Il quaderno a righe

da | Set 23, 2021 | La raccomandata | 0 commenti

Cara Fabiana,

questa mattina ho inaugurato un quaderno nuovo e, nello sfogliarlo, mi è balzato all’occhio il cambiamento subito dalla prima pagina, quella dedicata ai contatti.

Un tempo ci si scriveva nome, cognome, materia, indirizzo, scuola, al massimo numero di telefono o email; il mio nuovo quaderno, invece, ti chiede di inserire tutti i contatti social, da Facebook a Pinterest, da Twitter a Instagram, fino ad arrivare a Youtube e Skype.

Mi è poco chiaro a cosa servano tutte queste informazioni all’interno di un quaderno a righe, ma, ad ogni modo, questo “evento” mi ha fatto ripensare alla gioventù. Dico ripensare perché questo è un argomento affrontato di recente, domenica scorsa di preciso, durante un pranzo con dei nostri parenti.

Non ti nego che quando si parla della gioventù attuale un po’ mi si storce il naso. Non so spiegarti bene perché, ma credo si tratti di un fastidio legato a quello che vedo e che sento sui giovani di oggi. È disappunto, ecco, perché proprio non mi piace. Tranquilla, non starò qui a fare polemica sui ragazzetti che mi girano intorno.

Al contrario, proprio questa chiacchierata domenicale, mi ha fatto un po’ vedere le cose da un altro punto di vista o quantomeno riflettere. Si sosteneva, infatti, che i giovani di oggi sono semplicemente diversi e che, soprattutto, non potranno mai essere i giovani che eravamo noi o addirittura i giovani che erano i nostri genitori.

Devo ammettere che è vero. Ogni gioventù ha la sua era ed è a quella che ci si deve adeguare. Non è una scelta consapevole. Più che altro, credo si tratti di un fiume in piena che ti trascina via e a te sta bene così perché è quella l’unica realtà messa a disposizione.

Stando a quanto detto, quindi, il mio fastidio potrebbe essere più precisamente letto come un dispiacere inconscio rispetto al fatto che la realtà che caratterizzava la mia gioventù non esiste più, è mutata. Una malinconia, ecco, che ti fa rimpiangere i bei tempi passati. Credo ci sia anche un pizzico di rabbia dovuta al fatto che non solo non si ha più accesso alla propria gioventù, ma tutte quelle cose che la caratterizzavano non sono più in circolazione o il loro uso è molto molto ridotto.

Forse, se i giovani di oggi vestissero come vestivo io, vedessero quello che vedevo io alla loro età e avessero i valori e sogni che avevo io, questa gioventù attuale mi andrebbe più a genio. Purtroppo non è così e, a quanto pare, il problema è solo mio.

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