E se parlassimo di sicurezza?

da | Feb 9, 2022 | Editoriale | 0 commenti

Ci risiamo, abbiamo impiegato questo primo mese del 2022 per comprendere punti di forza e punti di debolezza di questa nostra giovane esperienza. Il risultato ci ha portato ad operare alcune scelte: la più importante è, senza ombra di dubbio, quella di dosare la nostra presenza e i nostri interventi.

Questo cosa significa? Non più una tematica ogni due settimane, ma una al mese e quale mese migliore per dare un nuovo inizio se non febbraio?

In questo mese breve (ogni riferimento ad Eric Hobsbawm non è per niente casuale) affronteremo una sola tematica. Vi promettiamo di farvi fronte con il solito impegno e la solita buona volontà. Speriamo di avervi come sempre, al nostro fianco.

Febbraio abbiamo deciso di dedicarlo ad una parola che spesso ritorna e spesso ritorna in diverse forme: sicurezza.

Siamo ben consapevoli della difficoltà che si legano ad ogni possibile discussione riguardante la sicurezza, ma ci sembrava doveroso affrontarla. Sicurezza è una parola che non è mai scomparsa e in quello che può essere considerato un dizionario collettivo italiano rappresenta senz’altro uno dei termini più in uso.

Non vogliamo, però, limitare il significato di sicurezza ad una sola ed univoca dimensione. In difesa delle nostre ragioni ci sono gli eventi recenti che riguardano i fatti di Milano del 31 dicembre, la morte del giovane Lorenzo Parelli, le proteste studentesche ad essa connesse, il nuovo servizio che la Bocconi ha presentato nei giorni scorsi e mille altri accadimenti che ci dimostrano come non smettiamo mai di parlare di sicurezza.

«La condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli, e simili»

Partiremo dalla definizione che la Treccani dà di sicurezza per poi posizionarla nelle differenti dimensioni che ci competono. Non ci resta che augurarvi buona lettura.

Antonio Lepore

Andrea Famiglietti

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