Change yourself

Change yourself

Il 2020 è stato considerato l’anno del cambiamento, l’anno particolare. Di mio mi trovo d’accordo con questo pensiero ma sono anche dell’idea che ogni anno è un potenziale “cambiamento” poiché non dipende sempre da una pandemia.
Proprio a supporto di questa tesi, potrebbe venirmi in soccorso la mia recente esperienza personale. Per me sono cambiate tante cose, come la città e ho trovato un lavoro ma non scriverò di come io sia cambiato. Parlerò di altro, di come il pensiero negli anni cambi e lo farò scrivendovi di Cinzia di Leo Ortolani

Una macchia
Cinzia è un personaggio che nasce dalla mente e matita di Leo Ortolani, il creatore del famoso Rat-Man. E Cinzia proviene proprio da quel fumetto, dal numero uno della parodia dei super eroi (e non solo) tutta italiana.
Lei la incontriamo nel numero uno della serie conclusa, proprio all’inizio quando il suo nome è ancora Paul.
Un gesto, un semplice abbraccio fa comprendere a Paul che forse quello che sta vivendo non è ciò che vuole. Ed in quel momento la sua vita cambia e decide di farsi chiamare Cinzia Otherside.
Ma perché una macchia? La transessualità come genere è da qualche anno che viene “accettata” anche se, purtroppo, ancor oggi c’è chi la considera una “malattia”. Una macchia da nascondere come l’omosessualità, che può far vergognare chi è intorno ma per fortuna i tempi stanno cambiando.
Ricordo di una notizia del 2005 dove veniva riportato che un noto rampollo era entrato in coma a causa di una overdose da cocaina in compagnia di una trans; all’epoca fece più scalpore la presenza di questa donna che l’utilizzo della cocaina e questa cosa mi lasciò abbastanza perplesso. Fu istituita una gogna mediatica (su questo purtroppo il cambiamento ancora deve avvenire) e la transessualità era vista come una malattia grave, da evitare e non parlarne.
Era una macchia da ripulire, da non diffondere e le persone erano convinte di doverci difendere da tutto questo. Per fortuna dal 2005 ad oggi molte cose sono cambiate.

…di leopardo
Da quella notizia che “scandalizzò” la società ad oggi sono passati molti anni e per fortuna, come detto in precedenza, le cose stanno cambiando. Le persone cambiano per svariati motivi, dal più semplice al più complesso motivo. E cosi fanno anche le idee, a parere mio. Si anche le idee cambiano nel corso degli anni. La graphic novel di Ortolani ne è un esempio poiché con una vena ironica riesce a mostrare come la visione che la società che ha verso il “diverso” stia mutando piano piano.
Cinzia è una lettura che strappa un sorriso ma che ci mostra anche come il cambiamento avviene sia all’interno delle persone che all’esterno, che per cambiare le cose c’è bisogno di agire; si perché la protagonista della storia cambia prima per amore verso un uomo ma anche per se stessa, cambia perché vuole che non sia più considerata una macchia in una società “immacolata”.
Cinzia di Ortolani non è un semplice fumetto, non è la solita storia divertente di un autore che fa sorridere sempre ma è una lettura ben più profonda che coinvolge tutti. E’ una lettura per chi ha privilegi “dalla nascita”, chi lotta per avere dei diritti e non doversi vergognare di essere se stess* e chi ogni giorno si confronta con i proprio pensieri.
Poichè il cambiamento può partire solo da noi e solo noi possiamo intraprendere un viaggio che ci porterà a maturare. Il cambiamento è sempre dietro l’angolo

La cartolina

La cartolina

La pandemia ci ha reso migliori?

A feste passate aprite la vostra credenza e guardate.

Il servizio di piatti che solitamente tirate fuori per gli estenuanti e interminabili pranzi di famiglia quest’anno è rimasto fermo lì?

Se la risposta è si, allora siete migliorati. Avete agito pensando al bene comune.
In caso contrario non siete peggiorati, eravate evidentemente già degli ignavi.
A nostra insaputa

“Il servizio buono”
Irpinia 2021

La storia del prato sorto nel centro storico di Atripalda

La storia del prato sorto nel centro storico di Atripalda

Per molti, oserei dire per la quasi totalità di noi, questi 366 giorni appena trascorsi sono stati molto difficili e ci hanno messo di fronte a notevoli difficoltà. Un anno in cui abbiamo dovuto affrontare disgrazie d’ogni genere e districarci tra mille peripezie. Proprio per questo in ogni discorso, pensiero o semplice appunto che riguardava il 2020 gli abbiamo dato seguito con i più differenti dispregiativi. Un anno sfortunato, maledetto, sciagurato, strano, dannato. Ma per molti di noi questo è stato anche un anno “non vissuto”, in cui non è “cambiato niente”, quasi come se ci fosse stato un congelamento della vita. È mia intenzione in queste brevi parole affrontare proprio questa definizione, ma procediamo con ordine.

Nella memoria collettiva il ricordo di quanto avvenuto nei mesi scorsi e per questo mi servirò di questa freschezza ed elasticità collettiva per dimostrare quanto segue.

Erano i primi giorni di aprile e tutta l’Italia si stava lentamente riprendendo dal fortissimo crochet che dai primi di marzo ci aveva chiuso all’angolo e ci aveva costretto a familiarizzare con termini quali coronavirus, pandemia, lockdown e così via. Giorni in cui la paura dei singoli si era trasformata in coraggio collettivo. Avevamo riscoperto i primi spazi domestici a noi sconosciuti fino allora, i balconi, e avevamo passato gran parte delle nostre giornate lì, riscoprendoci cantanti, patrioti, ma soprattutto avevamo riscoperto la natura.

Così, mentre gran parte dell’azione antropica si stava ritirando sotto i colpi dei DPCM, la natura stava rinascendo proprio nel suo momento migliore dell’anno: la primavera. L’assenza di traffico e smog aveva portato a un notevole miglioramento della qualità dell’aria e gli stormi in cielo e gli alberi in fiore dimostravano un’altra energia rispetto al solito. Le nostre città hanno assistito a questo miracolo stagionale con estremo stupore. Lo stesso stupore aveva pervaso le strade di Atripalda, invasa com’era delle stesse sensazioni e dagli stessi umori.

Spettatori incolumi di tutti erano i pochi e timidi passanti, impegnati nello svolgimento delle piccole commissioni quotidiane. La città che fino a qualche giorno fa si era mostrata silente ed immutata, celava nei suoi angoli più coperti il frutto di un lavoro di trasformazione continuo e costante che la natura stessa stava operando in quei giorni.

Il cambiamento era avvenuto sotto gli occhi di tutti e sotto l’attenzione di nessuno, in maniera costante. Persino la pavimentazione del centro storico si era trasformata, tra i lisci sampietrini dei vicoli era cresciuta, prima timidamente, poi con maggior rigore l’erba, lasciando così al verde una delle rare vittorie in mezzo all’oceano di grigio che ci circonda quotidianamente. Al posto della strada, un piccolo prato, tra i palazzi e le auto, era rinato.

Per qualche giorno lo stupore dei passanti, compreso il sottoscritto non è stato poca cosa. Lo stesso stupore di quei giorni mi ha invaso mentre mi ritrovo qui davanti alla tastiera cercando di parlare del cambiamento. In molti, tra amici e conoscenti li ho sentiti ripetere che dell’anno trascorso la cosa peggiore è stato la condizione di congelamento in cui abbiamo vissuto e per settimane mi sono interrogato a riguardo. Ma proprio ripensando a questo piccolo avvenimento mi è stato possibile comprendere come anche nella realtà più immobile tale condizione è essa stessa apparente.

Il vicolo del centro storico dove per un breve periodo ha fatto la sua comparsa un inaspettato prato.

Così anche noi in questo anno appena trascorso siamo cambiati non poco e abbiamo vissuto moltissimi cambiamenti. Come per la nascita del prato urbano dovremmo imparare ad osservare e a leggere le nostre strade, le nostre piazze e le persone che le attraversano. Quello che questo 2020 ha fatto emergere è che le città sono ancora il motore di tutto, sia delle nostre disuguaglianze, ma anche delle innovazioni e delle trasformazioni che avvengono continuamente e che appunto avremmo dovuto imparare a leggere proprio grazie a quest’anno così difficile.

Dovremmo imparare ad osservare un po’ più spesso quello che ci circonda per sentirci almeno un po’ cambiati dal passato, non è un compito facile, ma nemmeno impossibile.

Se il virus cambia, cambio anche io

Se il virus cambia, cambio anche io

Cara Fabiana,

oggi a Parma nevica (28 dicembre 2020, ndr) . Non avevo mai visto così tanta neve tutta insieme, i fiocchi che percorrono una linea orizzontale trasportati dal vento, i miei piedi che affondano nel bianco.

È proprio in giornate come queste che ai miei occhi appare ancora più chiaro quanto la mia vita sia pervasa dal cambiamento. Un cambiamento che ho voluto, che ho scelto e di cui vado anche abbastanza fiera.

Non bisogna dimenticare, però, che esiste anche un altro di tipo cambiamento ed è quello a cui la vita ci sottopone senza consultarci, un vortice di avvenimenti strafottente della nostra volontà che ci trascina via con sé.

Diciamoci la verità, questo secondo tipo di cambiamento è quello più presente nella vita di ognuno di noi. Anzi, direi che è l’essenza principale della vita. Il cambiamento è vita.

Vista sotto quest’ottica, quindi, quest’anno, di vita ce n’è stata proprio tanta, densa come la cioccolata calda di cui ora avrei tanto voglia.

Una cioccolata, però, rigorosamente amara, dato che i cambiamenti di questi mesi sono stati tutt’altro che piacevoli. Un virus misterioso ha sconvolto le nostre giornate, le nostre abitudini, insomma ci ha tolto il potere di governare la nostra vita.

La sensazione è quella di essere stati costretti a un blocco, una cristallizzazione. Chiusi nelle nostre abitazioni abbiamo lavorato e studiato a distanza, rinunciato alle uscite non necessarie, ad amici e parenti. E beffa della beffa, in questi giorni inizia a circolare la notizia che, mentre noi stiamo fermi, il virus, proprio quel nemico che è causa del nostro stop, ha deciso di mutare, di cambiare appunto.

Panico? Certo che no. Che ci piaccia o no l’idea, ogni virus non è altro che un organismo già presente in natura e che tende ad adattarsi, e quindi mutare, in base alle condizioni offerte dall’ambiente che lo ospita. Insomma, è un tipo come noi, con caratteristiche molto simili alle nostre.

In quanto tipo come noi, però, qualcosa non quadra. Perché il virus continua a cambiare, mentre noi siamo bloccati? È proprio qui, l’errore, cara Fabiana. Un errore di percezione a esser precisi.

Pensaci. È vero, in questi mesi siamo stati fisicamente fermi, rallentati nelle mille cose da fare, limitati. La nostra testa, però, non conosce ostacoli architettonici è ha continuato a riceve input dall’esterno che hanno contribuito a un accrescimento di informazioni da elaborare, di esperienze. Seppur da fermi, anche se risulta difficile crederlo, in questo momento siamo i protagonisti di una delle esperienze più forti della nostra vita. Il cambiamento è inevitabile, forse molti lo capiranno più in là.

Un cambiamento personale, in seguito al quale ognuno raccoglierà i propri frutti più o meno aspri. Io spero ci sia tanta riflessione e una riconsiderazione di quali sono i veri valori della vita. Quelli che in questi mesi ci sono stati tolti, ma che avevamo già un po’ perso prima che iniziasse quest’incubo.

Quando il virus si ritirerà, non torneremo a essere quelli di prima, saremo diversi, cambiati. Il nostro cambiamento è già in itinere. Lo è sempre. Di certo, quando il velo del virus sarà strappato via, non avremo più scuse per evitare di  prendere in  considerazione quello che siamo alla luce del sole.