Abbattere la barriera della “vecchia cultura” per far penetrare la luce

da | Lug 16, 2021 | Blog, Riflessioni non richieste | 0 commenti

C’è soprattutto una barriera che mi provoca lunghissimi attimi di panico ed innumerevoli difficoltà: fare cultura in un piccolo centro, tipo quello in cui vivo consumando serate bevendo birre rigorosamente di tipo industriale.

Senza effettuare troppi voli pirotecnici, mi piacerebbe piazzare delle tele bianche tra i vicoli e scoprire se c’è qualcuno che propone un nuovo punto di vista sul cielo blu oppure noleggiare tre videocamere ed affidarle ai più piccoli e premiare chi riesce a fotografare con l’anima la propria città.

Ed invece siamo ancorati allo stesso punto di decenni fa. Fare cultura in piccole città spesso equivale ad organizzare un convegno che nel migliore dei casi sarà frequentato dai soliti “dinosauri” che magari guardano una faccia di culo come la mia con sdegno e superiorità. Scusate se vi appaio sboccato e incazzato in questo pezzo, però dopo anni di immobilismo e barriere innalzate ad ogni nuova idea, mi sono rotto il cazzo.

Io, invece, vorrei che soprattutto nei paesi si promuovesse il coraggio della cultura. Quella libera da “conoscenze” e lontana dai salotti, quella che puzza di tabacco e di parole magari scritte su di un muro traboccante lontano dalla piazza, quella che potrebbe far capire ai più piccoli che sì, è possibile che qualcuno sogni una principessa non in cerca del principe azzurro e lo esprima attraverso fumetti realizzati su pavimentazioni pubbliche luride.

Sono consapevole che per abbattere questa barriera è necessario molto di più del recovery plan e di un candidato che parli di giovani giusto per accalappiare qualche applauso di uno che casomai pochi minuti prima dormiva in platea. Però sono altrettanto consapevole che per scorgere un po’ di luce sia necessario distruggere questo muro di troppe sagre sconclusionate e dibattiti social. Che poi, vedete bene, far entrare la luce è fondamentale per capire dove pulire meglio e se c’è qualche crepa di troppo. Altrimenti si corre il rischio che da un giorno all’altro crolli tutto. E fare cultura in modo coraggioso è tipo spalancare miliardi di finestre in contemporanea.

 

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