Il falso mito della speranza

Il falso mito della speranza

Speranza. Questo è il tuo mese prediletto, quello in cui accendi i cuori di grandi e bambini, quello in cui ti accompagni sotto braccio ai buoni propositi affinché metri e metri di desideri non restino solo parole su un foglio bianco.

Pochi sanno che non esisti, che sei una finzione. Sei solo un’invenzione tirata su dalla religione per sollevare gli animi dai tormenti della vita e poi acquistata a prezzo scontato anche dai laici.

Sei conveniente perché a nascondersi sotto il tuo vestito si fanno grandi giochi di magia. Il grande sembra più grande, il bello più bello e pure il brutto puoi fare andare a genio.

E in questo modo ti prendi i meriti che non hai. La gente ti ringrazia perché avendo fede in te i suoi desideri si sono avverati. E anche quando non le dai niente, continua a venerarti, a credere in te fino alla morte.

Hai la fama dell’ultima nel vaso di Pandora, di quella che a morire non ci pensa proprio. Forse esiste pure gente che una volta nella tomba spera di resuscitare. Gente che crede tu possa fare miracoli.

E tu non esisti. E nella tua inesistenza ti beffi di tutti. E provochi dolore perché prometti ciò che non puoi mantenere.

Quest’anno ho raggiunto grandi obiettivi non per merito tuo, ma per i miei sacrifici, le mie scelte. Poi, in un attimo, questi traguardi mi sono apparsi nulla rispetto a ciò che è stato tolto a una persona a me molto cara.

Dove sei speranza quando si tratta di demeriti? A lei ne avevi fatte e come di promesse. Ora neanche più lei crede in te.

Speranza. Sei proprio come quella fiammella sulla candela con cui di tanto in tanto cercano di darti concretezza. Troppo piccola per riscaldare, sufficiente per far divampare un incendio.

Non chiedetemi cosa spero per il nuovo anno. La mia candela è spenta.

Se il virus cambia, cambio anche io

Se il virus cambia, cambio anche io

Cara Fabiana,

oggi a Parma nevica (28 dicembre 2020, ndr) . Non avevo mai visto così tanta neve tutta insieme, i fiocchi che percorrono una linea orizzontale trasportati dal vento, i miei piedi che affondano nel bianco.

È proprio in giornate come queste che ai miei occhi appare ancora più chiaro quanto la mia vita sia pervasa dal cambiamento. Un cambiamento che ho voluto, che ho scelto e di cui vado anche abbastanza fiera.

Non bisogna dimenticare, però, che esiste anche un altro di tipo cambiamento ed è quello a cui la vita ci sottopone senza consultarci, un vortice di avvenimenti strafottente della nostra volontà che ci trascina via con sé.

Diciamoci la verità, questo secondo tipo di cambiamento è quello più presente nella vita di ognuno di noi. Anzi, direi che è l’essenza principale della vita. Il cambiamento è vita.

Vista sotto quest’ottica, quindi, quest’anno, di vita ce n’è stata proprio tanta, densa come la cioccolata calda di cui ora avrei tanto voglia.

Una cioccolata, però, rigorosamente amara, dato che i cambiamenti di questi mesi sono stati tutt’altro che piacevoli. Un virus misterioso ha sconvolto le nostre giornate, le nostre abitudini, insomma ci ha tolto il potere di governare la nostra vita.

La sensazione è quella di essere stati costretti a un blocco, una cristallizzazione. Chiusi nelle nostre abitazioni abbiamo lavorato e studiato a distanza, rinunciato alle uscite non necessarie, ad amici e parenti. E beffa della beffa, in questi giorni inizia a circolare la notizia che, mentre noi stiamo fermi, il virus, proprio quel nemico che è causa del nostro stop, ha deciso di mutare, di cambiare appunto.

Panico? Certo che no. Che ci piaccia o no l’idea, ogni virus non è altro che un organismo già presente in natura e che tende ad adattarsi, e quindi mutare, in base alle condizioni offerte dall’ambiente che lo ospita. Insomma, è un tipo come noi, con caratteristiche molto simili alle nostre.

In quanto tipo come noi, però, qualcosa non quadra. Perché il virus continua a cambiare, mentre noi siamo bloccati? È proprio qui, l’errore, cara Fabiana. Un errore di percezione a esser precisi.

Pensaci. È vero, in questi mesi siamo stati fisicamente fermi, rallentati nelle mille cose da fare, limitati. La nostra testa, però, non conosce ostacoli architettonici è ha continuato a riceve input dall’esterno che hanno contribuito a un accrescimento di informazioni da elaborare, di esperienze. Seppur da fermi, anche se risulta difficile crederlo, in questo momento siamo i protagonisti di una delle esperienze più forti della nostra vita. Il cambiamento è inevitabile, forse molti lo capiranno più in là.

Un cambiamento personale, in seguito al quale ognuno raccoglierà i propri frutti più o meno aspri. Io spero ci sia tanta riflessione e una riconsiderazione di quali sono i veri valori della vita. Quelli che in questi mesi ci sono stati tolti, ma che avevamo già un po’ perso prima che iniziasse quest’incubo.

Quando il virus si ritirerà, non torneremo a essere quelli di prima, saremo diversi, cambiati. Il nostro cambiamento è già in itinere. Lo è sempre. Di certo, quando il velo del virus sarà strappato via, non avremo più scuse per evitare di  prendere in  considerazione quello che siamo alla luce del sole.