Toxic Society

da | Nov 9, 2021 | Fuori righe | 0 commenti

Guardandomi intorno non faccio altro che notare come la società stia andando verso una deriva nichilista. La realtà non fa altro che mostrare come l’uomo si stia deresponsabilizzando di ogni cosa e questo è ciò che più mi fa paura. Nel 2019 Alan Moore veniva intervistato da un giornale francese su varie tematiche, tra cui il rapporto che ha oggi il cinema con la società e del declino della cultura cinematografica e la conseguente deresponsabilizzazione della società; negli ultimi tempi, a distanza di due anni da questa serie di interviste, è possibile scorgere come questa tematica si stia diffondendo a macchia d’olio: dai governi fino ai nuclei familiari e passando per i rapporti sociali. E chi ne risente di questa situazione siamo noi giovani, visti come vittime e colpevoli di un futuro sempre più buio. E questa situazione va ad influenzare anche i media, che diventano i diretti responsabili di ogni male che affligge la società.

Columbine

Il 20 Aprile 1999 due studenti si introdussero nella Columbine High School armati e con l’intenzione di uccidere e ferire più persone possibili. Ci furono 39 vittime, 15 morti e 24 feriti, in quella giornata e alcune notizie dell’accaduto riportavano la causa di questa insensata violenza ai videogiochi e alla musica. Indagini post attentato portarono all’attenzione dei media i gusti musicali dei due attentatori (che si suicidarono prima dell’arrivo della SWAT e della polizia) e diversi gruppi musicali, Marilyn Manson e Rammstein per citarne qualcuno, furono presi di mira dalle critiche e accusati di aver influenzato con i loro testi i due ragazzi e cercando di sviare l’attenzione da un problema assai più grande che affligge una parte dei ragazzi e ragazze in adolescenza : il bullismo. Oltre al bullismo anche la facilità con cui si può reperire delle armi da fuoco è una piaga che affligge gli Stati Uniti ma i media in quel periodo iniziarono una grande crociata di deresponsabilizzazione sociale; in fin dei conti il bullismo è un problema che esiste da anni e ancora si legge di ragazz* che sono vittime di questo fenomeno sociale e in alcuni casi, come è avvenuto per Harris e Klebold, reagiscono o con il suicidio o l’omicidio ed in entrambi i casi il problema viene messo in secondo piano e analizzate le passioni delle vittime/carnefici, creando un disegno delle persone e delle situazioni non reale. Come ha rilasciato in un’intervista il cantante Marilyn Manson “Non gli avrei detto niente… Avrei ascoltato cosa avevano da dire, cosa che nessuno ha fatto” e spesso le vittime di crimini non vengono ascoltate ma anzi accusate spesso di essere deboli o aver cercato determinate situazioni. E questa società ogni giorno che passa continua con questo atteggiamento colpevolizzante della vittima.

It’s a game

Quest’anno su Netflix è uscita una serie coreana che ha avuto un enorme successo tra gli amanti della serie tv : Squid Game. Il successo della serie, credo, sia dovuto alla trama e alla critica che muove nei confronti di una società sempre più cannibale e isolante, dove tutti sono pronti a sopraffare il prossimo per puro egoismo e allo stesso tempo si diventa sempre meno propensi ad aiutare il prossimo. La serie è ambientata nella Corea del Sud e vede diversi personaggi intenti a gareggiare in giochi per bambini con l’obiettivo di vincere 45600000000 ₩ ma le varie attività ludiche richiamano solo il ricordo dell’infanzia, poiché i concorrenti sono “costretti” ad affrontare le varie prove mettendo in palio la propria vita.
Tutti i partecipanti sono uomini e donne che si sono indebitati pur di vivere una vita che non rispecchia la realtà, vivere in un fittizio lusso per dare l’illusione di possedere delle ricchezze che non esistono. E noi, anche se non siamo partecipanti dello Squid Game come loro, cerchiamo sempre di mostrare un qualcosa di noi che non ci rispecchia; siamo pronti a mostrare vestiti di marca, modelli di smartphone di ultima generazione e viaggi in terre lontane per ottenere delle semplici approvazioni dagli altri. E a volte capita che per mostrare queste cose, vogliamo nascondere la realtà dei fatti. Che siamo soli, che abbiamo magari bisogno di un supporto e che tutto ciò che mostriamo non ci appartiene realmente; eppure siamo pronti a vestirci con abiti altrui, solo nel successo e non nel bisogno. Squid Game oltre ad essere una spietata critica per questa società, ha subito a sua volta delle accuse da parte di alcuni genitori per la violenza mostrata nella serie; la cosa che però mi ha fatto sorridere e preoccupare allo stesso tempo, è stata la richiesta di eliminare il prodotto da una piattaforma di streaming a pagamento e che dà la possibilità di inserire dei filtri per i bambini ed evitare che determinate serie o film siano visibili a loro. Questa richiesta è stata effettuata dopo vari episodi di violenza tra minorenni, in alcuni ambienti scolastici e tutti questi episodi per i genitori protestanti erano da imputare a “Squid Game”; ma prima della serie coreana, sotto l’accusa di diffondere violenza e traviare i minorenni, ci sono passati i videogiochi.
Da sempre mi sembra che i videogiochi siano il medium principale da accusare per qualsiasi problema familiare o esterno alla famiglia, mentre ammettere che non si è in grado di essere un genitore esemplare sia troppo complesso e difficile; in fin dei conti nessuno insegna o fa capire che ricoprire il ruolo di genitore, la figura che dovrebbe essere in grado di spiegarci le cose più semplici quando siamo piccoli, sia così facile ma oggi sembra che ogni cosa viene demandata ad altro e se non è funzionante, si passa all’accusa di stimolare violenza o altro male. Squid Game è l’ultimo dei prodotti culturali della nostra società ad essere stato accusato ma sicuramente nei prossimi anni a venire, ci saranno altri media o prodotti che verranno responsabilizzati del malfunzionamento della società. Quando siamo noi e solo noi i primi che non siamo responsabili di chi ci circonda e di cosa siamo capaci e non di fare.

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