La città dei mostri

La città dei mostri

L’ignoranza è l’utero dei mostri.

Henry Ward Beecher

Non il sonno ma l’insonnia della ragione genera mostri.

Gesualdo Bufalino

Con l’estate alle spalle da qualche giorno possiamo ritornare alla formula classica, anzi anarchica, di Cinema-off e pizza. Ritorna anche un nuovo condimento del nostro alimento preferito che troverete in calce all’articolo. Per il resto, sempre la solita solfa: Vincent Price, Roger Corman, gli anni Sessanta con i suoi e i nostri mostri.

Buona lettura, buona visione e buon appetito.

LA CITTÀ DEI MOSTRI

TITOLO ORIGINALE: The Haunted Palace

ANNO: 1963
DURATA: 87 min
GENERE: gotico
REGIA: Roger Corman
SOGGETTO: Howard Phillips Lovecraft
SCENEGGIATURA: Charles Beaumont, Francis Ford Coppola (non accreditato)
PRODUZIONE: Stati Uniti d’America
CAST PRINCIPALE: Vincent Price, Lon Chaney Jr., Debra Paget, Leo Gordon

 

TRAMA (GIUSTO IL MINIMO SINDACALE)

Charles Dexter Ward (Vincente Price), accompagnato dalla bella moglie Ann (Debra Paget), si reca nella città di Arkham nel New England (…e dove altrimenti?!) allo scopo di prendere possesso del Castello… di famiglia, e che famiglia! Gli abitanti della cittadina iniziano subito a guardare attoniti la coppia perché lui assomiglia davvero tanto a qualcuno che nel 1765 – centodieci anni prima – aveva lanciato una tremenda maledizione o qualcosa di simile. Poi c’è un pozzo che nasconde un segreto legato al famigerato Necronomicon, il libro dei morti. E poi c’è un rito. E poi, e poi vi ho già scritto troppo.

APPROFONDIMENTI E CURIOSITÀ (MENO DEL MINIMO SINDACALE, GIUSTO PER GIRARCI INTORNO)

La città dei mostri è uno dei tanti film leggendari distribuiti dalla American International Pictures e diretti dal grande Roger Corman. Siamo nel 1963 (in Italia il film arriverà nelle sale un paio d’anni dopo) e Corman era già apprezzato in tutto il mondo per i suoi lungometraggi ispirati dai classici della letteratura gotica, soprattutto quelli vagamente influenzati dai racconti di Edgar Allan Poe; di questi ne aveva già diretti cinque: I vivi e i morti, Il pozzo e il pendolo, Sepolto vivo, I racconti del terrore e I maghi del terrore (tutti consigliati). Ottimi gli incassi e quindi, perché non pubblicizzare anche questo film come tratto da una poesia del nostro amico di Baltimora (Il palazzo stregato)? Ma il marketing è una cosa, mentre il soggetto e la sceneggiatura sono un’altra. Infatti, La città dei mostri è il primo film basato su un’opera di Howard Phillips Lovecraft dal titolo Il caso di Charles Dexter Ward (pubblicato nel 1941, ma scritto nel 1927). Già solo per questo varrebbe la pena di visionarlo. Conoscete Lovercraft, vero?

Vincent Price è il mattatore unico di questo film in un classico doppio ruolo. Intenso, teatrale e, come sempre, perfetto nel suo balzare senza controllo sopra e in mezzo alle righe. Nel cast anche quella vecchia spugna di Lon Chaney Jr. impegnato in un piccolo ruolo.  Perfette le lugubri atmosfere che seguono una trama semplice ma d’impatto, in cui Corman è bravissimo a far trapelare dubbi, terrore e deformità. Corman anche in questa occasione gioca molto con il clima e gli oggetti a lui cari: vecchi dipinti, oscuri manieri e costumi magnificamente curati. Ma a questi aggiunge qualcosa di nuovo, una nebbia e un’oscurità che sembra perpetua, quasi a sottolineare il fato avverso che incombe sui personaggi e forse su tutti noi… Esattamente come fece, sempre nel 1963, il nostro immortale Mario Bava con il suo capolavoro I tre volti della paura (Black sabbath, per gli anglosassoni). Sarà un caso?

IL TRAILER ORIGINALE

PIZZA TIME: ITTICO È BUONO

Pizza e pesce, non è una scelta semplice per gusto personale e capacità di saperli abbinare senza rovinare la materia prima che prima nuotava nel mare o in un allevamento. Dieci secondi in più e il pesce si secca o si stracuoce. L’unica soluzione per evitare catastrofi è usare il salmone. Basterà avere una base bianca e ricordarsi di aggiungerlo fuori dal forno a strisce molto sottili. Potete anche collocare il salmone (anche affumicato) sotto un abbondante strato di formaggio per proteggerlo dalla cottura (ottimo il fiordilatte mischiato ad un po’ di yogurt bianco non zuccherato). Basterà aggiungere i tre ingredienti negli ultimi minuti di cottura nel vostro forno di casa facendo attenzione che tutto il salmone sia ben coperto.

POESIA BONUS

“Il Palazzo Stregato” (Edgar Allan Poe)

Nella nostra più verde vallata
Da angeli buoni abitata,
Un grandioso palazzo, ergeva la fronte.
Nel regno del monarca Pensiero,
Là s’innalzava!
Mai spiegò serafino le ali
Su dimora d’uguale bellezza!
Stendardi gialli, gloriosi, dorati,
Fluttuavano ondeggiando sul tetto
(Ma tutto questo nei tempi andati,
Tanto tempo fa)
E ogni brezza che scherzava leggera,
In questi giorni felici,
Lungo i bastoni impennacchiati e languidi,
Un alato profumo portava con sé.
Chi vagava per quella felice vallata,
Poteva attraverso vetrate lucenti vedere
Spiriti muoversi armoniosamente
Al suono di un liuto assai bene accordato,
Attorno a un trono dove, seduto
Porfirogenito,
Nel rango che alla sua gloria competeva
Il sire del regno era veduto.
E sfavillante di perle e rubini
Era il portale del raro palazzo, 
Dove a ondate fluiva e fluiva,
Senza fine tra luccichii,
Una compagnia d’Echi,
Col grato compito sol di cantare,
Con voci d’insuperata bellezza,
La saggezza e l’ingegno del re.
Ma spiriti malichni con abiti a lutto
L’inclita proprietà del monarca assalirono.
(Ah piangiamo! Che più nessun’alba
Sorgerà per lui, sventurato!)
E attorno alla casa la gloria
Che sfolgorava e fioriva
Non è che un’oscura memoria
Di un tempo ormai morto e sepolto.
E chi, ora, passa per quella vallata,
Per le rossastre vetrate intravede
Immense forme muoversi irreali
Al ritmo d’una dissonante melodia
Mentre, lugubre rapido fiume,
Per sempre dirompe dal cereo portale
Un’orrida folla che ride,
Ma non sorride mai più.

Un classico dai canini aguzzi e… occhi a mandorla

Un classico dai canini aguzzi e… occhi a mandorla

弱肉強食 / Jaku niku kyō shoku / l forti mangiano, i deboli sono carne.

(antico proverbio giapponese)

C’è tutto un mondo, anche nel Cinema, fatto di scambi e passaggi. Le contaminazioni hanno sempre a disposizione un biglietto di andata e ritorno. In questo caso specifico dall’Occidente all’Oriente, dall’Europa al Giappone e ritorno. Di seguito vi descriverò molto vagamente come un classico letterario e cinematografico europeo viene arrangiato nel Sol Levante.

Affilate i vostri canini e buona lettura a tutti.

Il vero Dio presta attenzione a un passero che cade, ma il Dio creato dalla vanità umana non fa distinzione tra un’aquila e un passero.

(1897, BRAM STOKER dal suo libro “Dracula”)

IL SANGUE DI DRACULA

ALTRI TITOLI: NOROI NO YAKATA: CHI O SU ME (titolo originale), BLOODSUCKING EYES, LAKE OF DEATH, LAKE OF DRACULA, DRACULA’S LUST FOR BLOOD

ANNO: 1971

DURATA: 83 min

GENERE: gotico, classic horror, dramma

REGIA: Michio Yamamoto

SCENEGGIATURA: Ei Ogawa, Masaru Takesue

PRODUZIONE: Giappone

CAST PRINCIPALE: Midori Fujita, Shin Kishida, Osahide Takahashi, Sanae Emi, Tadao Fumi

TRAMA (GIUSTO IL MINIMO SINDACALE)

Akiko è una giovane insegnante d’arte e pittrice dallo stile molto particolare. Da piccola, mentre era alla ricerca del suo cagnolino, si ritrova nei pressi di un’antica casa e scorge un essere mostruoso con la bocca insanguinata…

La ragazza, da adulta, ha un’esistenza serena. È fidanzata con un medico e nelle sue opere rappresenta le sue esperienze di vita, specialmente quelle legate all’infanzia. Sarà proprio la sua arte, ancora influenzata dall’orrenda visione di tanti anni prima, a risvegliare il male.

APPROFONDIMENTI E CURIOSITÀ (MENO DEL MINIMO SINDADACALE)

1975, il volume numero 78 di Segnalazioni Cinematografiche riporta alcune note critiche sul film in questione: “Semplice e lineare, questa vampiresca storia potrebbe essere un dolce racconto d’amore o una vicenda avventurosa, a patto di accettarne l’assurdo presupposto. La traduzione schermica, tuttavia, ondeggia tra generi diversi e contrastanti; l’idillio poetico è abbastanza intonato con il gusto nipponico per l’estetizzante scenografia; però, per due terzi è guastato dalla ricerca di effetti propri del ‘terrore’ e per un terzo da effettacci propri del macabro.”

Peccato che quanto scritto, come capitava spesso all’epoca e non solo, andava a sminuire gli horror per “partito preso”. Nel complesso c’è poco altro da aggiungere per inquadrare questo film decisamente affascinate. Un’opera in bilico tra il classico stile europeo della Hammer Film (la casa di produzione Toho Company può essere considerata come la Hammer nipponica) e il melodramma giapponese a tinte dark e anche un po’ psichedeliche. La figura del vampiro ricorda molto da vicino l’eleganza di quello interpretato da Christopher Lee. Ma il gusto e la visione giapponese arriva lo stesso allo spettatore, per donare un tocco di originalità alla storia, grazie alla disciplinata regia di Yamamoto e a un’atmosfera disgiunta dai classici europei (tranne per alcune scenografie e situazioni inevitabilmente derivative). Da segnalare, l’interessante aspetto dell’inquietudine della protagonista rappresentata nei suoi dipinti su cui la regia e la sceneggiatura fanno un ottimo lavoro.

Se avete voglia di una storia sul mito del vampiro lontana dai tetri castelli europei degli anni ’50-70, questa è la pellicola che fa per voi.

Il sangue di Dracula è il secondo dei tre film della trilogia sui vampiri (la Bloodthirsty trilogy), prodotti dalla Toho e diretti da Michio Yamamoto. Gli altri due titoli sono Vampire Doll  a.k.a. Legacy of Dracula (1970) e Evil of Dracula (1974). Nessuno dei tre film ha una storia connessa con gli altri.

TRAILER INTERNAZIONALE (CON IL TITOLO DI “LAKE OF DRACULA”)

VISIONI (S)CONFINANTI

Fracchia contro Dracula (1985, Neri Parenti). Si tratta di una parodia a cui sono particolarmente legato. Il primo tempo sfiora la perfezione, potrei recitarvelo tutto a memoria. Da vedere, rivedere e tramandare ai posteri per i prossimi mille anni.

“IL SOLITO TRUCCHETTO PER INVALIDARE L’ATTO…”

https://youtube.com/watch?v=vmw16Vm0i6U

…e ora rilassiamoci con un cartoon bonus e a tema, in lingua originale. Altro ultra-classico da sgranocchiare come una carota: