Punkonsigli per l’estate

Punkonsigli per l’estate

È arrivata l’estate e anche Punksophia va in vacanza. Per non lasciarvi soli abbiamo pensato a una serie di libri da portare sotto l’ombrellone per continuare a viaggiate attraverso la storia della filosofia con spensieratezza e leggerezza. Buona lettura!

Giancristiano Desiderio, Essere e gioco. Da Platone a Pelé. Il senso del calcio e della condizione umana, Ultra 2018.

Il calcio è stato uno degli argomenti più trattati in Punksophia. Il calcio è lo sport più popolare di tutti e più di ogni altro riesce a spiegare la vita in ogni suo particolare. Più di ogni altra cosa, il calcio si basa su due principi fondamentali: controllo della palla e metterla in gioco. Per la vita vale lo stesso: piena consapevolezza di sé e abbandono, nel senso di “giocare la vita”. Il libro è un grandioso viaggio attraverso i più grandi interpreti della storia del calcio e della filosofia. L’autore spiega le idee di Platone attraverso Pelé, Maradona con la logica poetica di Vico, il cucchiaio di Totti con la Metafisica di Aristotele e tanto altro. Per gli amanti del calcio è una lettura da non perdere.

Tommaso Ariemma, La filosofia spiegata con le serie tv, Mondadori 2017

Tommaso Ariemma è uno degli esponenti di spicco della filosofia pop italiana. Attraverso il suo bellissimo libretto rosso riesce a collegare i grandi filosofi del passato alle più importanti serie tv del momento. È così che troviamo Kant sull’isola di Lost, Parmenide nelle indagini di True Detective, Platone attraverso lo specchio di Black Mirror. La filosofia spiegata con le serie tv è un ottimo modo per avvicinare i più giovani alla storia della filosofia e ai suoi più grandi temi.

Richard Osbourne, Storia della filosofia a fumetti (Illustrazioni di Ralph Edney), Editori Riuniti 2007

Scordatevi i noiosi manuali di scuola. Richard Osbourne abbandona il classico modo (e un po’ noioso) di esposizione tipico dei libri scolastici per affrontare in maniera semplice, ma non per questo banale, una materia che può essere difficile ma assolutamente fondamentale. Il libro, accompagnato dai fantastici disegni di Ralph Edney, ripercorre i 2.500 anni della storia della filosofia occidentale, dai greci fino agli sviluppi contemporanei. L’autore colloca questo sviluppo in contesto più ampio in cui vengono trattati anche temi di scienza, letteratura, economia. In questo quadro, tutte le discipline sono collegate tra loro all’interno della storia della cultura umana.

Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia, TEA 2017

Terminiamo questa guida con un romanzo. Un giorno Sofia Amudsen trova nella sua cassetta della posta delle strane lettere attraverso le quali viene introdotta a uno speciale di corso di filosofia. Il suo professore è un filosofo eccentrico di nome Alberto Knox. Man mano sopraggiunge un mistero legato ad una ragazzina di nome Hilde, la quale sembra avere molto in comune con Sofia. Il romanzo di Gaarder non è solo un giallo avvincente ma è anche un appassionante viaggio da intraprendere con Platone, Cartesio, Kant e tutti gli altri grandi filosofi della storia.

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma

Nell’ottobre del 2019 veniva pubblicato l’ultimo album di Franco Battiato, Torneremo ancora, una raccolta delle più belle canzoni del maestro, registrate di nuovo con l’accompagnamento della Royal Philarmonic Orchestra di Londra. Solo la traccia d’apertura è inedita, Torneremo ancora, la quale dà anche il titolo all’album. Si tratta di un branco scritto assieme all’artista Juri Camisasca e avvolge l’ascoltatore in un’atmosfera mistica e spirituale, tipica dei testi del cantautore siciliano.

Di seguito il testo completo:

Un suono discende da molto lontano
Assenza di tempo e di spazio
Nulla si crea, tutto si trasforma
La luce sta nell’essere luminosi
Irraggia il cosmo intero
Cittadini del mondo
Cercano una terra senza confine
La vita non finisce
È come il sogno
La nascita è come il risveglio
Finché non saremo liberi
Torneremo ancora
Ancora e ancora
Lo sai
Che il sogno è realtà
E un mondo inviolato
Ci aspetta da sempre
I migranti di Ganden
In corpi di luce
Su pianeti invisibili
Molte sono le vie
Ma una sola
Quella che conduce alla verità
Finché non saremo liberi
Torneremo ancora
Ancora e ancora.

I riferimenti filosofici sono lampanti. In particolare, i versi “nulla si crea, tutto si trasforma” e “torneremo ancora e ancora”, sono un chiaro riferimento alla filosofia greca dei fisici pluralisti, la quale può essere riassunta nel concetto “Nulla viene dal nulla”. Per questi filosofi nessuna cosa può venire a esistere dove prima non c’era niente. L’unione e la disunione di determinati elementi preesistenti determinano la nascita e la morte delle cose. Si tratta però di una nascita e di una morte apparante dal momento che le cose non si creano e non si distruggono, ma soltanto si trasformano. I più importanti filosofi pluralisti sono Empedocle, Anassagora e Democrito.

Empedocle afferma che le cose sono composte dalle cosiddette quattro radici, il fuoco, l’acqua, la terra e l’aria. Dall’unione delle quattro radici avviene la nascita delle cose, mentre dalla loro disunione avviene la morte ma nulla va perduto: tutto resta, seppur disgregato. A dar vita al processo di unione e disunione delle radici sono due forze contrapposte: 1) l’Amore o l’Amicizia, forza che aggrega le radici; 2) l’Odio o la Discordia, forza che le divide. Le due forze, alternandosi e scontrandosi, agiscono in un eterno ritorno dei diversi cicli cosmici. Questi ultimi sono quattro e si differenziano a seconda della forza dominatrice: 1) la prima fase è quella dello Sfero in cui domina l’Amore e tutti gli elementi sono uniti in perfetta armonia tra di loro in un tutto omogeneo. Nella fase dello Sfero non c’è vita; 2) l’unione perfetta dello Sfero viene rotta dall’azione dell’Odio. Dal conflitto di Amore e Odio nasce il mondo attuale. L’azione dell’Odio non è distruttiva, piuttosto genera la vita e tutto ciò che c’è nel mondo; 3) continuando la sua azione, L’Odio prevale sull’Amore dando origine al caos e alla disgregazione di tutte le cose; 4) grazie a un nuovo intervento dell’Amore e a una nuova contesa con l’Odio si torna alla situazione intermedia in cui abbiamo il mondo attuale poi ancora lo Sfero dove ricomincia un altro ciclo e tutte le fasi si ripetono eternamente.

Anche Anassogora, come Empedocle, sostiene che nulla nasce e nulla muore. La nascita e la morte sono dovute alla separazione di particelle piccolissime chiamate semi, le quali aggregandosi generano le cose dandogli la nascita e disgregandosi gli danno la morte. Tutto è composto da questi semi e niente perisce in modo definitivo poiché i semi, seppur disgregandosi, restano eterni. Esistono semi per ogni sostanza materiale che è al mondo. Tuttavia, una cosa non è composta dei soli semi della sua stessa sostanza. Un ente contiene al suo interno piccole quantità di semi di altre sostanze. Per tale motivo Anassagora afferma che tutto è in tutto, cioè ogni cosa contiene i semi di tutte le cose. I semi poi possono essere aggregati e disgregati all’infinito. Il processo di aggregazione avviene per opera di una mente superiore divina, il Nous. Essa ha operato dapprima all’interno del caos indistinto dei semi causando le prime separazioni: caldo-freddo, luce-oscurità e successivamente tutte le altre cose.

In ultima analisi, l’apporto fondamentale di Democrito alla filosofia occidentale è la concezione di atomismo. Principi di tutte le cose sono gli atomi, particelle letteralmente indivisibili. Essi riempiono la natura e costituiscono la materia. Ma in che modo lo fanno? A differenza di quanto affermava Anassagora, per Democrito gli atomi non si aggregano a causa di una mente divina ma lo fanno in maniera totalmente meccanica. Tale aggregazione avviene allora per via del movimento spontaneo degli atomi, che si spostano in tutte le direzioni. Il movimento avviene nel vuoto poiché, senza tale vuoto, gli atomi non potrebbero muoversi. Democrito allora è il primo rappresentante del materialismo, concezione che vede nella materia l’unica sostanza e l’unica causa delle cose e del meccanicismo, il quale spiega i fenomeni del mondo naturale attraverso le sole leggi della natura, escludendo qualsiasi finalismo o apporto della divinità.

Noi siamo sicuri che ogni volta che ascolteremo Radio Varsavia o Radio Tirana in cerca di un nostro centro di gravità permanente, il maestro Battiato vivrà ancora e ancora.

Il mito della caverna e The Truman show

Il mito della caverna e The Truman show

Se Platone fosse vissuto oggi, molto probabilmente avrebbe fatto lo sceneggiatore e avrebbe vinto pure qualche Oscar. I suoi scritti non sono dei trattati filosofici ma dei veri e propri dialoghi in cui due o più personaggi discutono di vari argomenti come la giustizia, la virtù o l’amore. Scopo dei dialoghi è quello della ricerca della verità. Solo attraverso un approfondito scambio di idee e opinioni è possibile raggiungere una verità comune e condivisa da tutti i partecipanti della discussione. Platone non ha fatto altro che mettere per iscritto il metodo d’indagine del proprio maestro, Socrate, che vedeva appunto nella ricerca comune e nel dialogo l’essenza stessa della filosofia. Ma non è tutto. Il filosofo di Atene ci ha regalato alcune delle rappresentazioni allegoriche più iconiche della storia della cultura occidentale. Queste rappresentazioni sono i miti ovvero dei racconti simbolici che servivano a spiegare argomenti piuttosto difficili da comprendere. Alcuni di questi miti, oggi, sono stati ripresi e adattati in diversi contesti, come la letteratura e il cinema. È così che ritroviamo il mito dell’anello di Gige, raccontato nella Repubblica, ne Il signore degli anelli. Il mito racconta di un pastore della Lidia, Gige, il quale ritrova un anello che lo rende invisibile. Egli quindi, indossando il magico artefatto, uccide il re e diventa sovrano della Lidia. E come non pensare al recente film della Disney Pixar, Soul, di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo, nel quale viene riproposto il mito di Er.

Sicuramente però, il mito più famoso che Platone ci ha lasciato è quello della caverna, anch’esso presente nella Repubblica. Diversi film hanno ripreso le dinamiche dell’allegoria platonica, tra i più famosi possiamo ritrovare Matrix e The Truman Show, di cui parleremo a breve. Prima di parlare del film, analizziamo nel dettaglio il mito della caverna.

IL MITO DELLA CAVERNA

Platone immagina che in una caverna vi siano degli uomini incatenati, costretti a guardare solo verso il muro che hanno davanti, dove si riflettono ombre di statuette. Dietro questi uomini ce ne sono altri, nascosti da un altro muro, che muovono le statuette le cui ombre vengono proiettate sul muro di fronte i prigionieri grazie all’ardere di un fuoco. Essi scambiano queste ombre per la realtà dato che non conoscono il mondo esterno. Se uno di loro riuscisse a liberarsi vedrebbe l’intero meccanismo che ha scambiato per la realtà. E se riuscisse ad uscir fuori dalla caverna, sarebbe accecato dalla luce del sole poiché non ne sosterrebbe la forza. Egli dovrebbe dapprima abituarsi a guardare le ombre degli oggetti, poi le loro immagini riflesse nell’acqua e in seguito le cose stesse e solo alla fine riuscirebbe a contemplare gli astri e il sole. Solo allora si accorgerebbe che il sole governa tutte le cose del mondo sensibile e che da esso dipendono tutte le cose che lui e i suoi compagni nella caverna.

Il simbolismo del mito, nella sua semplicità, è molto chiaro. Il mondo rappresenta il mondo sensibile nel quale viviamo; le catene rappresentano l’ignoranza che ci inchioda a questa vita; le ombre le credenze fasulle; lo scioglimento delle catene rappresenta la scelta di intraprendere la strada della filosofia; il mondo esterno la vera conoscenza. La conoscenza delle cose sensibili è come quella degli schiavi: falsa. Se lo schiavo che si era liberato torna nella caverna, i suoi occhi saranno offuscati dall’oscurità, non saprà discernere le ombre e i suoi ex compagni non crederebbero alle sue storie riguardanti il mondo esterno. Perciò egli sarà deriso e disprezzato dagli schiavi, i quali attribuiranno i massimi onori a colui il quale saprà vedere massimamente le ombre. Ma ormai l’ex schiavo, ormai diventato filosofo, sa che la vera realtà è fuori dalla caverna e che la vera conoscenza non è quella delle ombre. Il mito ci insegna quindi che l’uomo deve volgere le proprie considerazioni non verso il mondo sensibile ma verso la vera realtà, la quale per Platone è rappresentata dal mondo delle idee, delle quali l’idea del Bene (nel racconto, il sole) è la più importante.

THE TRUMAN SHOW

The Truman Show, film del 1998, ricalca quasi alla lettera il mito platonico. Il protagonista è Truman, interpretato da Jim Carrey, il quale sembra vivere una vita apparentemente perfetta nella tranquilla cittadina di Seaheaven. Una moglie bellissima, un buon lavoro, un grande amico e tutti gli vogliono bene. Truman non sa però di far parte del più grande reality show mai esistito, di cui egli stesso è il protagonista. Tutti, moglie, amici e colleghi sono attori; l’ufficio e la sua casa sono oggetti di una gigantesca scenografia. La sua intera vita non è altro che una finzione, la quale si svolge all’interno di un set televisivo. All’improvviso, il nostro protagonista si accorge che qualcosa non va. A causa di alcuni errori tecnici durante le riprese Truman prende coscienza di essere intrappolato all’interno di una prigione e decide di scappare. Con la sua barca vela arriva letteralmente ai confini estremi del suo mondo. Giunto all’orizzonte ultimo, il Dio del suo universo, il regista dello show, Christof, cerca di persuaderlo a non abbandonare il mondo che aveva creato per lui. Gli spiega che il mondo esterno non è migliore di quello che lui ha creato e che sarebbe al sicuro rimanendo a Seaheaven. C’è una frase che da sola riesce a spiegare l’essenza del film e insieme del mito della caverna: «Noi accettiamo la realtà del mondo così come si presenta». Questo è lo stato che caratterizza i non filosofi, gli schiavi che vivono incatenati all’interno della caverna. Essi, pur essendo costretti a guardare le ombre sul muro, si accontentano della loro condizione, non andando mai oltre le apparenze. Anche Truman ha vissuto una condizione simile ma ad un certo punto è diventato filosofo: egli spezza le catene della falsità e si avventura in un mondo sconosciuto ma vero. A differenza del filosofo platonico non farà più ritorno all’interno della caverna, congedandosi, con un inchino con la sua frase più iconica: «Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte».

Note cartonate

Note cartonate

Questa settimana parliamo di tempo, un termine che può essere accompagnato da diversi aggettivi. A volte lo consideriamo affascinante, altre lo troviamo parassitario.
Il tempo è un blues, malinconico e lento. Il tempo è un blues suonato in un locale americano, con luce soffusa e mozziconi di sigarette sparse qua e là, dove i musicisti aspettano, speranzosi, di incontrare un addetto ai lavori che possa cambiare per sempre la loro carriera. Anche oggi, un presente in cui il nostro discografico pronto a cambiare il nostro futuro è la libertà.
La speranza è che il tempo possa divenire nuovamente una sensazione gradevole, un delinearsi ordinario degli eventi e in tal senso, possiamo sperare che il tempo ritorni a somigliare ad un bel pezzo pop con la sua orecchiabilità e la sua linearità capace di renderlo gradevole ai tanti.
Un’orecchiabilità che ci riporta alla mente il pezzo di Max Pezzali “Il mio secondo tempo”, dove l’artista lombardo racconta di una seconda opportunità nella vita, di una rinascita e di un tempo nuovo. Così il tempo si trasforma in un fattore interstiziale, tra il vero ed il mistico.
«Perché io un po’ mi sento come all’inizio dello show
Perché è il mio secondo tempo e io voglio godermelo
Perché io, spero tanto che sia splendido».

Football rock

Football rock

Il calcio e la musica. Due mondi così lontani, mossi da diversi istinti, celebrati da diversi crismi e sacramenti, da una parte la pura competizione, dall’altra l’onesta ed essenziale voglia di trasmettere sensazioni. Eppure, in diversi casi, le strade del pallone e quelle del rock si sono incrociate regalandoci delle epopee memorabili, rendendo ancora più iconiche alcune band, legandole indissolubilmente a dei colori e ad un territorio.

Intraprendendo questo breve itinerario ci sentiamo di escludere (ma neanche del tutto) gli Stati Uniti d’America per ragione culturali: il soccer non ha mai del tutto fatto breccia nel cuore degli statunitensi, seppur abbia compiuto passi da gigante.

Ancora poca cosa, però, per far sì da farci ricordare qualche mito del mondo della musica legato a quello del pallone. La Gran Bretagna si presta molto meglio per questioni di tradizione sia sportiva che musicale. Le due, fin dagli anni ’70 cominceranno a convivere più o meno pacificamente.

Impossibile non menzionare i Cockney Rejects, i “reietti” provenienti dal quartiere portuale di West Ham, gruppo punk estremo, figlio del rigurgito popolare avutosi in reazione alle politiche ultra-liberiste e classiste di Margaret Thatcher. Autori del famoso inno della squadra londinese “I’m forever blowing bubbles“, un ritornello scanzonato che esprime l’esistenza media tormentata dei tifosi di quelle latitudini:

“I’m forever blowing bubbles,
Pretty bubbles in the air,
They fly so high, nearly reach the sky,
Then like my dreams they fade and die.
Fortune’s always hiding,
I’ve looked everywhere,
I’m forever blowing bubbles,
Pretty bubbles in the air…”

I Cockney Rejects si esibiranno spesso per il popolo violet&blue, non tradendo mai la loro fama brutale di picchiatori (oltre a suonare erano anche parte della temutissima Inner City Firm, il gruppo hooligan del West Ham). Celebre divenne un loro concerto presso Birmingham, città dei rivali del Birmingham City. Come prevedibile, il tutto si tramutò in una mega rissa degna di un film di Danny Boyle.

Molti artisti britannici conciliano il loro operato con una sana e dichiarata passione calcistica maturata nel corso della giovinezza, oggi come allora. Paradigmatici gli esempi di Rod Stewart, devotissimo ai Celtic di Glasgow, Steve Harris, bassista degli Iron Maiden, tifoso accanito sempre del West Ham. Ultimamente sono venuto a conoscenza della fede di uno dei miti della mia infanzia, Robert Smith. Il front-man dei Cure ha sempre celato un debole per il Queens Park Rangers, squadra della sua infanzia, mentre Sergio Pizzorno, chitarrista dei Kasabian non ha mai nascosto il suo amore per il Leicester e per il Genoa, squadra tifata da suo nonno italiano. Nel ricordo dei fan della band vi è ancora il concerto tenuto per festeggiare la fantasmagorica Premier League vinta qualche anno fa.

Come non citare i fratelli Gallagher? Il successo planetario degli Oasis ha addirittura fatto da volano per la popolarità della loro squadra del cuore, il Manchester City, che negli anni 90 era ben lontana dalle vette toccate oggi grazie alla pioggia di petroldollari abbattutasi su di essa. Lo spirito working class della band di Manchester trasuda fede calcistica ciecamente riposta nella squadra che, all’epoca, rappresentava senza alcun dubbio il lato meno fortunato della città, costretta a bazzicare le serie minori, a differenza dello United di Ferguson che dominava in Inghilterra e nel mondo.

“In studio con i ragazzi c’era sempre il calcio” ha esclamato il produttore Owen Morris nel celebre documentario “Supersonic” che ricalca la carriera della band che ha segnato più di tutte gli anni 90. In un pausa dalle intense sessioni di registrazione del loro capolavoro, “What’s the story…morning glory?”, I cinque sono incollati allo schermo per assistere all’ultima giornata di Premier, dove la sorpresa Blackburn Rovers vinse il campionato a spese proprio dello United. Nel salotto degli studi di Rockfield scoppia un pandemonio…con il chitarrista Bonehead (unico membro del gruppo tifoso dei Red devils) vittima di sfottò e di un attacco con un estintore…

Uomini veri per musica vera con fedi calcistiche vere. Ad oggi molti personaggi dello showbiz vengono ritratti con indosso delle maglie di calcio, dove per pubblicità vengono raccontate storie alquanto improbabili. Non ce ne vorrà il mondo se, alla vista di Rihanna con una maglia della Juve, dovessimo ricollegare il tutto più all’ufficio marketing della Vecchia Signora che alla vera, genuina, sacra passione che tutti noi (rock star comprese) nutriamo per lo sport più bello del mondo.