La cartolina

La cartolina

Barriere
Frontiere
Stazioni che segnano partenze
Ieri
Le nostre
Eravamo poveri, affamati, stremati
Con le valige di cartone e la foto di famiglia in tasca
Stazioni che segnano arrivi
Oggi
Quelli dei migranti, di chi non ha più nulla da perdere
Con il figlio in spalla e le scarpe rotte
Ieri e oggi
Storie che si incrociano sui binari
Storie di chi cerca un futuro migliore lontano da casa
Il passato che ritorna
Che ci ricorda ció che siamo stati
Che ci insegna ad accogliere
A superare barriere
A non vedere più frontiere
Irpinia, 2021

Play to overcome barriers!

Play to overcome barriers!

Il vostro è un mondo di culle che diventano tombe e di tombe che diventano culle; di giorni che divorano notti e di notti che rigurgitano giorni; di pace che dichiara guerra e di guerra che sollecita la pace; di sorrisi galleggianti sulle lacrime e di lacrime rischiarate da sorrisi. Il vostro è un mondo in continuo travaglio, con la Morte come levatrice. Il vostro è un mondo di setacci e di vagli, in cui non ci sono due setacci e due vagli che siano uguali. Voi soffrite costantemente setacciando l’insetacciabile e vagliando l’invagliabile. Il vostro è un mondo diviso contro se stesso, poiché è l’Io in voi ad esser diviso. Il vostro è un mondo di barriere e recinzioni, poiché è l’Io in voi ad avere barriere e recinzioni. Alcune cose, esso preferisce porle fuori dal recinto, perché estranee a se stesso; altre, le pone dentro al recinto, perché ad esso affini. Ma quelle che stanno fuori dal recinto, irrompono continuamente dentro; e quelle che stanno dentro, non fanno altro che uscire. Poiché esse, essendo prole di una stessa madre – che è il vostro stesso Io – non vogliono esser separate. E voi, invece di gioire per la loro felice unione, vi cingete di nuovo nel vano tentativo di separar l’inseparabile. Invece di fasciare la spaccatura che c’è nell’Io, tagliuzzate la vostra vita sperando di ricavarne un cuneo da inserire fra quello che credete essere il vostro Io, e ciò che immaginate diverso da esso. Pertanto, le parole dell’uomo sono immerse nel veleno. Perciò, i suoi giorni sono così ebbri di dolore. Per questo, le sue notti sono così tormentate dalla sofferenza.“ — Mikha’il Nu’ayma

Abbattere la barriera della “vecchia cultura” per far penetrare la luce

Abbattere la barriera della “vecchia cultura” per far penetrare la luce

C’è soprattutto una barriera che mi provoca lunghissimi attimi di panico ed innumerevoli difficoltà: fare cultura in un piccolo centro, tipo quello in cui vivo consumando serate bevendo birre rigorosamente di tipo industriale.

Senza effettuare troppi voli pirotecnici, mi piacerebbe piazzare delle tele bianche tra i vicoli e scoprire se c’è qualcuno che propone un nuovo punto di vista sul cielo blu oppure noleggiare tre videocamere ed affidarle ai più piccoli e premiare chi riesce a fotografare con l’anima la propria città.

Ed invece siamo ancorati allo stesso punto di decenni fa. Fare cultura in piccole città spesso equivale ad organizzare un convegno che nel migliore dei casi sarà frequentato dai soliti “dinosauri” che magari guardano una faccia di culo come la mia con sdegno e superiorità. Scusate se vi appaio sboccato e incazzato in questo pezzo, però dopo anni di immobilismo e barriere innalzate ad ogni nuova idea, mi sono rotto il cazzo.

Io, invece, vorrei che soprattutto nei paesi si promuovesse il coraggio della cultura. Quella libera da “conoscenze” e lontana dai salotti, quella che puzza di tabacco e di parole magari scritte su di un muro traboccante lontano dalla piazza, quella che potrebbe far capire ai più piccoli che sì, è possibile che qualcuno sogni una principessa non in cerca del principe azzurro e lo esprima attraverso fumetti realizzati su pavimentazioni pubbliche luride.

Sono consapevole che per abbattere questa barriera è necessario molto di più del recovery plan e di un candidato che parli di giovani giusto per accalappiare qualche applauso di uno che casomai pochi minuti prima dormiva in platea. Però sono altrettanto consapevole che per scorgere un po’ di luce sia necessario distruggere questo muro di troppe sagre sconclusionate e dibattiti social. Che poi, vedete bene, far entrare la luce è fondamentale per capire dove pulire meglio e se c’è qualche crepa di troppo. Altrimenti si corre il rischio che da un giorno all’altro crolli tutto. E fare cultura in modo coraggioso è tipo spalancare miliardi di finestre in contemporanea.

 

Oltre la frontiera

Oltre la frontiera

Mentre timidamente la pandemia ha iniziato a regredire, i media hanno ricominciato a discutere di frontiera. Nello specifico, prendendo spunto dall’arrivo di migranti sulle spiagge della Sicilia, è stato riproposto il dilemma storico: “Aprire o non aprire?”. Anche noi ci siamo interrogati sul significato di frontiera e ci siamo resi conto che probabilmente ogni giorno, con i nostri occhi, assistiamo all’innalzamento di muri e probabilmente non facciamo neanche chissà cosa per abbatterli.
Ecco, il tema di questa settimana è piuttosto complesso: proveremo a ragionare su cosa sia nella nostra quotidianità una barriera e cosa proviamo fare per abbatterla. Ci siamo resi conto, infatti, che è piuttosto pretenzioso parlare di “frontiera” sul piano nazionale evitando di osservare cosa accade nelle nostre realtà locali. Sarebbe importante mettere in campo azioni e pensieri efficaci al fine di ridurre in macerie le barriere che frapponiamo, magari, tra un quartiere e l’altro. Oppure tra le famiglie appartenenti al ceto borghese e quelle un po’ più umili. Forse, e diciamo forse, iniziano a combattere i muri delle nostre città riusciremo a diventare anche un po’ più accoglienti verso gli altri popoli.
Insomma, non sarà semplice riflettere sulle barriere che viviamo ogni giorno, anche perché in fondo incutono timore, paura, a tratti vigliaccheria. Però ora è il momento del coraggio.