Abbecedario di provincia: lettera P

da | Nov 11, 2021 | Abbecedario di provincia | 0 commenti

Vorrei che ti sedessi un minuto accanto a me e che mi sorridessi a squarciagola perché solo così riesco a mettere a tacere tutte le mie piccole paure quotidiane.

Intanto, però, ti confido che ho paura – parola della settimana se non si è ancora capito – di non essere all’altezza degli altri e se a volte in mezzo alle persone mi vedi in silenzio non è poesia né riflessioni ma soltanto il terrore di non piacere ad un cazzo di nessuno. E poi ho paura dell’acqua alta ed è un timore che supera di gran lunga la voglia che ho di nuotare lontano fino a distanziare tutte le rotture di coglioni della spiaggia. Ed invece ogni anno mi ritrovo a combattere quei granelli di merda che si appiccicano alla pelle e a nascondermi da chi ha un fisico più atletico del mio. A riguardo, ho paura di non cambiare mai, di essere sempre lo stesso. A volte nel letto, la sera, fisso il soffitto e vorrei piangere. Non mi sono mai iscritto alla piscina, non ho mai frequentato la palestra con dedizione: lo vedi che non mi muovo in nessuna direzione?

Inoltre ho paura di morire. Ne ho parlato anche con la psicologa che mi ha dato delle spiegazioni che non ho capito perché intanto avevo il naso che colava e già mi vedevo intubato a qualcosa mentre un medico, scuotendo la testa, urlava di averne perso un altro. Ora che ci rifletto bene, però, mi sembra che mi abbia detto, la psicologa, che questa paura dovrebbe spingermi a fare qualcosa di costruttivo, magari provare a realizzare un mio sogno: solo chi ha coraggio deve temere la morte; per uno come me, fermo e pigro, la morte, infatti, sarebbe soltanto un premio.

Ma a questo punto ti stoppo e ti chiedo: e metti caso che si realizzasse qualche mia aspirazione? Non so come reagirei, quasi sicuramente avrei paura che quel frammento di felicità possa bruciarsi troppo in fretta. Quindi meglio stare fermi, immobili, in balìa degli eventi.

Infine, oltre ad avere paura dei nani e dei maranza, ho paura di non riuscire a riconoscere quando sarà il momento di mettersi finalmente in gioco. Qualcuno, forse un amico, mi disse che ogni attimo è giusto per lasciarsi tutto alle spalle e provare ad essere una persona probabilmente migliore, sicuramente diversa. Io tremo all’idea di non farcela però dentro di me so bene che la paura è sinonimo di “incominciamo a camminare e fa nulla se dovessimo bere un po’ di acqua salata ma sai che bello i cavalloni che ti azzannano le gambe e le risate degli amici ad accarezzare il mare”. Quindi ho un sacco di paure però è giunta l’ora di non allontanarle, ma di abbracciarle e provare a convivere prima che sia troppo vecchio per imparare a nuotare.

Ps: comunque non mi iscrivo in palestra.

Condividi

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Editoriale

In attesa del futuro tra paure e speranze

In attesa del futuro tra paure e speranze

Anche questo anno si sta avviando verso la conclusione. Qualcuno esclamerà finalmente; altri, invece, incroceranno le dita affinché duri ancora un po'. In ogni caso, è stato un anno complesso, caratterizzato da questa maledetta pandemia che sembra non voler andare...