Le mappe mentali

da | Dic 5, 2021 | Lo sbriglialacci | 0 commenti

Il termine mappa nel contesto della psicologia rimanda immediatamente ad una specifica area di indagine della (neo)scienza psicologica, vale a dire quella del cognitivismo. A sua volta, la psicologia cognitiva studia soprattutto la mente razionale, quella parte di psiche di cui abbiamo completa consapevolezza, anche se non sappiamo il processo con il quale la conoscenza cognitiva si costruisce.

Ebbene, si può tranquillamente affermare che ogni pensiero razionale utilizza uno specifico tipo di mappa. A differenza delle classiche cartine geografiche che ci affanniamo a leggere quando in viaggio in una città sconosciuta, le mappe mentali non riproducono fedelmente ciò che la nostra vista ha catturato; una mappa mentale si forma grazie all’utilizzo di tutti e 5 i sensi e, per questo, forma una rappresentazione di ciò che abbiamo visto, udito, toccato e assaporato. A queste informazioni “ambientali”, inoltre, si aggiunge un altro tipo di informazioni che derivano non tanto da ciò che abbiamo registrato con i nostri sensi e rappresentato nella nostra mente. In automatico, infatti, la mente umana associa un’emozione ad ogni informazione assimilata dall’esterno; le emozioni associate “distorcono” sensibilmente le informazioni catturate dall’esterno in modo particolare: se durante un viaggio ci ha emozionato visitare una piazza o un museo in modo forte (bello o brutto che sia), avremo una mappa più dettagliata e “grande” di quel luogo, mentre luoghi visitati di fretta o senza interesse avranno uno spazio più “piccolo” nella nostra mappa mentale. Insomma, la scala della mappa mentale non è omogenea come quella delle cartine geografiche ma varia in base alla forza delle emozioni che associamo ai diversi luoghi che visitiamo e si compone anche di suoni, odori e sensazioni tattili.

Come detto, però, non utilizziamo delle mappe solo per rappresentarci un luogo ma usiamo gli stessi meccanismi per immagazzinare qualsiasi tipo di informazione, astratta o concreta che sia. È questo il caso delle mappe concettuali, fondamentali per raccogliere, costruire e ricordare i nostri pensieri. Una mappa concettuale è una rappresentazione dei nostri pensieri; ci sono pensieri che ci rappresentiamo nella nostra mente sotto forma di vere e proprie frasi, pensieri che non sono rappresentabili a parole e quindi vengono immagazzinati sotto forma di immagini, o per meglio dire di scene (filmati piuttosto che foto), pensieri, infine, che nemmeno le immagini riescono a cogliere e quindi vengono rappresentate sotto forma di sensazioni (ad esempio sentimenti, ricordi lontani nel tempo). Tutti questi tipi di pensieri possono essere considerati come i nodi di una rete e, presi separatamente, non avrebbero un senso compiuto, come se mancassero di un pezzettino; il passaggio da pensiero concetto avviene grazie al tipo di collegamento che effettuiamo tra i diversi pensieri. Il tipo di collegamento tra pensieri determina da sé il senso di un certo concetto mentale e lo stesso pensiero può essere utilizzato per costruire il significato di diversi concetti.

I collegamenti tra i pensieri non vengono creati consapevolmente ma sono l’esito di complessi processi mentali che, in poche parole, coinvolgono tutte le varie funzioni mentali come memoria, attenzione e affetti e fanno sì che un pensiero colleghi due o più nodi della rete menzionata prima. Non a caso il nostro cervello funziona grazie al collegamento dei neuroni che lo compongono e che prende il nome di rete neurale.

La mappa mentale, quindi, organizza la vita mentale, non riproduce fedelmente la realtà ma ne crea delle rappresentazioni personali e uniche per ogni individuo e può essere considerata una specie di rete molto fitta, come quella dei tessuti. E proprio come accade nei maglioni, quando il collegamento tra due nodi è fatto male o ne collega parti “contraddittorie”, iniziano a venir fuori i difetti.

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