aveva fatto questa “etichettatura” mette insieme lo stato emotivo attuale con quello associato al ricordo e più corrisponde, più viene frequentemente sentita quella specifica emozione intensamente, più verranno ricordati i dettagli del ricordo stesso. Questo processo si chiama RIEVOCAZIONE di un ricordo.
Capita spesso di sentire di aver dimenticato qualcosa, da un evento del passato remoto a cosa abbiamo mangiato ieri; questo succede per due motivi principali: o perché non abbiamo prestato molta attenzione a quello che abbiamo visto o fatto (o mangiato), oppure perché c’è qualcosa che non possiamo ricordare perché ne soffriremmo per cui l’emozione viene staccata dall’evento e noi ce ne dimentichiamo o, come dicono quelli bravi, subentra un processo di OBLIO (che per capirai non è consapevole ma avviene al di là della nostra volontà).
La memoria a lungo termine, come detto, non è l’unica memoria esistente; ne esisterebbe un’altra secondo alcuni studiosi, un altro paio secondo altri. Ciò su cui tutti vanno d’accordo è dire quello a cui servono e io, per comodità, mi rifaccio al modello di due tipi di memoria: quella a lungo termine e quella DI LAVORO. Quest’ultima è proprio quella che ho accennato poco fa: si occupa di mettere insieme tutte le informazioni che noi, attraverso i 5 sensi, catturiamo dal mondo esterno e, come già detto, associa all’emozione che si sta provando in quel preciso momento. Il modo con cui avviene questo processo meriterebbe un articolo a parte, mi limito a dire che lo fa dividendo le informazioni in base a che siano pensieri o azioni, che siano eventi reali o immaginati e su che tipo di senso (vista udito eccetera) viene usato. Inoltre, la memoria di lavoro ha un secondo compito, quello di mantenere in memoria, appunto, delle informazioni che ci servono per un tempo limitato, tipo ricordare un numero di telefono mentre lo si sta scrivendo; in questi casi non serve associare il ricordo ad una emozione e quel ricordo svanisce in breve tempo, da cui il nome MEMORIA A BREVE TERMINE.
La memoria di lavoro elabora tutto quello che percepiamo, e quando dico tutto intendo PROPRIO TUTTO! In teoria saremmo in grado di ricordare ogni secondo del nostro passato, e forse gli esseri umani del 10000 dopo cristo saranno in grado di farlo; oggi invece noi ricordiamo solo quello a cui diamo un significato personale e lo rievochiamo soltanto quando ci serve veramente, ed è per questo che a volte ricordiamo delle cose mentre altre volte c’è le dimentichiamo: dipende dall’emozione di fondo del momento, cose di cui non abbiamo il controllo cosciente. La questione emotiva, poi, ci fa capire anche perché capita di ricordare cose senza volerlo: dipende dall’emozione provata al momento della rievocazione che “attiva” un ricordo associato a quell’emozione. E questo vale anche per quelle volte in cui un odore, una musica o la vista di un paesaggio rievocano ricordi senza che noi lo abbiamo desiderato.
Il passato individuale, quindi, non è un archivio fatto di informazioni estraibili a proprio piacimento; i nostri ricordi, dunque il nostro passato, prossimo e remoto, sono contenuti tutti all’interno di una rete in cui i ricordi sono custoditi nei nodi e ciascun nodo e collegato ad un altro da un filo dentro il quale ci sono emozioni associate e particolari comuni. Da come abbiamo costruito il nostro passato, dipende la costruzione del presente e del futuro.

Condividi

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Editoriale

E se parlassimo di sicurezza?

E se parlassimo di sicurezza?

Ci risiamo, abbiamo impiegato questo primo mese del 2022 per comprendere punti di forza e punti di debolezza di questa nostra giovane esperienza. Il risultato ci ha portato ad operare alcune scelte: la più importante è, senza ombra di dubbio, quella di dosare la...