Abbecedario di provincia: lettera L

Abbecedario di provincia: lettera L

Esistevamo già prima delle mie stronzate nei tuoi giorni e del tuo strabismo che mi confonde ancora (non mi distraggo quando parli, è che a volte non so se ti rivolgi a me). E c’eravamo prima dei stupidi tramonti assieme, quando magari ci commuovevamo guardando mari opposti oppure calpestando una terra diversa, i miei passi più cialtroni dei tuoi, sempre precisi ed efficaci. E chissà tu dov’eri quando quel bambino che assomiglia a Middle mi rubò la merendina ed io, ovviamente di nascosto, ruppi i suoi occhiali. Ricordo che piangeva e nulla più, fu la prima soddisfazione nella mia vita. E chissà dov’ero io quando andasti male nell’interrogazione di storia e magari imprecasti contro Cesare.

Se ci penso bene, da quando io e lei stiamo assieme, che poi assieme è brutto come termine, abbiamo compiuto le stesse azioni che facevamo già nelle nostre vite precedenti. Però è diverso. Ad esempio, ti senti meno stupido se durante un funerale ti scappa da ridere (per fortuna è un fatto vero) o avverti maggiore consapevolezza quando arriva il momento di prendere una decisione perché sai che a quel punto un eventuale boomerang potrebbe colpire anche la sua di testa.

E pensando a lei ci sarebbe migliaia di parole da scrivere e aneddoti da raccontare, però poi sarebbe tipo una lettera e riguarderebbe soltanto noi, quando invece io, che non sono nessuno, vorrei soltanto invitarvi a stringere il vostro lui/lei e pensare che le vite di prime erano bellissime, ma mancava quella magia che poi diventa noia che però la si può sconfiggere e la solitudine si combatte meglio. Che poi, e ora mi viene da sorridere, è tutto qua. Adesso avrei romanzi da leggere, canzoni da stonare e tabacco da fumare, ma vorrei soltanto darle fastidio, magari imitando Hugh Grant in “The Gentleman” (a proposito, gran film, ovviamente consigliato da lei).

E se ci penso ancora meglio, nel corso di questi anni ci siamo anche smarriti, però con resistenza ed ironia abbiamo scoperto che nascosti dalla quotidianità e dal tempo c’eravamo noi, forse un po’ bistrattati, ma pur sempre noi. Perché accade sempre questo momento, ma a meno di altre certezze, immaginatevi a ridere da soli nel bel mezzo di un funerale senza il rumore assordante e bellissimo della sua risata.

Canzone da ascoltare: Brunori Sas-Per due che come noi

Abbecedario: lettera M

Abbecedario: lettera M

Ad un tratto mi sorride in mente il ricordo di quella ragazza dolce che si infilò una Winston in tasca per fumarla di nascosto. E la sua paura di romperla é la stessa che provo io quando nascondo quello che sono alle persone a cui voglio bene (soprattutto per la paura che in qualche modo possa deluderli). E quindi sarà il tempo brutto oppure l’aumento improvviso di virologi ma ho deciso di confessarvi quello che sono veramente (o almeno una piccolissima parte). La parola (anzi due) di questa settimana è la M di Me stesso.

Odio le luci natalizie. Soprattutto quelle di Salerno. Osservare tutto quel casino di gente entusiasta per così poco mi fa salire l’invidia e mi viene spontaneo, quindi, pormi una domanda: ma solo io per essere entusiasta pretendo chissà cosa? Amo il silenzio, stendermi sul letto, magari con te accanto o anche da solo, e non avere l’ansia di chiedere come sia andata la giornata. In quel momento vorrei soltanto che il mondo e tutte le sue cattiverie rimanessero fuori da quella porta sgangherata. Non sopporto scegliere i locali in cui andare a mangiare. Incamminiamoci, non roviniamo la magia di sentire il brividino del destino. E poi se mangiamo di merda, pazienza! Quanto é fondamentale la pazienza, ma questa é un’altra storia.

Adoro, invece, quando mi accarezzi dopo una stronzata che ho fatto e in quegli occhi tuoi posso leggere “ti ho scelto perché le tue stronzate sanno di bellissima adolescenza”. Odio quando un amico mi rimprovera di essere stato assente per troppo tempo, che poi io vi vedo tutte le sere assieme, voi grandi amici, con quei cazzo di cellulari che brillano manco fossero tutte stelline di San Lorenzo (che secondo me sono una leggenda metropolitana visto che non ne ho viste mai neanche mezza). Voi siete il mio cuore, e avete ragione, ma io preferisco assaporare lentamente la felicità che solo voi mi spiegate perfettamente (e poi sono anche un pigro schifoso in campo sentimentale).

Mi piace tornare a casa, almeno una volta al giorno. Sapere che ogni cosa sta lì al suo posto e capire che per quanto possa andare via, il profumo di casa lo riconoscerò sempre (anche se ultimamente il forte inquinamento mi sta mettendo in seria difficoltà). Poi odio la domenica sera -la causa probabilmente è da attribuire al lunedì scolastico- ed esco pazzo per il sabato mattina che scendo dal letto e mi immagino trasformarmi in un giocatore di rugby applaudito da tutto il pubblico (lo so che non ha senso come immagine ma credo siano applausi per essere sopravvissuto ad un’altra settimana di schifo).

E non so perché alle persone a cui voglio bene queste cose e tante altre le nascondo: in fondo basterebbe dire loro “Non mi va di uscire a bere una cosa, mentre se mi prepari un piatto di pasta ti abbracceró fortissimo anche se il contatto umano….”.

E allora facciamoci una promessa: cioè quella di fumare quella sigaretta all’aria aperta, in mezzo al casino. Chi vorrà resterà, anche se avremo il sapore di bruciato, anche se sappiamo che siamo fatti soprattutto di sbagli e di stranezze. Ad esempio sperare che domani andrà meglio quando la giornata è stata triste, proprio come una qualsiasi serie tv divertententemente drammatica (vi assicuro che quando sono triste non mi immagino in un bar di New York a bere caffè mentre fuori piove leggero ed una bella ragazza mi sorride, così, all’improvviso).

Canzone che consiglio: Max Gazzè– Splendere ogni giorno il sole