Abbecedario di provincia: lettera P

Abbecedario di provincia: lettera P

Vorrei che ti sedessi un minuto accanto a me e che mi sorridessi a squarciagola perché solo così riesco a mettere a tacere tutte le mie piccole paure quotidiane.

Intanto, però, ti confido che ho paura – parola della settimana se non si è ancora capito – di non essere all’altezza degli altri e se a volte in mezzo alle persone mi vedi in silenzio non è poesia né riflessioni ma soltanto il terrore di non piacere ad un cazzo di nessuno. E poi ho paura dell’acqua alta ed è un timore che supera di gran lunga la voglia che ho di nuotare lontano fino a distanziare tutte le rotture di coglioni della spiaggia. Ed invece ogni anno mi ritrovo a combattere quei granelli di merda che si appiccicano alla pelle e a nascondermi da chi ha un fisico più atletico del mio. A riguardo, ho paura di non cambiare mai, di essere sempre lo stesso. A volte nel letto, la sera, fisso il soffitto e vorrei piangere. Non mi sono mai iscritto alla piscina, non ho mai frequentato la palestra con dedizione: lo vedi che non mi muovo in nessuna direzione?

Inoltre ho paura di morire. Ne ho parlato anche con la psicologa che mi ha dato delle spiegazioni che non ho capito perché intanto avevo il naso che colava e già mi vedevo intubato a qualcosa mentre un medico, scuotendo la testa, urlava di averne perso un altro. Ora che ci rifletto bene, però, mi sembra che mi abbia detto, la psicologa, che questa paura dovrebbe spingermi a fare qualcosa di costruttivo, magari provare a realizzare un mio sogno: solo chi ha coraggio deve temere la morte; per uno come me, fermo e pigro, la morte, infatti, sarebbe soltanto un premio.

Ma a questo punto ti stoppo e ti chiedo: e metti caso che si realizzasse qualche mia aspirazione? Non so come reagirei, quasi sicuramente avrei paura che quel frammento di felicità possa bruciarsi troppo in fretta. Quindi meglio stare fermi, immobili, in balìa degli eventi.

Infine, oltre ad avere paura dei nani e dei maranza, ho paura di non riuscire a riconoscere quando sarà il momento di mettersi finalmente in gioco. Qualcuno, forse un amico, mi disse che ogni attimo è giusto per lasciarsi tutto alle spalle e provare ad essere una persona probabilmente migliore, sicuramente diversa. Io tremo all’idea di non farcela però dentro di me so bene che la paura è sinonimo di “incominciamo a camminare e fa nulla se dovessimo bere un po’ di acqua salata ma sai che bello i cavalloni che ti azzannano le gambe e le risate degli amici ad accarezzare il mare”. Quindi ho un sacco di paure però è giunta l’ora di non allontanarle, ma di abbracciarle e provare a convivere prima che sia troppo vecchio per imparare a nuotare.

Ps: comunque non mi iscrivo in palestra.

Avanti Palestra! Una storia italiana

Avanti Palestra! Una storia italiana

Dopo 22 anni la Sociedade Esportiva Palmeiras è campione di Sud America. La finale di Rio de Janeiro decreta il vincitore in maniera beffarda, il Verdaõ si aggiudica la competizione contro i rivali storici del Santos con un colpo di testa di Breno al 98esimo minuto (avete capito bene)!

Il calcio sudamericano regala emozioni senza risparmiarsi mai, nonostante il Maracanà svuotato dalle disposizioni anti Covid, la torcida verde non ha rinunciato a riversarsi per le strade di San Paolo per festeggiare un titolo che mancava dal lontano 1999.

A questo punto per qualsiasi lettore sarebbe lecito chiedersi: ma a noi cosa ci importa? Difficile rispondere che cosa significhi il Palmeiras per me, né è così semplice far capire il posto occupato da questa società nella mia storia familiare. La storia di questo glorioso club brasiliano è legata a doppio filo con la storia del nostro Paese, con la sue storie di emigrazione, avventura e coraggio, il coraggio dei tanti Italiani imbarcatisi nel dopo guerra per cercare migliori condizioni di vita, tra questi, i miei nonni.

Negli anni ’50 San Paolo del Brasile era un ricettacolo di etnie, culture, speranze e lavoro improvvisato. Le sue torride strade promettevano mondi nuovi e nuove prospettive, arenatesi poi con il tempo e grazie a dei prevedibili processi socio-economici che avrebbero portato a trasformare il sogno brasileiro in un incubo sconfinato come una favela. I miei nonni la domenica avevano un solo svago: il Palmeiras, lo stadio Palestra Italia, il ritrovo della comunità italiana, l’orgoglio di rappresentare il tricolore in un Paese sconfinato e malato di calcio.

Il Palmeiras nasce, infatti, come Palestra Italia nell’agosto del 1914 per volontà dei primi immigrati italiani a San Paolo, stupiti dalle performances del Torino e della Pro Vercelli giunte pochi mesi prima nell’emisfero australe in tournée. Lo stemma di casa Savoia e i rimandi al tricolore italiano vengono scelti ad eterna memoria delle radici italiane del club. La Puma, sponsor tecnico del club, ha omaggiato il passato del club presentando una maglia elegantissima, sulla quale è possibile intravedere impresso sulla divisa la stessa trama dei libretti migratori dell’epoca.

Il club è nato Italiano, ma ha impresso pagine importanti nella storia del Futebol Brasileiro: 10 volte campione del Brasile, 3 coppe nazionali, due Libertadores. Sontuosi campioni come Djalma Santos, Vavà, Roberto Carlos, Marcos, Rivaldo e Serginho hanno militato e vinto per il Verdaõ, che oggi deve accontentarsi delle vecchie conoscenze del calcio italiano come Luiz Adriano e Felipe Melo, più che sufficienti per portare il club a diventare campione del continente, acquisendo il diritto di sfidare il campione d’Europa Bayern Monaco nella coppa del mondo per club che si giocherà in Qatar.

Mio nonno è stato portato via da un tumore nel 1994, una vita di guerre, viaggi e sacrifici ha visto la fine già tanti anni fa. Il mio ricordo di lui si ferma all’infanzia, mentre a mia nonna, nonostante la salute mentale ormai precaria, ancora brillano gli occhi quando nomino il Palmeiras. Ricorda anche lei la gioventù, quelle domeniche assolate, la folla esultante, lo stadio gremito. È stata una storia popolare. È stata una storia italiana. Mio nonno è da qualche parte contento, a godersi le due Libertadores conquistate dopo la sua dipartita. Oggi più che mai…Avanti Palestra! 💚