L’estate e l’insalata di pomodori di mia nonna

da | Lug 2, 2021 | Riflessioni non richieste | 0 commenti

L’estate per me è l’insalata di pomodori. Ma non quella asettica propinata dai ristoranti, bensì quella dipinta da mia nonna. Dentro ci conviveva di tutto, altro che le politiche d’integrazione del Pd: patate scaldate, olive, sedano, lattuga, tonno ed in fondo, ma molto in fondo, due o tre pomodori tagliuzzati con maestria. Perché parliamoci chiaramente, questa è l’estate: un pentolone con all’interno l’amore dell’umanità verso una stagione che possiede la magia di farti credere che tutto sia possibile, persino che tu digerisca quell’insalata di pomodori.

Un filo di emozioni, anche abbondante. In particolare modo da versare quando si è in riva al mare e presti l’orecchio alle onde, che secondo me nel corso dei secoli hanno ascoltato talmente tante storie che potrebbero narrarle da qui fino all’albo del nuovo mondo governato ovviamente da Gates e Rockefeller. È uno dei momenti che attendo di più della “stagione”: lì, quando i bambini sudati sono lontani da me, chiudo quel poco di cervello che ho e lascio spazio al cuore. Si narra di sirene ammaglianti rimaste incinte di Capitan Findus, di uomini e donne coraggiose che hanno difeso la propria terra dai conquistatori e di una coppia, forse adolescenziale, che si promise amore eterno prima di fare i conti con i treni che spesso sanno di malinconia e tristezza.

Intanto mettete a scaldare i film già visti. Tra questi “Ovosodo” di Paolo Virzì. Non so perché ma lo guardo ogni estate. Credo perché parli della scuola (da cui l’estate ci salvava ogni anno) e della caparbietà che bisogna avere per vivere all’estremo ogni emozione ed è quello che vorrei fare quando la notte tarda ad arrivare e ci fumiamo le sigarette e le parole si intrecciano ai miei e ai suoi pensieri e fa troppo caldo per mangiare. Verso le 20:00, quando il sole splende ancora e tutti sono felici di poter sorseggiare lo spritz. Io lì vorrei abbracciarla e dirle che purtroppo non si può vivere sempre di estate e che arriveranno giorni freddi micidiali, settimane in cui il mare non è una foto da instagram ma un mostro che abbatte i palazzi. Ed è proprio lì che dovremmo lavorare e pazientare in attesa dell’unica stagione che si fa invidiare dalle altre (semicit. Flaiano).

Infine, l’estate ci infonde il coraggio di mostrare la nostra pelle. Anche la mia, che troppo spesso ha cambiato forma e lei mi ha insegnato a rivelarla a tutti anche quando avevo paura di ordinare la coca cola al lido con il tizio accanto che aveva la palestra in sé.

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