Il rifiuto di pensarci

da | Lug 26, 2022 | Lo sbriglialacci | 1 commento

Il tema del rifiuto è un argomento abbastanza vasto da poter recuperare tutti gli articoli che, in queste settimane di pausa, Scarpesciuote non ha prodotto; d’altra parte è stata una pausa funzionale per tutti gli autori, nel senso che intanto abbiamo funzionato in altri ambiti.

Con buona pace del Padrino di Coppola, non c’è nulla impossibile da rifiutare, dal bis ai pranzi e alle cene, al beneficiare dei propri diritti (e tra poco si dovrebbe andare a votare) alle proposte più o meno irrifiutabili. D’altra parte, rifiuto è dire no! Ma se chiedessi al lettore di rifiutarsi di pensare ai cavalli bianchi, a cosa starebbe pensando nell’immediato istante precedente al suo rifiuto?

L’operazione mentale di rifiutarsi è al tempo stesso una delle prime cose che la mente umana impara a fare e, proprio per questo, l’architrave della mente e dunque un qualcosa che con gli anni che passano diventa sempre più complesso e difficile mettere in pratica facendolo passare dalle parole (o meglio dai pensieri) ai fatti.

Partendo dall’opposto del rifiuto, quando acconsentiamo a qualcosa e diciamo di sì a chi ci propone o ci chiede qualcosa, la nostra mente “fa sua” quella cosa e, in un certo senso, la ingloba in tutto ciò che c’è già presente al suo interno. Nella preistoria mentale di ogni persona, infatti, acconsentire significava porre all’interno di sé suoni, immagini e sensazioni di varia natura; questa operazione viene definita ‘introiezione’ e forma quel magma mentale da cui deriveranno le varie funzioni psichiche. Tra la miriade di esperienze che un neonato fa, ci sono anche quelle spiacevoli ovviamente; anche il migliore dei genitori non può evitare al proprio figlio un ginocchio sbucciato o la presa in giro di un compagno di scuola. Le cose brutte, però, sono proprio quelle che ci si rifiuta di vivere nuovamente. Questo pone la mente nella condizione di dover “difendere” il neonato e per questo, acanto all’introiezione, nascono nuovi meccanismi mentali che, senza entrare nei particolari, costituiscono i mille modi che una persona ha per rifiutarsi di dire o fare qualcosa.

Il rifiuto, in sostanza, è alla base del pensiero. C’è solo una cosa che è impossibile da rifiutare: pensare. Ciò perché prima di rifiutare qualcosa, devi prima capire cosa stai rifiutando.

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