Abbecedario di Provincia: Q di qualcosa

Abbecedario di Provincia: Q di qualcosa

Sì, lo so che fa caldo. E faceva caldo anche qualche anno fa, quando magari le tue lentiggini prendevano a cazzotti la tua voglia di uscire. Guardati ora, invece, che non vedi l’ora di vedere la tua faccia riempirsi di puntini colorati. Le cose cambiano, mia cara: ciò che ci faceva paura ieri, oggi ci strappa un sorriso. E forse è questo che mi aiuta ad andare avanti: la speranza di trasformare le mie angosce in qualcosa per cui valga la pena lavarsi i denti tutti i giorni.

Qualcosa da aggiungere ai film di Allen, alle canzoni solo chitarra che un pò mi danno sollievo, alle lettere che vorrei scrivere prima di crepare. Qualcosa che combaci perfettamente a quel centimetro che mi separa da un attimo di felicità. Qualcosa che mi dia la spinta per chiedere scusa a quell’amico, qualcosa che mi consenta di non perdere tempo in maldestri tentativi di vivere. Qualcosa che mi faccia guardare nello specchio e sticazzi della pancia, delle cicatrici che non mi ricordano chissà cosa.

Vorrei, un giorno, scendere un milione di scalini senza tenerti per mano, bensì vederti correre lontano da me per vedere se da lontano, forse, riesca a scorgere quel barlume di bellezza che tu, ostinatamente, mi doni ogni giorno. Forse è questo quel qualcosa per cui valga la pena lavarsi i denti tutti i giorni. Oppure è mia madre che si tiene dentro ogni sacrificio perchè il suo cuore è grande, più del mio egoismo. Forse quel qualcosa, in fondo, è il dolore che mi spezza in mezzo al petto, che però giorno dopo giorno allarga sempre di più i miei polmoni e sento l’aria che entra dentro ed io che sto bene.

Quel qualcosa, forse, è un cazzo di tramonto che ancora una volta riesco a fotografare e che mi fa pensare: “vedi tu che deficiente, il cielo mi ha dato un altro giorno ed io perdo tempo a rincorrere domande che non avranno mai una risposta”. Però poi mi dico che è banale come considerazione. E se invece quel qualcosa per cui valga la pena lavarsi i denti tutti i giorni è tutto qui? Cioè la consapevolezza che ogni giorno è una partita da vincere o da perdere: il pareggio no, che Dio si offende.

Il rifiuto!

Il rifiuto!

È passato un bel po’ di tempo da quando abbiamo scritto l’ultima cosa, ma vi possiamo assicurare che gli impegni degli ultimi mesi sono stati moltissimi e ci hanno costretto a sacrificare molto delle nostre piccole e modeste esistenze.

Nonostante tutto, in questi giorni ci siamo ritrovati virtualmente a discutere di come e quando riprendere tutto e la nostra amica Francesca Baciarelli, che insieme ad Alessandra cura Play ci ha servito un assist interessante: ha infatti proposto di parlare del rifiuto.

Ci siamo ritrovati tutti colpiti da questa insolita tematica. Crediamo che in questi due anni di attività una tematica, in qualche modo legata a una qualche accezione non positiva difficilmente è stata sviluppata da questo piccolo gruppo. Abbiamo, quasi sempre, sviluppato temi che, in qualche modo, cercassero di sviluppare una proposta o quanto meno una soluzione a quello che ci trovavamo ad affrontare.

Il rifiuto, ci ha spiazzato e ci ha attratto, al tempo stesso e ci ha portato a ripensare a quanti nel corso dei decenni sono ripartiti da un qualcosa del genere. Ci avviciniamo, con molta umiltà al pensiero negativo di cui scriveva Marcuse ne L’uomo a una dimensione (1964) e che parte da una consapevolezza simile.

Pertanto eccoci di nuovo in questo insolito e torrido luglio a parlare di rifiuto e di tutto ciò che vi orbita intorno.

Antonio Lepore

Andrea Famiglietti

E se parlassimo di sicurezza?

E se parlassimo di sicurezza?

Ci risiamo, abbiamo impiegato questo primo mese del 2022 per comprendere punti di forza e punti di debolezza di questa nostra giovane esperienza. Il risultato ci ha portato ad operare alcune scelte: la più importante è, senza ombra di dubbio, quella di dosare la nostra presenza e i nostri interventi.

Questo cosa significa? Non più una tematica ogni due settimane, ma una al mese e quale mese migliore per dare un nuovo inizio se non febbraio?

In questo mese breve (ogni riferimento ad Eric Hobsbawm non è per niente casuale) affronteremo una sola tematica. Vi promettiamo di farvi fronte con il solito impegno e la solita buona volontà. Speriamo di avervi come sempre, al nostro fianco.

Febbraio abbiamo deciso di dedicarlo ad una parola che spesso ritorna e spesso ritorna in diverse forme: sicurezza.

Siamo ben consapevoli della difficoltà che si legano ad ogni possibile discussione riguardante la sicurezza, ma ci sembrava doveroso affrontarla. Sicurezza è una parola che non è mai scomparsa e in quello che può essere considerato un dizionario collettivo italiano rappresenta senz’altro uno dei termini più in uso.

Non vogliamo, però, limitare il significato di sicurezza ad una sola ed univoca dimensione. In difesa delle nostre ragioni ci sono gli eventi recenti che riguardano i fatti di Milano del 31 dicembre, la morte del giovane Lorenzo Parelli, le proteste studentesche ad essa connesse, il nuovo servizio che la Bocconi ha presentato nei giorni scorsi e mille altri accadimenti che ci dimostrano come non smettiamo mai di parlare di sicurezza.

«La condizione che rende e fa sentire di essere esente da pericoli, o che dà la possibilità di prevenire, eliminare o rendere meno gravi danni, rischi, difficoltà, evenienze spiacevoli, e simili»

Partiremo dalla definizione che la Treccani dà di sicurezza per poi posizionarla nelle differenti dimensioni che ci competono. Non ci resta che augurarvi buona lettura.

Antonio Lepore

Andrea Famiglietti

Un anno nuovo è già iniziato e siamo già stanchi!

Un anno nuovo è già iniziato e siamo già stanchi!

Durante i primi giorni dell’anno ci capita spesso di rivivere una particolare sensazione di fiducia e speranza che ci spinge a dimenticare fatiche e difficoltà di un intero anno appena trascorso e ci costringe ad immaginare un domani migliore.

In questi giorni lasciamo che anima e corpo vengano pervasi da una calda sensazione di ottimismo. In alcuni casi ci convinciamo di essere investiti da una strana sensazione di onnipotenza, capace di renderci invincibili e di poter affrontare e risolvere anche le sfide più difficili.

Ma come è possibile tutto ciò? Com’è possibile passare dalla sfiducia all’ottimismo in pochissimi giorni?

La spiegazione più immediata e semplice ci vede avvezzi all’utilizzo di un semplice e pratico meccanismo mentale che spinge verso l’oblio tutto quello che riguarda il passato (soprattutto i momenti brutti) e che ci porta ad affrontare l’incertezza dei giorni futuri affidandosi all’ottimismo dei giorni migliori.

Per questo, in questi due settimane, noi di Scarpesciuote non vogliamo andare oltre e bloccare anche solo per un momento questo strano meccanismo di autoconservazione. Così abbiamo deciso di riprendere dall’oblio tutto ciò che non ci è piaciuto di quest’ultimo anno appena concluso e abbiamo deciso di parlarne.

Perché? Semplice, perché è dalla stanchezza che deriva da queste situazioni di difficoltà che vogliamo fare tesoro e vogliamo ripartire, traendo realmente insegnamento da tutte le cose che ci hanno stancato potremmo finalmente ripartire per costruire un futuro decisamente più accettabile, se non addirittura migliore.

A chi ha accumulato, nella vita, molte forme di stanchezza, a chi si è svegliato in questo inizio anno già stanco senza capire il perché o semplicemente a chi non ne può dedichiamo questo numero. Augurandovi un buon anno e speriamo che anche voi siate già stanchi delle solite dinamiche, perché, parafrasando Stephane Héssel è dalla stanchezza e dall’impegno che ne deriva che bisogna ripartire.

Antonio Lepore

Andrea Famiglietti

E voi utilizzate una mappa per orientarvi nella quotidianità?

E voi utilizzate una mappa per orientarvi nella quotidianità?

Avete mai utilizzato una mappa per orientarvi nella quotidianità? Ed una cartina per evitare i rompicoglioni e raggiungere più facilmente – e sarebbe super fantasmagorico– l’amore della propria vita? Nei giorni scorsi ci siamo poste queste due domande e anche tante altre e non è stato semplice trovare una risposta univoca. Ci sta chi quella cartina l’ha addirittura disegnata e chi, invece, la consulta ogni giorno nella propria testa; altri, infine, trovano in questo “navigatore dell’anima” soltanto un limite all’imprevedibilità della vita.

Guardandoci intorno, però, la sensazione è che tante persone – dalla scelta dei bar alla decisione su eventuali partner/amici – si muovano come se ci fosse nelle proprie orecchie la voce delicata di Google Maps a suggerire il percorso migliore.

«Non esistono scorciatoie nella vita. Bisogna affrontare il traffico ed i lavori in corso e persino i vicoli ciechi strettissimi» urla un tale in fondo alla sala.

Dunque, nelle prossime due settimane proveremo a raccontarvi le nostre esperienze, consapevoli che si tratta di una tematica che può offrire spunti e punti di vista davvero interessanti.

Andrea Famiglietti

Antonio Lepore