Il rifiuto di pensarci

Il rifiuto di pensarci

Il tema del rifiuto è un argomento abbastanza vasto da poter recuperare tutti gli articoli che, in queste settimane di pausa, Scarpesciuote non ha prodotto; d’altra parte è stata una pausa funzionale per tutti gli autori, nel senso che intanto abbiamo funzionato in altri ambiti.

Con buona pace del Padrino di Coppola, non c’è nulla impossibile da rifiutare, dal bis ai pranzi e alle cene, al beneficiare dei propri diritti (e tra poco si dovrebbe andare a votare) alle proposte più o meno irrifiutabili. D’altra parte, rifiuto è dire no! Ma se chiedessi al lettore di rifiutarsi di pensare ai cavalli bianchi, a cosa starebbe pensando nell’immediato istante precedente al suo rifiuto?

L’operazione mentale di rifiutarsi è al tempo stesso una delle prime cose che la mente umana impara a fare e, proprio per questo, l’architrave della mente e dunque un qualcosa che con gli anni che passano diventa sempre più complesso e difficile mettere in pratica facendolo passare dalle parole (o meglio dai pensieri) ai fatti.

Partendo dall’opposto del rifiuto, quando acconsentiamo a qualcosa e diciamo di sì a chi ci propone o ci chiede qualcosa, la nostra mente “fa sua” quella cosa e, in un certo senso, la ingloba in tutto ciò che c’è già presente al suo interno. Nella preistoria mentale di ogni persona, infatti, acconsentire significava porre all’interno di sé suoni, immagini e sensazioni di varia natura; questa operazione viene definita ‘introiezione’ e forma quel magma mentale da cui deriveranno le varie funzioni psichiche. Tra la miriade di esperienze che un neonato fa, ci sono anche quelle spiacevoli ovviamente; anche il migliore dei genitori non può evitare al proprio figlio un ginocchio sbucciato o la presa in giro di un compagno di scuola. Le cose brutte, però, sono proprio quelle che ci si rifiuta di vivere nuovamente. Questo pone la mente nella condizione di dover “difendere” il neonato e per questo, acanto all’introiezione, nascono nuovi meccanismi mentali che, senza entrare nei particolari, costituiscono i mille modi che una persona ha per rifiutarsi di dire o fare qualcosa.

Il rifiuto, in sostanza, è alla base del pensiero. C’è solo una cosa che è impossibile da rifiutare: pensare. Ciò perché prima di rifiutare qualcosa, devi prima capire cosa stai rifiutando.

La “minoranza” di chi mangia le patatine fritte senza sale

La “minoranza” di chi mangia le patatine fritte senza sale

Tutti noi facciamo parte di una minoranza. Anche quelli che sbraitano slogan imbecilli in salotti televisivi più vecchi di mia nonna che almeno sa cucire maledetti maglioni che graffiano la pelle. Il problema è che non lo accettiamo, spesso addirittura lo ignoriamo.

Parlo di me, ad esempio. L’altro ieri, mentre pranzavo, mi sono accorto che sono tra i pochi a preferire le patate fritte senza il sale. E non sottovalutate l’impatto che ha avuto questa mia preferenza nella società odierna. Non sono stati pochi gli sfottò ricevuti da parte di chi, anche inconsapevolmente, affermava la sua maggiore intelligenza rispetto alla mia: «Le patatine vanno salate, non esiste alternativa». Ed invece no. Esiste sempre l’alternativa nella vita, anzi la diversità. Che non è un male e nemmeno una brutta parola, anche se in questi giorni tutte le parole sembrano sbagliate quando alziamo gli occhi dal nostro telefono e ci accorgiamo che c’è chi ama diversamente da noi, chi ascolta Gigi D’Alessio mentre io nelle cuffie Gazzelle e Calcutta, chi per andare a correre preferisce indossare un jeans e ‘sti cazzi se per noi è sbagliato.

Però, salvando la libertà di pensiero, c’è anche chi deve romperti per forza i coglioni. Come ad esempio quel mio zio che insiste che devo mangiare la pasta col sugo “perché la mangiano tutti” e non capisce che un giorno di questi gli farò fare la stessa fine del bambino in “Matilde sei mitica”, quello che scoppia di torta al cioccolato. Io credo che fin quando non limito la libertà altrui, il prossimo può fare ciò che vuole. Tutto qua. Sarò stato banale, ma è la risposta che avrei utilizzato anche per confutare la tesi della nota coppia formata da tali Pio e Amedeo. Utilizzare il termine “frocio” è sempre sbagliato, al di là del contesto: è una parola che limita la libertà del nostro prossimo. È non basta riderne sopra, anche se purtroppo scaturisce più risate dei loro film.

Io non riuscivo a ridere quando mi insultavano perché troppo grasso o troppo magro oppure perché scrivevo le poesie mentre bisogna esclusivamente scopare. Io che ho fatto parte di tante minoranze – tifo Benevento ad Avellino – penso che nessuno ha il diritto di romperti il cazzo se per te il cielo non è la casa di Dio ma il mare post sbronza.

La cartolina

La cartolina

Il coraggio dell’Italia sta tutto in un manifesto in pieno centro
Strappato
Ma ancora leggibile
Siamo contro le discriminazioni!
Ma non troppo
Urliamolo!
Ma a voce non troppo alta
Il DDL Zan è fermo in Senato
Viola la libertà di espressione, sostengono a destra
Il coraggio dell’Italia sta tutto in un manifesto
Se non lo strappi,
sei complice
DDL Coraggio
Irpinia 2021

Abbecedario di provincia: lettera N

Abbecedario di provincia: lettera N

Magari con una birra che sgocciola sul mento a voler respirare le cose che non torneranno più. E pensi che in fondo le persone che non rincontrerai più hanno portato con sé emozioni uniche. E quindi un brindisi a te Rosanna, che io quell’ingenuità e quel coraggio di non pensare troppo a domani le ho smarrite arrivato ad un certo punto. È nostalgia, Rosanna, non farci troppo caso.

E mentre il vento di questa stupida e malinconica città mi sfiora le pupille, quasi come a voler farmi scendere qualche lacrima, dedico un altro brindisi a Giovanni. La mia e la tua di strada si son divise, forse quando ci siamo resi conto che né io né tu avremmo potuto darci altro che un’amicizia da ricordare ma non da vivere per sempre. E dietro a questi eventi non è che ci sia una spiegazione oppure un motivo specifico (anche se il tuo tifare Max Biaggi, vabbè lasciamo stare), è soltanto che deve accadere, tipo pensare per un momento di essere fascisti. Cioè almeno una volta nella vita devi assaporare la strana sensazione di incontrare per strada e soltanto salutare una persona che fino a qualche anno prima era l’altra metà della tua libertà giovanile. Che meraviglia, però, la nostalgia di un’amicizia perduta.


La birra si sta svuotando con una certa velocità, forse è il caso di ammirare qualche stella e ritornare a letto. Magari accendere un po’ la tv e stramaledire la spazzatura a cui ci hanno abituato (e noi siamo complici, non dimentichiamolo). Eppure mi sento vivo a raccogliere tutte le briciole di emozioni che ho smarrito per strada, quasi come se avessi voluto concedermi la possibilità, un giorno, di ripercorrere tutta la strada e capire perché a volte ci si ritrova a cavalcioni sulla propria vita con una birra scadente in mano. E in questo passeggiata a ritroso, che io chiamo nostalgia, non posso esimermi dal concedere un brindisi ai miei 21 anni, quando gli occhi erano un bel po’ più aperti, e c’erano sogni da coltivare, l’amore da rincorrere ovunque e comunque, e macchine da guidare durante la notte, e sigarette da fumare fino all’alba perché le cose da raccontarle erano troppe per essere liquidate soltanto in una serata. E ti direi, ora, che non tutto è andato per il verso giusto, ma possiamo perdonarci.


E guardando quei due fessi tenersi la mano e giurarsi amore eterno (manco Andreotti ha vinto questa sfida), sul mio viso si disegna un sorriso amaro quanto questo Natale. È il momento di dedicare la nostalgia più felice a chi, un giorno, ha deciso di scavalcare questo mondo malandato e tuffarsi a pesce nell’altro mare, quello che forse è riservato ai più bravi e ai più cattivi, come mi suggerì Claudia durante un’interrogazione al catechismo (fetenti i sacerdoti professori, quasi come se fossero Goku trasformati in Super Sayan). Con te non sarebbe cambiato molto, però sarebbe stato bello ascoltare i virologi annunciare in tv cielo rossi di sangue e unicorni assetati di sangue, raccontarti i miei errori e ascoltare i tuoi dubbi e mandarci a fanculo perché la libertà di pensiero presuppone un bel vaffanculo e abbracciarsi quando la vita è difficile o eccessivamente bella e sentirsi l’uno affianco all’altro nonostante tutto.


La parola della settimana è nostalgia, il sentimento che ogni giorno mi ricorda che oggi sarà diverso da ieri, purtroppo o per fortuna. E mentre sciogliamo questo dubbio, facciamo cose.

Canzone che consiglio: Roberto Vecchioni- Mi manchi