Per Amore

Per Amore

Si resta per amore
Per tutte le sue varianti
Nei paesi muti si resta per amore
Paesi muti, non silenziosi
Che pure il silenzio può essere poesia
Ma un paese muto non sospira neanche
Non dorme
Semplicemente non esiste
E allora solo l’amore può farti rimanere
Può farti credere che nei vicoli ci sia ancora un piccolo rumore da cogliere
Un fruscìo, un lamento, un gemito
Il paese muto ti parla
Devi avere buon orecchio
Devi essere predisposto
All’ascolto
E all’amore
Paesi muti
Irpinia 2022

E siamo soltanto stronzi destinati ad estinguerci

E siamo soltanto stronzi destinati ad estinguerci

La guerra era bella soltanto quando me la raccontava mio nonno. Io, bambino, sulle sue gambe, mentre lui, con occhi e parole, tratteggiava uomini cattivi e cieli colorati di morte e fuoco. Provavo paura, ansia, ma soprattutto la serenità di conoscere già l’esito più importante: ovvero lui lì con me. E mi viene da sorridere ripensando, a questo proposito, uno dei suoi detti più riusciti: “Finché le racconti, le cose, significa che tutto va bene”.

Ora, ed è da egoisti, mi sento smarrito, terrorizzato da una storia di sangue e di merda che non so se potrò raccontare a chi vorrà ascoltarmi. Sono tante le domande che frequentano la mia testa: a cosa servono migliaia di bombe nucleari quando ne sono sufficiente un paio per cancellare l’umanità? Perché gli interessi di poco devono invitare milioni di persone alla morte certa? Come mai ho una sensazione sempre più netta sul fallimento del genere umano?

Più di qualcuno mi dirà che si tratta di capire, che si tratta di vicende assai più complesse. Io, però, non sono d’accordo. Per me, quelle persone che siamo stati, siamo e saremo anche noi, devono soffrire soltanto a causa delle buste della spesa pesanti, che ti lasciano un segno sulla pelle peggio degli amori finiti, oppure perché i testi di Diritto Privato sono scritti da un alieno capitato sulla Terra per sbaglio. E visto che sono cattivo, si può provare dolore persino a causa di un lavoro sempre troppo precario.

Mai, però, bisogna avere paura per colpa di pochi coglioni che stanno lì a discutere di confini, missili, negoziati. È molto complicato comprendere che i loro interessi ed i nostri sono due rette parallele che non si incontreranno mai? Che lui, noi, tu, vogliamo “soltanto” vivere tutti i giorni per provare a capirci qualcosa di piccole cose come la felicità, l’amore e stronzate simili?

Tuttavia, so che si tratta soltanto di parole scritte dall’ennesimo coglione che, mentre scuote la testa, ha la quasi certezza che ci estingueremo per colpa nostra ed è forse meglio così.

 

 

Abbecedario di provincia: lettera E

Abbecedario di provincia: lettera E

Ed è bello vedere insieme a te Gerry Scotti commuoversi soltanto perché uno azzecca un paio di note ed io vorrei stare lì per dirgli che a me, invece, ha emozionato una giornata di maggio talmente bella che un uomo ammise di aver sbagliato. Lì tremai perché c’eri tu ad origliare le mie cose che non avevo mai rivelato a nessuno e non fingesti un mal di pancia né un’insensata voglia di spararti in fronte. Sorridevi, lacrimavi (poteva trattarsi anche di allergia) e mi baciavi ed il sapore era buono nonostante io avessi dimenticato di lavare i denti perché sono un coglione.

Anche qualche mese fa, mi riscoprii emozionato. In tivvù davano “The O.C” e per un attimo c’ero io tipo dodicenne accanto ad un vecchio amico a progettare una vita così, magari a partire da Summer. Le cose, e lo potete capire da voi visto che sto scrivendo su questo blog di merda, hanno preso un’altra direzione ma comunque che emozione le speranze in cui crediamo da giovani e le patatine sul divano e tutte quelle cose che sono state e che per fortuna non possiamo più rovinare.

Ed ora che con l’aria assonnata vago senza meta in questa casa vuota, sento un dolce bruciore in mezzo alle pupille e credo di conoscerne il motivo. Affacciato alla finestra intravedo un bellissimo gol realizzato da un bambino che, non so perché, indossa la maglia di Recoba, quella del Venezia in serie A nel ’99. Eh sì, il sinistro del “cileno” era tanta roba, era tanta emozione, un colpo di bellezza sferrato in pieno stomaco a me sul divano con mio padre a richiedere l’esonero del mister dopo manco cinque minuti di partita.

Mi asciugo le lacrime ripensando alla serie A che fu e mi emoziono per l’ultima volta, almeno per oggi. C’è il mio cane che senza motivo mi viene incontro scodinzolando. È felice soltanto perché mi ha visto e ‘sto fatto mi emoziona sempre.

 

Gli obiettivi che fallirò nel 2022

Gli obiettivi che fallirò nel 2022

Gli obiettivi che fallirò nel 2022:

-Sorridere di più anche quando entro nel tabacchino e mi accorgo che mi mancano cinque centesimi per l’acquisto delle cartine e quella stronza mi invita a ritornare più tardi.

-Comprendere che una birra al tramonto significa che hai fregato Dio ancora una volta.

-Smetterla di dirmi “oh, c’è gente in guerra, bambini che muoiono di fame”. Non è colpa mia se il mondo è ingiusto ed io ho il pieno diritto di lamentarmi se si strappa il laccio della mia scarpa preferita.

-Imparare a dire di no a quei cazzo di ambulanti che vendono calzini. La psicologa mi ha suggerito che a causa del mio essere passivo ho speso oltre cento euro in accendini e calzini. “Capo, una cosa a piacere” e allora ti va bene un cazzotto da femminuccia al centro della faccia?

-Far finta a volte di dimenticare il passato e disperarmi e felicitarmi soltanto per ciò che accade avanti ai miei occhi. Qui ed ora.

-Concedere più tempo alle canzoni e alle persone.

-Non farmi fregare dalle cose e dalle persone che hanno un bel packaging.

-Ritornare a fare sogni impossibili, tipo diventare astronauta, ché nella vita non si può mai sapere. Spesso è di merda, però comunque non si sa mai.

-Staccare il telefono almeno un’ora al giorno. Ed in quell’ora scrivere cartoline, piantare fiori oppure più semplicemente allontanare le ansia delle continue notifiche, dell’ennesima email a cui rispondere, dell’ennesima notizia da commentare perché adesso va di moda avere una cazzo di opinione su tutto e tutti.

-Avere la consapevolezza che non potrò accontentare tutti. Deluderò qualcuno, non farò ciò che qualcuno desiderava, ma ehi, sono sempre io. E vi voglio bene.

-Accarezzarti di più e ogni tanto sussurrarti in qualsiasi orecchio che ce la faremo. E che comunque non hai mai visto me e Batman seduti allo stesso tavolo.

-Ricominciare a fare promesse perché una promessa è tipo Dio che ti concede del tempo per fare il possibile e a volte l’impossibile. E soprattutto per far sorridere a chi vuoi bene.

-Volermi più bene.

-Smetterla di masturbarmi per noia.

 

Le mappe che colpevolmente a volte dimentico di consultare

Le mappe che colpevolmente a volte dimentico di consultare

Ti ricordi quando ti alzasti sulle punte dei piedi e con le labbra spaccate ci fu un bacio tra di noi bello quanto la città dove hanno girato “Una mamma per amica”? Quel giorno io l’ho cerchiato in rosso sulla mappa che ora mi è capitata tra le mani. Nonostante gli occhiali sporchi di ditate e patate fritte, riesco ancora a vedere i tuoi reggiseni non sempre sexy lì sulla mia sedia, lanciati in aria perché a volte è più importante toccarsi che capirsi. Anche questi momenti sono cerchiati in rosso e mi hanno aiutato a capire che è necessario seguire l’amore o roba simile affinché ogni strada non sia mai quella sbagliata. Con te accanto intenta a cambiare stazione radio, persino quel vicolo cieco dove strusciai tutta l’auto mi sembrò una buona meta.

Sotto un faldone di romanzi non sempre coraggiosi, ho ritrovato anche un’altra cartina che da tempo avevo abbandonato: è quella dove annoto tutte le persone in cui ho seminato un po’ di me (e non siate sempre maliziosi). Negli ultimi anni avevo accantonato questo pezzo di cuore perché stanco di persone e miscredente nell’amicizia, perché in fondo anch’io sono stronzo, perché è indispensabile affrontare tutto il dolore da solo prima di chiedere aiuto a chi vuoi bene. E mi sono emozionato nel rivedere questa mappa ingiallita dalla felicità e dalla tristezza e dai caffè e dalle birre e dalle confidenze e dalle incomprensioni e dalle risate all’alba e dal mare insieme e dalle strette prima di precipitare nel vuoto: non rinunciateci mai a tutte queste meraviglie, a meno che non sia uscita una serie tv figa e allora ci vediamo domani. E perdonatemi la sintassi poco corretta, ma ho scritto e pensato tutto d’un fiato come si fa con le cose importanti.

Prima di spegnere la luce, mi è caduto l’occhio sull’ultima mappa. Per me è la più importante e per questo motivo l’ho nascosta dietro al dvd del film su Lanterna verde: lì neanche il ladro più disperato ci metterà mano. Si tratta della cartina in cui ho disegnato malissimo tutti i sogni che vorrei realizzare. Lo so che non li realizzerò tutti – probabilmente mi va di culo se riuscirò a dire almeno un “sì, questo sogno l’ho vissuto ed è stato bellissimo, peccato soltanto per il caffè troppo schifoso” – però questa mappa è fondamentale perché anche guardandola una solta volta al mese mi ricorderà sempre chi sono.