Note cartonate: la speranza

Note cartonate: la speranza

“Vita ce n’è ancora”, questa frase risuona nella nostra mente come un mantra, come una danza di quelle tribù che sperano di superare una pestilenza affidandosi alla sorte, o meglio affidandosi a qualcuno che dai piani alti possa intercedere nelle nostre vite. In questo anno storico ognuno di noi ha cercato il proprio appiglio in qualcosa o in qualcuno ,non a caso l’ uomo per poter vivere e far fronte alle difficoltà ha sempre avuto bisogno di credere in qualcosa, ha sempre avuto bisogno di sperare; questa è la parola chiave di questa settimana: LA SPERANZA.

A questo proposito cito il pezzo di Eros Ramazzotti dal titolo “Vita ce n’è”.

“…tutta questa pioggia sta bruciando la mia anima, dammi un altro giorno io non mi fermerò”. In questi versi rivedo la condizione generale e quotidiana che ci attraversa dentro, un misto di terrore ,stanchezza e speranza.

Tutti viviamo oramai in un monito di razionalità, lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alla nostra intelligenza; tuttavia in fondo a noi stessi c’sempre la speranza che domani possa cambiare qualcosa e per sentirci vivi ,speriamo sia sempre domani il momento giusto per cambiare le cose, per tornare a sognare e a crescere. Crescere: una parola bellissima ,che dal latino proviene dalla radice di un’altra bellissima parola, ovvero creare. Crescere e creare, cose che sono insite in noi, ma che oggi non sono poi cose scontate, ma la speranza di riassaporarle a pieno ci spinge a sperare e a sentirci ancora vivi.“….se hai un sogno e non finisce o è tutta verità, la nostra è una scommessa tra due fuochi che si uniscono, io ci giurerei che un’ altra vita in due è possibile…”Ecco oggi la nostra vita è ancor di più’ una scommessa, una puntata folle senza aver certezze. Paradossalmente la nostra generazione è temprata in tal senso, ove la nostra esistenza è costellata e bombardata di incertezze quotidiane.“…vita ce n’è sai, ancora, l’amore che si rinnovano costruiremo insieme, non c’è una direzione sola”. La mia personale speranza è che da questo anno infernale ne potremo uscire rafforzati nel vero senso della parola. Spero, possa esserci più’ consapevolezza nei propri mezzi e nella propria esistenza. Spero che questa esperienza non cada nel dimenticatoio della nostra essenza. Dalla cenere si rinasce e noi Irpini lo sappiamo bene, come sappiamo bene che dopo un buio gelido ,torna sempre un sole caldo e accogliente.

Note cartonate: la speranza

Fili di tutti i colori

Da quasi un anno la nostra vita è diventata un pantone e ogni santo giorno abbiamo la possibilità di vestirci del colore che più ci piace, sfoggiando ognuno la sua zona colorata.

C’è chi ,con la zona gialla, è semi quiescente e vive tra l’illusione della normalità ed il “tanto non succede a me”, per poi rendersi conto che la libertà non ha colore ed il fatto di essere etichettati ne è la dimostrazione.

Ci sono poi i signori vestiti di arancione: che bel colore si potrebbe dire, no? In questa zona si vive con i riflettori puntati addosso, sarà per il colore appariscente, sarà che in un attimo ci si ritrova vestiti a festa.

La zona agli onori della cronaca è quella rossa, colore intenso e passionale.

In questo periodo natalizio, avere l’ onore di far parte di questa fascia cromatica, sembra quasi un dono. Questo anno particolare lascerà nel nostro animo e nella nostra psiche segni indelebili ,basti pensare che nel nostro subconscio la parola “non” tende ad essere rimossa, così come accade per i bambini.

A tal proposito, vorrei condividere con voi un pezzo non famosissimo, parlo di “Fili di tutti i colori” di Francesco Tricarico.
Il cantautore milanese, in questo pezzo parla di quanto l’ apparenza possa ingannare, parla di aspettative disattese .

“Ogni giorno che splende il sole io spero sempre che sia migliore, sono entrato in quella stanza, mi hanno dato una scatola di cioccolatini, ma quando l’ ho aperta c’eran dentro dei fili”.A mio parere questa frase è emblematica. Da un anno a questa parte speriamo che questa situazione possa mutare.


Siamo bombardati da notizie l’una discrepante dall’altra e quella famosa scatola di cioccolatini sembra cambiare il proprio contenuto in ogni momento.
“….poi ricordo ho spaccato una vetro, mi hanno presomi han legato”.

Ho sognato dei cioccolatini che stava dentro alla scatola dei fili”.
In questa parte del brano rivedo la frustrazione e la confusione che anche noi viviamo in funzione di ciò che sarà deciso da altri.
Facciamo fatica ad accettare questa condizione, in quanto Paese libero e democratico.


All’improvviso i cioccolatini ,che rappresentano la normalità, li ritroviamo come una stranezza. La scatola dei fili, diventa invece la normalità. Oggi tutto è il contrario di tutto, ma quella scatola di cioccolatini io la conservo e quando sarò sicuro di non ritrovarci fili di tutti i colori, la aprirò, magari indossando un vestito che non sia rosso.