Sliding Doors: si potrebbe chiamare così la mia vita

Sliding Doors: si potrebbe chiamare così la mia vita

Sliding Doors: si potrebbe chiamare così la mia vita. Mi riferisco al film in cui la protagonista Gwyneth Paltrow arriva tardi in ufficio e viene licenziata. Così decide di tornare prima a casa ma una volta giunta alla metropolitana la storia si sdoppia. Grazie a questo espediente letterario avremo una Gwyneth che scopre il tradimento da parte del compagno e una Gwyneth che ritorna al solito orario a casa e prosegue la sua vita normalmente.

Ecco, si potrebbe dire che quasi tutte le persone di mia conoscenza hanno quell’istante che ti cambia la vita, quel “what if” che ti fa rimuginare mille volte sugli eventi accaduti. Mia nonna, santa donna, mi diceva sempre: “Con i se e con i ma la storia non si fa”. Ed è vero, ma ciò che traspare tantissimo nella mia generazione è la voglia di complicarsi la vita con paranoie ed eventi passati che bloccano il presente e annebbiano il futuro.

Nella mia vita spesso mi sono sentito al posto della protagonista, chiedendomi come sarebbe stato se avessi preso decisioni diverse o se altre persone avessero preso decisioni diverse per me, come quella volta in cui sono stato licenziato per un banale motivo, esattamente come la Paltrow.

Sapete, sono un chimico, e in quest’era in cui la tecnologia prevale, tanti chimici come me divulgano la loro conoscenza sull’internet, in particolare sul canale YouTube, come ad esempio Barbascura X e Dario Bressanini.

Altri, invece, non riescono a farsi strada in questo modo e, non trovando alcun stimolo sia in se stessi che dal mondo esterno, preferiscono crogiolarsi nei propri pensieri.

Io per diverso tempo ho rappresentato quest’ultima categoria. Difatti, da giovane neolaureato, decisi di aprire un profilo Linkedin ed inviare all’impazzata richieste a diverse fabbriche di tutte Italia.

Ahimé, in un mese ricevetti solo due risposte, in cui mi offrivano dei contratti di 3/4 mesi per un compenso di 600 euro mensili. Queste due offerte di lavoro mi lasciarono l’amaro in bocca. Capii, dunque, che avrei dovuto trovare un altro metodo per ottenere ciò che volevo.

Così decisi di ampliare il mio curriculum, continuando ad andare all’università per concludere il mio progetto di tesi trasformandolo in un “paper” e contemporaneamente studiavo per l’esame di stato per accedere all’albo dei chimici.

Durante l’ultima prova di quest’esame mi arrivò una mail in cui mi proposero un lavoro in un laboratorio privato, in Campania, e avrei dovuto presentarmi lí il pomeriggio stesso. Finisco l’esame e corro in questo laboratorio. Il datore di lavoro mi dice che avrei dovuto fare 10 giorni di prova e poi sarei stato rimborsato di tutte le spese.

Era un lavoro che non mi piaceva e non mi apparteneva, in quanto avrei dovuto fare analisi su vari cibi e acque, ed essendo un chimico organico non si avvicinava minimamente a ciò che sognavo di fare. Decisi comunque di iniziare a lavorare perché comunque avrei imparato tanto. Giorno dopo giorno imparavo cose nuove, ma mi ci volle davvero poco per capire che i miei colleghi sapevano far poche cose, male e meccanicamente.

Quasi nessuno era laureato, molti di loro avevano avuto quel posto di lavoro per raccomandazione ed io mi sentii quasi preso in giro perché per un istante pensai che tutti i sacrifici fatti negli anni erano stati vani.

Così, anche se l’ambiente non era dei migliori, decisi di continuare finché non arrivò il giorno in cui avrei dovuto percepire il mio primo stipendio, ma ciò non avvenne. Passavano i giorni, continuavo a lavorare ed ogni volta che chiedevo al mio datore di lavoro quando avrei ricevuto il mio compenso inventava scuse.

Alla fine decise di licenziarmi dandomi quattro spiccioli e dicendo che la mia preparazione era troppo alta per quel lavoro ed inoltre mi disse senza giri di parole che non ero ben visto tra i miei colleghi. Per la prima volta in vita mia mi sentii inadeguato e disprezzato da una società in cui avrei dovuto invece sentirmi parte.

Passai tutto il mese di agosto sul divano, con un forte senso di tristezza e depressione. Si può dire che fu uno dei momenti più brutti della mia vita, ma dopo ogni tempesta c’è sempre l’arcobaleno.

Così decisi di fare qualcosa che stravolgesse completamente la mia vita e partì per l’Olanda. Passai pochi mesi lì, ma ebbi molto tempo per riflettere su di me e far chiarezza su come funzionasse il mondo del lavoro in un Paese che non fosse l’Italia.

Quando ritornai mi misi a studiare inglese seriamente per poi provare a fare il dottorato all’estero. Passai tutto il 2019 a studiare fino a luglio e ad agosto finalmente vinsi una borsa di studio a Brno, in Repubblica Ceca dove ora vivo, lavoro e sono soddisfatto al 100%.

Dopo aver raccontato la mia esperienza di vita consiglio a chiunque di vivere per un periodo in un paese estero e constatare le varie differenze con l’Italia.

Amo il mio Paese ma bisogna essere realisti: purtroppo non ci offre possibilità vantaggiose e allontanarmi dall’Italia mi ha salvato la vita. Viaggiate e scoprite cose nuove: sono le uniche cose che realmente ci tengono in vita.

Oggi è un anno che ti ho lasciata

Oggi è un anno che ti ho lasciata

Sono a Parma da un anno, eppure quando di tanto in tanto torno a Napoli dalla mia famiglia quella che fino a poco tempo fa era la mia casa non mi sembra più la mia casa. Appare più grande, percepisco che qualche mobile o oggetto è stato spostato e c’è un profumo che non riconosco. Puntualmente chiedo a mia madre cosa abbia cambiato e con la stessa puntualità lei mi risponde che è sempre tutto uguale. La verità è che sono cambiata io.

Penso spesso alle motivazioni che mi hanno portato a lasciare Napoli. La maggior parte delle persone va via a malincuore per la ricerca di un lavoro che giù non c’è. Anche io apparentemente sono andata via per trovare il lavoro della mia vita. Ho colto l’occasione di uno stage presso una casa editrice di Fidenza della durata di quattro mesi. Stage che, nella mia testa, mi avrebbe permesso di mettere piede nel mondo dell’editoria e di non toglierlo più. Come si può immaginare, non è andata proprio così, ma, sia chiaro, la scrittura non la mollo. Alcuni eventi inaspettati hanno reso la mia esperienza in casa editrice turbolenta e a intermittenza. Prima uno stop per gestire questioni lavorative non previste, poi un secondo stop da Covid-19 che mi ha costretta a concludere lo stage, discussione finale inclusa, in smartworking.

Le questioni lavorative non previste prendono il nome di Poste Italiane. Una delle realtà più solide d’Italia, con la quale avevo già fatto conoscenza a Napoli. Quindici duri mesi di lavoro a tempo determinato nel reparto produzione, avviati dopo la Laurea Specialistica in Comunicazione pubblica, sociale e politica e, poi, conclusi durante i primi mesi del Master in editoria e scrittura creativa. A quanto pare quel sudore aveva dato i suoi frutti. Durante lo stage mi arriva la notizia che sono rientrata nelle graduatorie per le assunzioni a tempo indeterminato, proprio a Parma. Mi diverte dire che Poste Italiane ha deciso di perseguitarmi, di seguirmi da Napoli a Parma, ma non posso che ringraziare per aver avuto un’opportunità tale. Oggi sono una portalettere con la passione per la scrittura e tante ambizioni nascoste tra le lettere che imbuco.

Sono andata via da Napoli alla ricerca di un lavoro e il lavoro ha cercato me. Apparentemente sono andata via da Napoli per questo. Se guardo, però, nel profondo di me stessa io ho lasciato quella città come si lascia un fidanzato a cui hai perdonato troppi tradimenti. Del lavoro ne avevo bisogno, ma in un modo o nell’altro avrei trovato qualcosa, magari più vicino alle mie aspirazioni. Napoli è bella, la più bella del mondo. Chi la visita se ne innamora a prima vista, chi vi nasce non può spiegare l’amore che prova. Ma Napoli è anche stronza, ti riempie gli occhi con il suo patrimonio e poi quegli stessi occhi te li  strappa via con la monezza, i disservizi, l’inciviltà. Non è colpa sua, è fatta così e – ahimè – non cambierà mai. O resisti o te ne vai. Io sono andata via perché ero stanca di quella carta sporca.

Parma è bella, ordinata, funziona tutto. C’è tanto verde e un silenzio che non avevo mai conosciuto. Spostarsi è importante, ti fa capire che c’è tanto altro in questa vita e ti cambia dentro. E così quando torno a Napoli è come se andassi a prendere un caffè con quel fidanzato che ho lasciato un anno fa. Attraverso i vicoli del centro storico, arrivo sul lungomare, mi fermo davanti all’onnipotente Vesuvio. La guardo negli occhi: è sempre così bella e maledettamente uguale. Provo rabbia perché non ci si dovrebbe lasciare quando si ama ancora. Provo malinconia perché quello che trovi a Napoli, nel bene e nel male, non lo trovi in nessun altro luogo. Provo gratitudine perché quello che sono oggi è il risultato delle mie scelte.